Due piccioni e una Scala

milano pioggiaArrivammo a Milano alle 14.55 circa. La nostra Freccia Rossa proveniente da Napoli si era spuntata a una ventina di chilometri dall’arrivo è accumulò un ritardo di circa quindici minuti. Il pomeriggio era uggioso, piovigginava e l’umidità si tagliava col coltello.
L’indomani si replicò. La passeggiata in centro, saltata. Un po’ di tv, un quotidiano e ogni tanto una sbirciata alla finestra nella recondita speranza di un miglioramento meteo. E invece… la solita ostinata pioggerellina proveniente da un cielo sempre grigio. Dicono che qui succede spesso. Il cielo è pisciasotto.
Sbircio tra i libri di Raffaele, sono tanti e di buoni autori. Molti li conosco, alcuni li ho letti, altri mi intrigano e credo che li comprerò. Non mi piace chiedere in prestito libri e confesso che se me li chiedono li do via malvolentieri. Quando un libro mi interessa lo compro. Lo compro perché deve appartenermi, nel senso che deve far parte delle mie cose. Essendo mio posso sottolineare quello che mi colpisce e anche apportarvi qualche annotazione ispirata dalla lettura. Una delle cose più belle è rileggere i propri libri a distanza di anni e soffermarsi su quelle sottolineature o considerazioni scritte, oppure scoprire frasi che prima non ci avevamo colpito. E quando questo accade ci accorgiamo di essere cambiati, che non siamo più quelli che eravamo anni addietro. E meno male! Perché questa è la prova che, nel bene e nel male, abbiamo vissuto. Che le esperienze che ci hanno attraversato, le persone conosciute, le gioie provate e i dolori patiti hanno inciso su di noi e che i nostri occhi guardano quello che ci circonda in maniera diversa. Rimanere ancorati alle proprie scelte, alle proprie convinzioni e ai propri riferimenti non è un buon segno. Il mondo cambia e se noi restiamo immobili corriamo il rischio di diventare dei disadattati. In fondo, essere vecchi è questo: non percepire i cambiamenti o rifiutare di confrontarsi con essi. E, in questo senso, si può essere vecchi a qualsiasi età.

libroPrendo in mano un libro, lo apro a caso e ne scorro qualche rigo. Poi lo ripongo, ne prendo un altro e leggo la quarta di copertina. Intanto mi compiaccio che i miei figli hanno per i libri il mio stesso amore. Alzo gli occhi e su un altro scaffale sono attirato da un testo dalla copertina accattivante, posto in orizzontale su altri libri. La copertina, come il titolo di un libro, è importante. Quando non conosci l’autore e il contenuto, l’istinto spesso si fida di quello che vede a primo acchito. “Una sera prima della prima”. Si tratta di un libro destinato ai ragazzi che si propone di spiegare come è strutturato un teatro lirico, la messinscena di un’opera e i protagonisti che la rendono possibile. Lo sfoglio ancora in piedi, ma senza rendermene conto mi ritrovo seduto in poltrona incurante che la pioggia adesso si è fatta più intensa e fa sentire la sua presenza sulla bella vetrata che affaccia sulla piazza antistante.
Il libro è fatto molto bene e attraverso il racconto un po’ fiabesco di due piccioni che si sono infilati nel Teatro alla Scala, introduce il lettore ai segreti del mondo della lirica. Sono convinto che ogni tipo di arte, per poter essere apprezzata in pieno, deve aver un approccio conoscitivo ed educativo. E qui c’è un piccione esperto che spiega all’altro ambienti e personaggi musicali.

La musica è un dono fatto dall’uomo all’uomo. Non è stata creata, ma inventata, costruita, studiata. Quella classica e lirica sono meno popolari di quella leggera e non sarebbe male se la si diffondesse di più. Anche il melodramma è poco apprezzato rispetto alle canzonette, ma questo fa parte del grado di conoscenza applicato.
Ma seguiamo di nascosto i nostri piccioni e cerchiamo anche noi di capire cosa c’è all’interno di questo “pianeta”.

orchestraL’orchestra è composta dai musicisti che prendono posto nella buca davanti al palcoscenico. Essi indossano un abito scuro e si dispongono secondo una ben definita strutturazione orchestrale. C’è la sezione degli archi, che è a sua volta divisa nelle sezioni dei violini, delle viole, dei violoncelli e dei contrabbassi. C’è la sezione dei fiati, anch’essa organizzata in sottosezioni, costituite dai flauti, gli oboi, i clarinetti. Così le percussioni, i legni e gli ottoni.
Prima dell’inizio, i musicisti accordano i loro strumenti o ripassano qualche passaggio complicato dando vita a una specie di frastuono che può sembrare fastidioso, ma che in fondo ha un suo fascino. Davanti a loro, sul leggio, c’è lo spartito, anche se quello che devono suonare lo conoscono a memoria.
All’interno dell’orchestra vige una solida gerarchizzazione, senza la quale non potrebbe esistere. Il “capo” di questo complesso è il primo violino.

