Pasqua, quando e perché

A tutti i lettori e collaboratori di mimmoblog gli auguri più belli per una Pasqua serena.
E adesso, per chi ancora non lo sapesse, spieghiamone il significato e il motivo della sua datazione variabile.

Copia di uova 2Tutti sanno che la Pasqua non cade in un giorno preciso. Ma non tutti ne conoscono il motivo.
Se con essa si festeggia la resurrezione di Gesù Cristo crocifisso il venerdì precedente, perché a questo avvenimento non corrisponde un ben determinato giorno? Perché mai ne spostiamo ogni anno la ricorrenza?
Prima, però, diciamo qualcosa sul nome.

“Pasqua” deriva dal latino “pascha” e dall’ebraico “pesah”.
La Pasqua è una solenne festività sia dell’Ebraismo che del Cristianesimo. Quella cristiana, pur aggiungendo dei significati cristologici, trae origine da quella ebraica, che a sua volta si fonda sul racconto dell’Esodo e celebra la liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù egiziana.
Aiutati da alcuni brani del Vecchio Testamento cercheremo di ricordarne le origini e spiegare la datazione.

I figli d’Israele, crebbero, prolificarono a dismisura, divennero potenti e riempirono tutta quella regione.
In Egitto fu eletto un nuovo re…; egli disse al suo popolo: «Ecco, il popolo dei figli d’Israele è numeroso e più forte di noi. Orsù, opprimiamolo con astuzia, affinché non diventi più numeroso e, in una eventuale guerra, non si unisca ai nostri nemici, ci vinca e ci allontani dal nostro paese» (Esodo, 1:8-10).
Ma il Signore… lo chiamò… e disse: «Mosè… Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco, Il Dio di Giacobbe… Ho visto l’afflizione del mio popolo in Egitto e ho udito le sue grida per la crudeltà di quelli che sovrintendono ai lavori; e conoscendo i suoi dolori, sono disceso a liberarlo dalle mani degli Egiziani, per condurlo da quella terra in un’altra buona e spaziosa…» (Esodo, 3:4-8).
«Per questo di’ ai figli d’Israele: “Io sono il Dio d’Israele che vi sottrarrò al giogo degli Egiziani e vi libererò dalla schiavitù e vi riscatterò con forte braccio e con grandi giudizi”» (Esodo, 6:6).

sangue agnello 2Era Mosè uomo assai grande in Egitto e molto stimato dai servi del Faraone e dal suo popolo. E Mosè disse: «Queste cose dice il Signore: “A mezzanotte io entrerò in mezzo all’Egitto, ed ogni primogenito in Egitto morrà, dal primogenito del Faraone, che siede sul suo trono, fino al primogenito della schiava che sta alla macina, ed anche al primo nato dei giumenti”» (Esodo, 11:3-5).
Il Signore parlò così a Mosè e ad Aronne: «Sia per voi questo mese il principio dei mesi; sarà il primo dei mesi dell’anno*. Parlate così a tutta la comunità dei figli d’Israele: “Nel decimo giorno di questo mese ciascuno prenda un agnello per famiglia e per casa… L’agnello dovrà essere senza macchia, maschio e di un anno. Potrete prendere anche un capretto. Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese; allora tutta la comunità d’Israele lo immolerà alla sera. E prenderanno il sangue di esso, lo spanderanno sopra l’uno e l’altro stipite e sull’architrave delle porte delle case, nelle quali lo mangeranno. In quella stessa notte ne mangeranno le carni arrostite al fuoco con pani azzimi ed erbe amare… Io in quella notte passerò per l’Egitto e colpirò ogni primogenito dall’uomo fino alla bestia; e di tutti gli dei dell’Egitto farò giustizia, ma la piaga sterminatrice non cadrà sopra voi. Ora questo giorno sarà per voi un monumento e lo celebrerete in perpetuo nelle vostre generazioni quale giorno solenne del Signore. Il sangue sarà per voi un contrassegno nelle case in cui vi troverete, e, vedendo il sangue, passerò oltre”» (Esodo, 12:1-14).

“Pesah” significa, appunto, “passare oltre”

Pietro Paoletti – La morte dei primogeniti d'Egitto – Milano, Pinacoteca di Brera.

Pietro Paoletti – La morte dei primogeniti d’Egitto – Milano, Pinacoteca di Brera.

