Il gabbiano

tallone 2Tutto cominciò con la lettura di un libro, “Il tallone di ferro” di Jack London.
Dal petto dell’umanità schiacciata, noi strapperemo il maledetto tacco di ferro! Al segnale dato si solleveranno dappertutto le legioni dei lavoratori, e mai nulla di simile sarà stato visto nella storia.

Era un testo rivoluzionario, molto avvincente, che lessi alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Un testo che suscitava riflessioni sui rapporti tra proletariato e capitalismo. Un libro che mi fece vedere con occhi diversi la vita lavorativa e le implicazioni sindacali che ne derivavano. E fu allora che ebbe inizio il mio interesse per il Partito Comunista Italiano. La militanza attiva, gli incarichi, le riunioni, gli incontri e gli scontri, i dialoghi mi fecero capire l’importanza della partecipazione e della democrazia. Mi resi conto che le parole senza le azioni sono bolle di sapone, che le idee hanno bisogno di gambe e braccia per essere realizzate e che le proprie ragioni se non sono comprese dagli altri non hanno alcun valore. Appresi l’importanza del confronto, inteso a conferire maggiore convinzione alle proprie idee oppure a dimostrare che sono sbagliate e, quindi, da abbandonare.

Feci conoscenza con il pensiero di Karl Marx: Il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti.
Scoprii Antonio Gramsci e restai affascinato dai suoi scritti: Il socialismo è un divenire, uno sviluppo di momenti sociali sempre più ricchi di valori collettivi.
Ma soprattutto, forse perché contemporaneo, fui colpito dalle analisi politiche di Enrico Berlinguer: Non vi può essere alcun vero programma di risanamento del paese senza intendere, assieme al ruolo determinante del lavoro, la funzione decisiva della cultura.

Achille Occhetto

Achille Occhetto alla Bolognina

Poi, interminabili riunioni in fumose stanze caratterizzate da accesi dibattiti, che spesso si protraevano fino a tarda notte. Serate trascorse insieme ai compagni ad attaccare manifesti elettorali per la città. Faticosissime giornate nei seggi elettorali. Domeniche dedicate alla diffusione della stampa comunista. E inoltre, le manifestazioni e i comizi di partito che esaltavano il senso di appartenenza.
Tutto questo fino a quando il Partito Comunista Italiano si sciolse per dar vita al Partito Democratico della Sinistra (PDS). Era la fine del 1989, l’allora Segretario Achille Occhetto impresse una decisa accelerazione a un mutamento, per altro, già in atto. Il balzo in avanti sconcertò un intero partito e fu mal compreso da una parte di simpatizzanti ed elettori, anche se motivato dal precipitare di eventi internazionali come la caduta del muro di Berlino. Era pur vero che l’idea del cambiamento era già stata introdotta nei lavori del XVIII Congresso Nazionale, tenuto a Roma nel marzo dello stesso anno, ma il modo e i tempi della sortita di Occhetto disorientarono molti compagni. In un intervento non programmato alla manifestazione celebrativa del 45° anniversario della battaglia partigiana della Bolognina, Achille Occhetto affermò: «Voglio ricordare che viviamo tempi di grande dinamismo. Gorbaciov prima di dare il via ai cambiamenti in URSS incontrò i veterani e disse loro: “voi avete vinto la Seconda Guerra Mondiale; se ora non volete che venga persa non bisogna conservare, ma impegnarsi in grandi trasformazioni… Da questo traggo l’incitamento a non continuare su vecchie strade ma ad inventarne di nuove… è necessario andare avanti con lo stesso coraggio che allora fu dimostrato nella Resistenza”».

