Quelli che restano

Lettera aperta ai Parlamentari del Movimento 5Stelle tuttora “prigionieri politici” di Beppe Grillo.

blog 2La cultura del vostro partito, impropriamente detto Movimento, ha il suo sussidiario nel blog di Beppe Grillo, anche se sembra che siate voi a essere sussidiari a Grillo. Sul sacro blog, non passa giorno che il Beppe furioso non ricorra all’uso dei peggiori stereotipi personali per postare un’invettiva, una derisione, un attacco, una scomunica a chi osa criticare la ‘sua’ (nel senso di proprietà) creatura stellata o, peggio ancora, le sue performance pubbliche. Da sempre, l’argomentazione politica è latitante e l’insulto è la ragione sociale della casa. E quando qualcuno di voi ne dissente o ne prende le distanze, prima è condannato e poi processato.
Del blog, molti di voi ne hanno fatto una bibbia, al punto tale che seguono le indicazioni del duo Piergiuseppe&Gianroberto senza interpellare neuroni e sinapsi. Tant’è che avete assistito con ignavia all’epurazione di alcuni senatori, rei di aver eccepito sul comportamento che Grillo ha tenuto nel confronto con Renzi. E, come una eco, avete aperto bocca solo per definirli zavorra e parassiti. Eppure, la rete si era espressa in favore delle consultazioni. Ma Grillo ha rifiutato il dialogo. Quindi, è come non ci fosse andato. Allora, chi ha tradito il mandato degli iscritti, Grillo o chi gli ha fatto notare di aver disatteso le indicazioni pervenute sul blog? Il medesimo atteggiamento lo avete assunto anche nei confronti di altri vostri colleghi che hanno deciso di lasciare per protesta.
E, per favore, smettetela con la volgarità di tradurre il dissenso con la cupidigia. Esiste anche la dignità di chi ha deciso di poter nominare il nome di Grillo invano. E se non lo comprendete, allora vien da dirvi che più che un Movimento politico sembrate il Tempio del Popolo del reverendo Jones.

grillo biliosoVi siete presentati al Paese come dei novelli Gandhi in dissonanza con quella specie di Gabibbo borioso e bilioso che chiamate con leziosaggine “Beppe”, ma in quei panni non siete stati capaci di resistere che poche settimane per poi diventare grillini più grillini di lui. Prima siete saliti sui tetti di Montecitorio come disoccupati disperati e quando ne siete discesi avete preso a scorribbandare per stanze e corridoi a insultare, minacciare, interrompere e bloccare. Se poi uno sconsiderato assesta un ceffone a uno di voi, ecco il violento da mettere alla gogna. Giusto! Un ceffone è violenza allo stato puro, ma, senza nulla togliere, non è che le vostre parole, i vostri tweet e i vostri post siano carinerie. Diciamolo. Allora, biasimo per Dambruoso e biasimo per i vostri osceni gesti e scurrili parole scritte e pronunciate.

Ora, io capisco che da quando sedete nelle Aule parlamentari non essendo riusciti a tradurre gli slogan in azioni politiche, rischiate di essere marginalizzati. Non siete stati capaci di influire sull’elezione del Presidente della Repubblica, né sulla formazione dei Governi Letta e Renzi, vi tenete lontani dal processo di riforme istituzionali e rifiutate qualsiasi dialogo sulla legge elettorale. E si sa, quando ci si sente inutili la frustrazione monta cocente. Cosa c’è di meglio, quindi, che dare sfogo alla propria insoddisfazione usando gli stessi metodi tanto cari e predicati quotidianamente dal sor Cipolla da Genova?