Quand’ecco, alla mezzanotte, il Signore percosse tutti i primogeniti della terra d’Egitto, dal primogenito del Faraone fino al primogenito della schiava che era in carcere, ed anche i primi nati degli animali. E si levò il Faraone di notte e tutti i suoi servi: non vi fu casa dove non vi fosse un morto.
Il Faraone in quella notte chiamò Mosè ed Aronne e disse loro: «Uscite dal mio popolo, voi e i figli d’Israele, andate e sacrificate al Signore come voi dite… »
I figli d’Israele si misero dunque in viaggio diretti a Socot, in numero di circa seicentomila uomini senza fanciulli. E con essi una gran moltitudine, ed anche gli armenti di tutti i generi…
I figli d’Israele dimorarono in Egitto quattrocentotrent’anni. Al termine dei quali, tutto il popolo d’Israele uscì dall’Egitto. La notte in cui furono tratti dalla terra d’Egitto, dev’essere dai figli d’Israele consacrata al Signore, anche nelle loro generazioni. Il Signore disse a Mosè ed Aronne: «Questo è il rito della Pasqua… » (Esodo, 12:29-43).
«Osserva il mese di Abib e celebra la Pasqua in onore del Signore tuo Dio, poiché nel mese di Abib, il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte» (Deuteronomio, 16:1).

Il Pesah è una festività vissuta solitamente dagli Ebrei in famiglia. Dura otto giorni e prevede una celebrazione conviviale in cui si consumano agnello e pane azzimo. Dopo aver cosparso con il suo sangue gli stipiti della porta di casa a ricordo del gesto che significò la salvezza dei loro avi, gli Ebrei consumano l’agnello accompagnato da erbe amare, che rappresentano la durezza della schiavitù patita.
Durante le prime due sere si usa consumare la cena seguendo un ordine particolare di cibi e preghiere che prende il nome di “seder”, parola che in ebraico significa per l’appunto “ordine”, e si narra l’intera storia del conflitto con il Faraone, delle dieci piaghe e della fuga finale.

La Pasqua cristiana, invece, è la massima festività liturgica del Cristianesimo perché celebra la resurrezione di Gesù Cristo a seguito della sua passione e morte.

Crocifissione – Joerg Breu il vecchio – Norimberga, Germanishes Museum

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo (Marco, 15,16-17).
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo (Giovanni, 19,17-18).
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò (Luca, 23,44-46).
Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro.
Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto» Matteo, 28,1-6).
…………………………
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui… » (Marco, 16,5-6).

In quel tempo, in Terra Santa, a dispetto della dominazione romana, si continuava a far riferimento al calendario ebraico e secondo un’attendibile ricostruzione storica la crocifissione potrebbe essere avvenuta nei giorni della Pasqua ebraica.

Il primo Concilio di Nicea in un'icona ortodossa

Il primo Concilio di Nicea in un’icona ortodossa

I Cristiani verso la fine del II secolo, ormai liberi di manifestare le proprie credenze, celebravano però la Pasqua in giorni diversi, secondo la comunità di appartenenza. Si affermarono due linee di pensiero: i seguaci della Chiesa d’Oriente la facevano coincidere con lo stesso giorno dell’inizio della Pasqua ebraica, mentre quelli della Chiesa d’Occidente, la domenica successiva a questa. Nacquero così imbarazzanti controversie all’interno del mondo cristiano, dove la liturgia rischiava di avere influenze incontrollate sulla stessa teologia. Ma la Chiesa di Roma, recidendo ogni legame con la tradizione giudaica, pretese che tutte le chiese si adeguassero alla prassi romana, pena la scomunica. E nel 325 il Concilio di Nicea stabilì con esattezza i termini della questione. I padri conciliari, ben consapevoli di non poter individuare con precisione il giorno della resurrezione del Salvatore, misero a punto una norma secondo la quale la celebrazione della Pasqua avesse luogo nelle medesime condizioni astronomiche in cui avvenne la sua ascesa al cielo.
Far coincidere la festività con la resurrezione anziché la passione e la morte di Gesù fu una scelta condivisa da tutti perché ritenuta la più appropriata. Al fatto che il Signore avesse deciso di riportare in vita il Cristo, ingiustamente ucciso, si attribuiva il significato che Dio aveva giudicato buone le sue scelte di vita e approvato l’aiuto ai poveri, la solidarietà, la fraternità e l’amore per gli altri, tanto da sacrificarne la vita. Il culmine della festa, quindi, non poteva essere che la sua resurrezione.
Essi, pertanto, dopo aver consultato gli astronomi di Alessandria d’Egitto, stabilirono che la ricorrenza doveva essere coincidente con la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Per una maggiore definizione, due secoli dopo, nel 525, sempre ad opera del monaco Dionigi il Piccolo, si stabilì che la data doveva cadere fra il 22 marzo e il 25 aprile.
E, nel tentativo di coinvolgere nella celebrazione della festività pasquale anche persone di religione ebrea, per l’occasione, anche i cristiani mangiarono carne d’agnello, sebbene con un significato diverso. Quella carne rappresentava e continua a rappresentare il corpo innocente di Gesù crocifisso e sacrificato per salvare l’umanità.

mimmo

* Nel calendario ebraico il mese considerato, chiamato Abib, va dalla metà di marzo alla metà di aprile. I mesi ebraici seguivano la luna, e quindi composti da 29 o 30 giorni. Spesso i mesi erano designati secondo il numero: ‘il primo mese’, ‘il secondo mese’…

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