Mikhail Gorbaciov

Mikhail Gorbaciov

Gorbaciov, Segretario progressista del P.C.U.S dal 1985 al 1991, in quella che era l’Unione Sovietica si era reso protagonista di un processo riformatore chiamato perestrojca, utile a fronteggiare la difficile situazione di disordine interno legato alle rivendicazioni autonomistiche delle repubbliche e al malcontento generale per la precaria situazione economica del Paese. Con la sua azione riuscì ad abolire il ruolo dirigente del partito e a trasformare il regime sovietico in uno stato presidenziale, aprendo la strada a profondi rivolgimenti in senso democratico.
Ma l’Italia non era l’Unione Sovietica e il P.C.I. non era il P.C.U.S. E soprattutto Occhetto non era Gorbaciov. Non si comprendevano, quindi, le ragioni di quell’analogia, e quel richiamo sembrò una forzatura strumentale, inserito in un intervento tanto dirompente quanto intempestivo, non richiesto e neanche stabilito. Iscritti e i simpatizzanti del vecchio Partito Comunista erano abituati a discutere prima di ogni decisione e un mutamento di così grande portata non poteva essere introdotto con tale veemenza senza creare sconcerto prima e defezioni poi. Per il momento il “Nuovo P.C.I.” scaturito dal Congresso appena concluso poteva bastare. Col tempo sarebbe venuto anche il cambio del nome e del simbolo, ma attraverso un ragionamento esaustivo che avrebbe reso partecipi tutti della necessità delle trasformazioni che la storia e la politica richiedevano.

Il discorso della Bolognina diede vita ad un grande dibattito a tutti i livelli. Fu un confronto serrato, a tratti duro, foriero anche di lacerazioni personali. Qualcuno sosteneva che la questione del nome e del simbolo era marginale. Contava la sostanza e la politica vera del partito. Allora, perché cambiare? per quale motivo ora faceva paura il nome “comunismo”? Qualcun altro sostenne che bisognava prendere le distanze dalle nefandezze che in suo nome era state perpetrate in alcuni paesi dell’Est. Ma il comunismo italiano era cosa diversa dai regimi dittatoriali imposti in quei paesi, poi crollati uno dopo l’altro sotto la spinta popolare, proprio per l’assenza di libertà. Erano i Ceacescu e i Milošević che avevano tradito la democrazia.
In Italia il P.C.I. si era sempre distinto dall’Unione Sovietica e con Berlinguer aveva ben marcato le differenze. Ecco perché le accelerazioni politiche manifestate da Occhetto per alcuni di noi erano incomprensibili.
Per tanti il nome ‘comunista’ era un grumo di vissuto, rappresentava l’esperienza di tante persone che avevano combattuto battaglie di libertà, in nome della quale molti avevano sacrificato anche la vita. Il tema del nome era, pertanto, anche una questione di principio. Un nome afferma un’identità e una differenza. Serve a chiamare in causa l’altro. Per farsi riconoscere o contestare. Un nome perde di significato quando da esso non sorgono più domande, né vengono risposte, quando anziché produrre identità e differenza, tensione e turbamento, produce solo vuoto di senso.
Era questo il caso di “comunista”? “Comunismo” era diventato d’improvviso un nome muto? un nome senza identità? privo di anima? Assolutamente no! Per molti, ancora oggi, quel nome riesce a esprimere sensibilità collettive e a suscitare generosità e passioni.

simboli partitoIl Partito Comunista Italiano chiuse i suoi battenti, il suo simbolo fu ridotto nelle dimensioni e collocato alla base di una quercia, nuovo simbolo del Partito Democratico di Sinistra, per poi successivamente sparire del tutto e lasciare il suo posto a una rosa, sempre ai piedi di una quercia, ma con un altro nome ancora: Democratici di Sinistra (DS). Oggi è parte integrante di una formazione più ampia dal nome “Partito Democratico”.
Falce e martello, simboli del lavoro, sono scomparsi. Il rosso, colore internazionale caro ai lavoratori, non è più presente. Ma segni, simboli, nomi, effigi definiscono ed evocano una sostanza, mentre oggi per molti contano di più le cifre, le statistiche, i numeri, le percentuali. La conta prima del confronto, l’apparire prima dell’essere, la sublimazione prima della solidificazione.
Il messaggio dominante è: «Fidatevi e votatemi». E attraverso la televisione si cerca di formare l’opinione politica e strappare il consenso. Per molti, infatti, è la tv il principale riferimento intellettuale. Lì, prevalgono banalità e gossip. Allora, vai con le insulse domande del “Quizzone”, dove certa gente si autogratifica se scopre di conoscere il nome della capitale della Francia o il significato di “ignifugo” o che Garibaldi di nome fa “Giuseppe” e non “Piazza”! Vai con il calcio obnubilante, anche quando è disonesto e fasullo! Se poi è apportatore di violenza, pazienza, fa parte del sistema. Vai con le continue sbirciate dal “buco della serratura” televisivo! Viaggiamo giulivi e in simbiosi con i falliti de’ “L’isola dei famosi” o “Pechino Express” per bere tutte le fandonie che propinano. Abbeveriamoci di liti mercenarie. Accogliamo e giudichiamo i sentimenti esposti. Partecipiamo ai tele-dolori palesati. Empiamoci lo spirito con patetici cantanti dal cliché superato. Interessiamoci della vita privata di approssimative soubrette, delle gesta di paparazzi ricattatori e non perdiamoci mai l’opinione del giornalista in livrea, genuflesso al potente e cinico sulle disgrazie dei semplici.