Voi però sostenete di aver presentato numerosi disegni di legge ed emendamenti mai accolti e nemmeno presi in considerazione. Ma in politica l’evangelico ‘chiedete e vi sarà dato’ non vale. La politica è fatta di dialogo, accordo, indietreggiamenti e passi avanti, ma soprattutto di idee chiare da manifestare e sottoporre agli altri. La politica è fatta di riunioni e sedute, ma anche di chiacchiere scambiate in un corridoio o alla buvette. E tante volte è proprio in questi contesti informali che nascono condivisioni e alleanze utili ad approvare provvedimenti importanti. Pretendere che la maggioranza debba accogliere tutto quello che proponete è arroganza smisurata. In Parlamento ognuno ha la propria idea di società e si adopera per far passare le misure che ritiene migliori. Se voi non avete i numeri e vi ostinate a rimanere sordi, gli zombi siete voi. La presenza di altre culture politiche e il confronto con gli altri si chiama pluralismo. Ed è il pluralismo la linfa della democrazia, quel “luogo” dove si discute, si dissente, si vota e poi si accetta quanto deciso dalla maggioranza. Il tutto, nel rispetto dell’avversario, delle sue ragioni e della sua persona. Sarà anche didascalico ribadirlo, ma nel vostro caso non è vano.
commissione 1Le Istituzioni democratiche sono fatte così. E una volta dentro, se ne accettano regole e regolamenti. Soprattutto se si preferisce essere chiamati “cittadini” piuttosto che deputati. Perché la cittadinanza presume rispetto nella convivenza. E voi tutto avete dimostrato meno che questo. La parola “cittadino” deriva da ‘civis’, civiltà, che nell’accezione comune è sinonimo di progresso in opposizione a barbarie, per indicare da un lato l’insieme delle conquiste dell’uomo sulla natura, dall’altro un certo grado di perfezione nell’ordinamento sociale, nelle istituzioni, in tutto ciò che, nella vita di un popolo o di una società, è suscettibile di miglioramento (dal dizionario Treccani).
C’è questo nel comportamento di molti di voi parlamentari? C’è questo nel linguaggio di Grillo, mentore e comandante in capo del Movimento-fatto-partito-alla-pari-di-una-setta? C’è questo nei confronti di chi dissente, obietta, disapprova? Assolutamente no! La risposta è «Alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!» Sor Cipolla, appunto.
E, per favore, non ditemi che Grillo è una cosa e voi un’altra. A questa favola non credono nemmeno i bambini scemi. Se tra voi c’è ancora qualcuno voglioso di cambiare le cose e contrario a qualsiasi forma di violenza verbale e fisica, allora che prenda le distanze da quel manipolo di sbandati senza arte né parte che si sono trovati in Parlamento senza un come e senza un perché. Si riappropri anche lui della libertà di pensiero e parola, così come hanno fatto i vostri colleghi defenestrati.
apriscatoleNé si può pensare che una volta entrati nelle Istituzioni pieni di entusiasmo e testosterone da vendere, queste si possono rivoltare come un pedalino da un giorno all’altro. È demenziale, quando non folle. E se qualcuno ha creduto che basta varcarne la soglia per aprirle come si fa con una scatoletta di sardine è un illuso. Per altro, voi state dimostrando di non saperlo neanche usare l’apriscatole. Perciò vi arrabbiate. E dalla rabbia alla violenza il passo è breve.
Diciamolo, la vostra attività fino ad oggi si è espressa solo nell’abbattimento di qualcuno o qualcosa interno o esterno alla vostra confraternita. Gioite per l’affossamento di una legge, cercate di impedirne l’approvazione, spingete alle dimissioni, presentate mozioni di sfiducia e mai, dico mai, vi accreditate come i costruttori di qualcosa di utile al Paese. Ecco da dove nasce la vostra frustrazione. Viene da pensare che non essendo riusciti ad aprirla quella scatola, ora la volete distruggere.

disordini cameraQuello di opporsi con ogni mezzo consentito da leggi e regolamenti è un sacrosanto diritto. Ma non potete pretendere di bloccare l’approvazione di una legge con l’ostruzionismo parlamentare, altrimenti è la minoranza a stabilire cosa fare e cosa non fare. L’ostruzionismo serve a dare visibilità a chi si oppone e a spiegare al Paese i punti di dissenso, non a parlare di cosa mangio e come mi vesto. Alla fine, tagliola o no, si vota e si accettano le risoluzioni della maggioranza. È la democrazia, bellezza!
Per non dire poi delle ingiurie al Capo dello Stato, al Presidente della Camera, al Premier uscente ed entrante, al ricorso a triviali gesti ed espressioni sessiste in contesti istituzionali.
Per converso, non accettate la pur minima censura al vostro scellerato modo di fare, perché la considerate un attacco alla vostra libertà di espressione, una limitazione alla vostra azione politica e parlamentare. In fondo, è la strategia di comunicazione di Beppe Grillo che, dopo aver dichiarato guerra alle Istituzioni, vi ha sguinzagliato all’attacco del nemico. I puri contro gli infedeli.

