Realtà e televisione

ballaroSi inizia con il servizio sulla crisi. La moka sfrigola su un fornello incrostato in una cucina scrostata. La giovane madre provata, con i cappelli stopposi, i fianchi larghi e la femminilità persa per sempre, tiene buono un bimbetto che gioca in cucina e ogni tanto guarda la telecamera con occhi dickensiani. Lei ha perso il lavoro e con il solo stipendio del marito, e il mutuo, e le bollette, e le spese per il bambino, arrivano a stento alla fine del mese e non escono mai a mangiare la pizza.

Si torna in studio. Un paio di politici totalmente fuori dalla realtà, se non altro per gli stipendi che ricevono e per il fatto che sono convinti sia giusto che li ricevano, dicono di comprendere bene la situazione di quella famiglia, ed è per questo che si stanno adoperando per risolvere quei problemi, pur sapendo benissimo che:

a) Non sono in grado di risolvere quei problemi;

b) Dopo la trasmissione, e questo è il vero punto fermo, andranno a cena all’Osteria Romana.

Spengo la televisione e mi chiedo se, sul serio, ci sia ancora qualcuno sano di mente che guarda quei patetici servizi in serie sulla crisi (migliori solo della pubblicità con Chiara, le sue coinquiline disadattate e il Babbo Natale di Castellamare di Stabia), e poi ascolta i politici che ne parlano.
O se, come spero, la gente guarda film, legge libri, scrive, fa l’amore, e tutto fa tranne che guardare i servizi sulla crisi e ascoltare i politici che ne parlano.

Ed è sicuramente così, perché è solo grazie a chi guarda film, legge libri, scrive e fa l’amore, che che l’Italia non è ancora andata in malora.

Alberto Fezzi

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One thought on “Realtà e televisione

  1. All’ inizio del tuo post hai descritto perfettamente il male supremo della tv odierna: la spettacolarizzazione del dolore.
    Talvolta questo fenomeno assume una piega ancora più sgradevole. Ad esempio, quando accade un fatto di cronaca nera, l’ interesse non é più circoscritto alla vittima e al carnefice: si tirano in ballo anche i rispettivi familiari, trasformandoli in degli showmen loro malgrado.
    E quando li si intervista, non gli si fanno domande neutre con un tono delicato, ma si va volontariamente a girare il dito nella piaga, si usano tutte le possibili strategie per stimolare una reazione emotiva, la “lacrimuccia che fa audience.”
    Oltre alla ricerca della lacrimuccia, un’ altra cosa che non sopporto é la ricerca del litigio. Lo vedo fare in molti talk show: con la scusa di “dare spazio a tutte le opinioni”, si riuniscono in uno studio delle persone che su un dato tema hanno delle posizioni totalmente opposte; poi si fa di tutto per portarle allo scontro, per seminare zizzania in attesa che qualcuno caschi nella trappola, alzi la voce e aggredisca verbalmente un altro ospite. Ovviamente l’ offeso reagisce con altre urla ed altri insulti, qualcun altro getta ulteriore benzina sul fuoco e il gioco é fatto: la rissa verbale che la conduttrice cercava disperatamente di innescare é finalmente scoppiata.
    Quando poi la situazione oltrepassa i limiti, di solito poi la conduttrice ha anche la faccia tosta di dire qualcosa del tipo “Ci scusiamo con i telespettatori, ma era oggettivamente imprevedibile che la discussione prendesse una piega così accesa.” Ma quale imprevedibile, era esattamente ciò che volevi!
    Tra la spettacolarizzazione del dolore e la ricerca del litigio c’é però una differenza fondamentale: la prima é deplorevole nel 100 % dei casi, mentre invece la seconda può generare delle situazioni divertenti. Ad esempio, quando vedi 2 ospiti che si scannano per delle questioni di importanza minimale, a quel punto loro si rendono ridicoli, e a te che sei lì a guardarli ti viene più da ridere che da piangere. Almeno a me fa quest’ effetto.

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