La trasmissione "C'è posta per te"

La trasmissione “C’è posta per te”

Tutto è così ovattato. Tutto è vicino o distante da noi a seconda del nostro desiderio di condivisione emotiva e per quanti minuti vogliamo. Perché mai, allora, sforzarsi di leggere un libro o un quotidiano quando in cattedra c’è il saccente di turno che espone e impone le sue teorie fosforescenti?
E senza sovrapprezzo possono costruirti anche una morale! Ti sei fatto uno spinello? vai in galera. Hai sparato a chi si è introdotto furtivamente in casa tua? non sei perseguibile. La guerra? è necessaria. L’Islam? un popolo di delinquenti. Le donne che si coprono il capo? avranno brutte intenzioni o i pidocchi! Gli arabi hanno tutti la barba? brutta gente! Il terrorismo? si combatte con la guerra. Le ragioni che lo alimentano? non esistono, solo dei pazzi criminali si possono far saltare in aria col tritolo! E il cerchio si chiude.
Rapinatori, omosessuali, assassini, drogati, mafiosi, terroristi, teppisti, islamici, spacciatori, ladri, terroni, truffatori, comunisti, extracomunitari, camorristi, clandestini, ricattatori, lavavetri: tutti al rogo! Indistintamente! Anzi, si salvi solo il calciatore nero della mia squadra di calcio. A chi si oppone o, peggio, fa satira sul Governo, viene dato l’ostracismo. A chi plaude e blandisce il Governo, ricchi premi e cotillon.

Oggi a molti, portatori di un sogno, è rimasta l’amara certezza che un comunismo differente, più legato al contesto attuale avrebbe dato a questa società uno spessore diverso, più ricco d’umanità, uguaglianza, giustizia, libertà e pace. Un comunismo, interprete dei nuovi bisogni, compagno del lavoro, che non si serve più della falce e il martello, ma del computer (non per questo meno faticoso e alienante) avrebbe ancora senso e ragione di esserci. Non sono di questo avviso i ‘nuovi’ eredi di quell’utopia. E chi oggi non applaude al rampante rottamatore che persegue politiche liberiste è considerato un vecchio nostalgico, uno scarpone consunto di cui liberarsi, un conservatore, un “Peppone” che resiste al nuovo che avanza.

Ahimè, io tra questi. Perché, nonostante tutto, resto un comunista, che pur non volendo essere ‘vetero’ in quanto consapevole che il mondo è cambiato, non voglio nemmeno assuefarmi all’idea che giustizia e libertà non possano essere coniugati insieme. Io, che insieme a tanti altri, mi sento un apolide della politica che vaga nell’area culturale della Sinistra alla ricerca di una barca su cui salire, pronto a impugnare il mio remo e disposto a concedere fiducia al timoniere che ha impostato la barra non verso il Sole dell’Avvenire, la nuova Samarcanda o la Città del Sole, ma semplicemente in direzione ostinata e contraria, perché faccio fatica a credere che, come me, molti altri compagni abbiano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

mimmo

Annunci

One thought on “Il gabbiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...