Un avversario dà un ceffone a una di voi? È un violento.
Uno di voi accusa alcune deputate di essere entrate in Parlamento grazie a specifiche prestazioni sessuali? È un eroe.

Il Presidente di turno vi richiama all’ordine dei lavori? Ostacola la vostra libera espressione.
Di Battista impedisce a Speranza di parlare con in giornalisti? È un’operazione di verità.

Un giornalista critica il vostro operato o fa domande sgradite? È un prezzolato pennivendolo al soldo delle lobby e dei poteri forti.
Un vostro “portavoce” dà del boia al Presidente della Repubblica? È libertà di espressione.

Oltraggiate la Presidente della Camera? È goliardia.
La stessa Presidente vi accusa di essere fuori dalla civiltà politica e istituzionale? Si deve dimettere.

Un vostro parlamentare prende 3000 euro al mese senza far nulla di costruttivo? È un portavoce al servizio dei cittadini.
Gli altri si adoperano per far passare i propri disegni di legge ricorrendo al confronto e al compromesso trasparente? Sono affaristi che brigano per i propri interessi.

Le vostre proposte di legge non vengono votate? È la Casta che difende sé stessa.
Altri partiti presentano proposte di legge in linea con il vostro programma? Non le votate perché con loro non si fanno ammucchiate.

Un parlamentare non grillino assume come assistente un parente? È familismo.
Un parlamentare grillino fa la stessa cosa? Avete bisogno di gente fidata.

Il M5Stelle mette ai voti una proposta sul blog di famiglia e partecipano alla consultazione poche migliaia di utenti? È democrazia diretta.
Il Pd fa le primarie e partecipano tre milioni di persone in carne e ossa? È una farsa.

Grillo infarcisce il suo blog di pubblicità a pagamento e ne intasca i proventi? Nulla da eccepire.
Il Pd fa le primarie e chiede 2 euro di sottoscrizione? Sfrutta la buona fede della gente.

grillo-italianiIn questa tragi-commedia la vostra confraternita ci sguazza incurante dei danni che provoca. Ma da chi è entrato nelle stanze del Palazzo per cambiare l’aria malsana con quella pulita ci si aspetterebbe dell’altro e anche di più. Invece voi siete in perenne campagna elettorale e spettacolarizzate la decadenza delle Istituzioni, anche a costo di portare il Paese al collasso e minare la democrazia.
Vi hanno accusato di essere fascisti, ma siete solo sfascisti. Qualcuno ha detto che Grillo è come Mussolini, ma quello era un tragico dittatore, questo è un guitto che digrigna i denti, e quando urla “ITALIANI!” non fa neanche ridere. Col fascismo, però, avete in comune il manganello: quello era di legno, il vostro è virtuale. Ma fa male ugualmente.

Sarebbe questa la Democrazia 2.0 che avete promesso? Un idealismo dozzinale che non considera la complessità dei problemi? Un vaffanculo a trecentosessanta gradi? Una forma di partecipazione che contrabbanda per suffragio universale un quesito posto sulla rete al quale rispondono solo poche migliaia di iscritti? È sorprendente che ci siano persone disposte ad accettare che con un clic si possa decidere su questioni complesse che richiederebbero ponderazione e processi risolutivi articolati? Non vi passa per la testa che così si disperde il pensiero valoriale della singola persona e si esalta l’intelligenza virtuale?