Il primo violino siede accanto al direttore d’orchestra e deve essere visibile da tutti gli orchestrali. La sua autorevolezza è riconosciuta da tutti. Quando il direttore entra gli orchestrali si alzano in segno di saluto solo quando è il primo violino ad alzarsi. Egli è considerato il depositario delle regole che presiedono a tutto il lavoro orchestrale e sa rendersi interprete delle esigenze o proposte dell’orchestra presso il direttore e viceversa. E se, nel corso delle esecuzione musicale, il direttore dovesse dare qualche indicazione errata, lui deve sbagliare insieme e insieme a lui tutti gli orchestrali, in maniera che il pubblico non deve percepire l’errore.

Sul podio sale il direttore d’orchestra. Il suo compito è guidare i musicisti e scandire il tempi di entrata di ogni strumento. Fa le scelte musicali fondamentali, come per esempio gli andamenti, illustra ai cantanti, solisti e coristi, il suo punto di vista sul contenuto e l’impostazione generale del componimento musicale.
Esiste un codice di gesti che indica ai musicisti la giusta esecuzione della partitura, attraverso i quali si comunica con gli orchestrali e si definiscono tempi e dinamiche della composizione musicale. In genere, il direttore d’orchestra, pur seguendo le note scritte dall’autore, cerca sempre di personalizzare l’esecuzione.

domingo

Placido Domingo

I cantanti, a seconda della tonalità della voce si distinguono in tenore, baritono e basso per le voci maschili. Soprano, mezzosoprano e contralto per le voci femminili. Il tenore e il soprano sono quelli che riescono a raggiungere le note più acute e in genere sono i protagonisti dell’opera. I cantanti devono essere anche dei bravi attori e per questo, oltre a studiare musica, frequentano corsi di recitazione e mimo. Infatti, essi sono sottoposti a due direzioni: quella musicale e del regista.

Il regista guida e gestisce i lavori e l’allestimento di uno spettacolo dal vivo. È lui che stabilisce i tempi e i modi della narrazione indicando agli attori, ai ballerini e alle comparse gesti e posizioni sul palcoscenico.

Il coro, in un melodramma, si identifica in gruppi di persone (il popolo, i soldati, gli schiavi, ecc.) Si dividono per estensioni di voci e in certi momenti diventa il protagonista, come accade nel “Nabucco” al momento del “Va pensiero” o nella “Carmen” di Bizet, quando una banda di monelli, interpretata da un coro di voci bianche, prende in giro un drappello di soldati.

Il corpo di ballo è formato dai ballerini ed è diretto dal coreagrafo. Il primo ballerino e la prima ballerina sono le étoiles. Il coreografo è colui che da forma alle danze stabilendo passi e movimenti. In genere, la danza serve a raccontare una storia.

Lo scenografo disegna e cura la realizzazione dell’ambiente fisico dove deve aver luogo la rappresentazione. Oltre che un artista, egli deve avere competenze nel campo della pittura, scultura, disegno, grafica, illuminotecnica e conoscenza dei principi di architettura

Il costumista disegna gli abiti di scena scegliendone lo stile, i tessuti e i colori di concerto con il regista e lo scenografo e sovrintende a un gruppo di sarti/e.

Sulla scena ci sono anche le comparse, che non cantano e nemmeno ballano, ma rappresentano la gente che si muove, getsicola, finge di chiacchierare oppure osservare ciò che accade.

Infine, è d’obbligo menzionare i tecnici e gli operai che lavorano dietro le quinte: macchinisti, tecnici del suono e delle luci, truccatori, parrucchieri, archivisti musicali, attrezzisti, carpentieri, elettricisti, falegnami, manovali. Ma anche le maschere, i vigili del fuoco e gli addetti alla biglietteria.

Il nostro viaggio finisce qui. I due piccioni forse ci hanno anche visto, ma hanno fatto finta di niente.

Alzo lo sguardo verso la finestra e fuori sembra che il tempo si sia fermato: lo stesso grigiore la medesima pioggerellina. La stessa uggia e nessuna prospettiva di miglioramento. Questa volta va così.
Milan l’è un gran Milan. Sarà anche vero, ma questo tempo non gli rende giustizia.

mimmo

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