C’è un’isola in mezzo al mare

poveglia 2Venezia e la sua laguna sono al centro dell’attenzione in questi giorni anche per la vendita da parte del Demanio dello Stato dell’isola di Poveglia. È scontato che qualunque cosa accada o possa accadere a Venezia e nella sua laguna faccia notizia. Nessuno si chiede se questa continua sovraesposizione mediatica non sia un po’ eccessiva e, soprattutto, dannosa per una città che più che dell’acquisizione al patrimonio comunale di un’isola di sette ettari avrebbe anzitutto bisogno di interventi seri, qualificati e coordinati per ripopolare isole della laguna e centro storico, scenario negli ultimi sessant’anni di un esodo biblico che ha visto eclissarsi oltre 130mila persone.

L’Amministrazione Comunale blatera da anni di “social housing”, promettendo elefantiaci interventi cui non dà alcun seguito, se non in termini di cessione, per esempio, a istituzioni universitarie di edifici utilizzati come pensionati per studenti o, addirittura, alloggi per docenti (vedi il caso del complesso dei Gesuiti). Non si dice nulla di rivoluzionario se si afferma che una città vive se è abitata da gente che vi risiede in maniera stabile: è un problema che gli stessi veneziani e tutti coloro, italiani e cittadini del mondo, che affermano di amare questa città debbono cominciare a porsi se ne hanno a cuore le sorti.

Venezia vede, sì, l’abbandono di Poveglia, ma in troppi non si chiedono perché centinaia e centinaia di appartamenti siano occupati solo saltuariamente o trasformati in residenze turistico-alberghiere. Non si chiedono soprattutto quanto questo dato oggettivo sia compatibile, dal punto di vista antropologico e sociologico, con il futuro della città. Una città, nel reparto di ostetricia del cui ospedale, nasce, in media, poco più di un bambino al giorno.

È ormai assodato: mercato, amministratori di enti locali e operatori economici sembrano lavorare tutti, non so quanto consapevolmente, per spopolare la città lagunare. Se a tutti gli esseri umani Seneca ricordava col suo “Cotidiemorimur” che ogni giorno ci viene tolta una parte di vita, per questo luogo dell’anima che risponde al nome di Venezia e la sua laguna, è proprio il caso di riaffermare e condividere con un corale “Cotidievivimus” il diritto al futuro della comunità che vi vive.

Giuseppe Barbanti

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