È ormai chiaro che a Grillo e Casaleggio interessa l’opposizione non il governo. L’obiettivo non è cambiare la struttura della società ma lasciarla esattamente com’è. Il progetto è incanalare la rabbia popolare in temi populisti stando bene attenti a non toccare il mondo degli affari e della finanza. Perciò Grillo traduce tutto in sberleffo e porta questioni importanti a quadri buffeschi. Alle sue performance nelle piazze l’anima povera si sbellica dalle risate e applaude la foga piuttosto che il contenuto. Alle sue chiamate, la rete si scatena in una gara di triviali invettive verso il malcapitato di turno, reo di aver criticato il feudo, il feudatario o la corte di vassalli e valvassori. Ogni tanto c’è qualcuno che ritorna in sé, riflette e si interroga sul tipo di risposte date dai cittadini-parlamentari ai cittadini-elettori. Ma se fa obiezioni si applica la profilassi del Gulag. Ed è fuori dai coglioni (copiright Grillo).

senatori-dissidenti

I senatori espulsi Campanella, Bocchino, Orellana e Battista

Alcuni hanno scelto di andarsene fuori dai… , mentre chi è rimasto dentro i…  continua a manifestare narcisismo e supponenza. Riecheggia i concetti del post quotidiano e non si rende conto di essere solo un birillo, perché la palla ce l’ha in mano Grillo. Non voglio sottoporvi a un’analisi socio-psicologica, ma veramente credete di essere speciali? di avere il diritto di mettere sottosopra le Istituzioni? di dare del “boia” al Presidente di quella stessa Repubblica di cui fate parte? di dileggiare e offendere impunemente chi vi capita a tiro, di fomentare odio, di esprimere giudizi inappellabili? È la consapevolezza dell’irrilevanza a indurvi all’aggressione. Contesto, ergo sum.
Forse chi definisce i vostri comportamenti fascisti esagera, ma è proprio da squadristi che molti di voi si comportano. E quando dite di non conoscere il fascismo e lo squadrismo perché siete giovani, siete anche ridicoli.

Chi vi ha votato non l’ha fatto per un progetto politico. Voi, quel progetto non l’avete mai avuto. La declinazione del vostro programma è grottesco. Chi vi ha scelto era stanco di una classe politica che ha dimostrato di essere buona a nulla e capace di tutto. Chi si è fidato di voi non ne poteva più delle malversazioni dei Fiorito, dei “Trota”, dei Lusi, delle Minetti. Chi ha voluto farsi rappresentare da voi intendeva voltare pagina, ribellarsi alle prepotenze subite, ma non voleva affatto sostituirle con altre sopraffazioni. E più di tutto, non pensava che, una volta nel Palazzo, vi sprangaste in una torre d’avorio per urlare dall’alto solo maleparole. Chi vi ha mandato in Senato, alla Camera, ma anche nei Consigli comunali e regionali, si aspettava un altro modo di governare, onesto ed efficiente, non la paralisi. I vostri elettori volevano affidarsi a un Movimento originale e irreverente nella speranza di assistere a una dimensione nuova dell’amministrazione della Cosa (Res) pubblica (publica), invece, hanno trovato il nichilismo totale. E quando decidete di far qualcosa è caos o goliardia.

Così come vi comportate siete un lusso che il Paese non si può permettere. Ma potrebbe anche darsi che alla fine il combinato disposto tra renitenza e sfascio vi porti a mantenere il consenso. Tutti sappiamo che in Italia esiste un elettorato del tanto peggio tanto meglio, una frangia consistente di anarcoidi fatti per la protesta fine a sé stessa, che delegano al demiurgo di turno la soluzione dei loro problemi. Per pigrizia. Per strafottenza. Per opportunismo. È accaduto in passato, accade oggi e potrebbe ancora accadere. Poi si potrà sempre dare la colpa a qualcun altro. Da noi la memoria è corta.

Cantastorie

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One thought on “Quelli che restano

  1. Caro Mimmo,
    il tuo pensiero nei confronti dei 5 Stelle è troppo influenzato dalla stampa “mainstream”. C’è del vero in quello che dici ma la lotta politica è aspra e la battaglia che il M5S sta cercando di fare è molto lunga e difficile. Facile criticare scrivendo parole su un blog. Assai più difficile guidare un movimento e cercare di raggiungere obbiettivi politici. Il paragone con il fascismo è – come disse Mark Twain a proposito della notizia della sua morte.- una notizia assai esagerata.

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