Meglio un requiem

maggioAnche quest’anno, nel giorno del 1° maggio si terrà a Roma il Concertone organizzato da Cgil, Cisl e Uil.
Il 1° maggio è la Festa del Lavoro e come ebbe a dire lo storico Ettore Ciccotti nel lontano 1903, un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa dei sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa.

Oggi però è difficile gioire. Negli ultimi anni, molti, troppi, lavoratori hanno perso la vita, perché vittime della mancata sicurezza sui luoghi di lavoro o suicidi perché quel lavoro lo hanno perduto. Ed è per questo che a noi quest’anno non va di ballare, cantare e saltare, anche in considerazione che i disoccupati aumentano di giorno in giorno e degli esodati se ne parla sempre meno. Meglio un requiem.
Ma se proprio il concerto s’ha da fare vorrei che tutti quei giovani in piazza San Giovanni fossero consapevoli del senso autentico dell’evento. Se invece così non è, allora, a costo di apparire il rompiscatole della situazione, io oggi preferisco fermarmi e ricordare la strage di Portella della Ginestra.

Era i 1º maggio 1947 e nella vallata di Portella della Ginestra nella zona di Piana degli Albanesi, in Sicilia, si riunirono circa duemila lavoratori, in prevalenza contadini, per manifestare contro il latifondismo. Ma nel bel mezzo della manifestazione dalle colline circostanti furono sparate sulla gente numerose raffiche di mitra uccidendo nove adulti e due bambini. I feriti furono ventisette, alcuni dei quali morirono di lì a qualche giorno.
In seguito si seppe che a sparare erano stati gli uomini di Salvatore Giuliano, un bandito separatista. Ma solo due anni dopo si venne a conoscenza che la strage aveva motivazioni politiche. Fu lo stesso Salvatore Giuliano a rivelarlo con una lettera inviata ai giornali, anche se questa tesi fu subito smentita dal ministro degli Interni dell’epoca, Mario Scelba. Un anno dopo, lo stesso Giuliano fu assassinato, presumibilmente ucciso dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta, che, a sua volta, morì avvelenato in carcere quattro anni più tardi, dopo aver affermato di voler rivelare i nomi dei mandanti della strage.

Una storia a tinte fosche tutta italiana non ancora chiarita del tutto, ma che ha un’unica certezza: la morte di persone inermi che avevano il solo torto di manifestare per il diritto al lavoro. Quello stesso diritto ancor’oggi negato troppe volte e a troppe persone.

Buon concerto a tutti.

mimmo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...