La lingua batte… le frasi fatte

blablaHo voluto fare un breve inventario di certe frasi fatte e direi “ben fatte”, autogratificanti e buone per ogni occasione, di cui tutti noi ci serviamo. E a esse noi ricorriamo senza accorgerci di denunciare i limiti evidenti della nostra psiche e gli ampi confini della nostra vanità. Lo scopo di queste frasi tipiche italiane è di “portare avanti il discorso… “. Un discorso, beninteso, in cui ciò che conta non è lo scambio d’idee ma l’autopromozione di chi per primo ha la prontezza di far ricorso a queste frasi “passe-partout”.

Sì però…
Cominciamo con il modesto Sì, però… che ci permette di non sembrare negativi, anche se in realtà intendiamo dire: “Dimmi quello che tu vuoi, ma io la penso in maniera un po’ diversa. Anzi ad essere sincero, penso proprio il contrario di quello che mi stai raccontando”.

Non so se mi spiego…
L’icastico intercalare Non so se mi spiego… vuol dire semplicemente: “Io mi sto spiegando molto chiaramente… ma non penso che tutti – tu compreso – possiedano l’intelligenza necessaria per capire la verità di quello che sto dicendo con tanta convinzione e chiarezza. Affrettati quindi a riconoscere che ho ragione, senza che io debba sgolarmi!”

Sì, però adesso anche in Italia…
È una frase il cui compito principale è di contraddire l’interlocutore. Si fa ricorso ad essa per respingere le argomentazioni di chi, provenendo dall’estero, racconta che le cose, nel paese dove lui ormai vive, sono sostanzialmente diverse da come – egli constata – esse si svolgono in Italia. Quindi è inutile che voi, in vacanza in Italia, vi mettiate a raccontare che in Canada le cose sono molto diverse. Colui che vi ascolta, da buon italiano, è pronto, sì, a parlare in qualunque momento male dell’Italia, ma nello stesso tempo arde dal desiderio di aver ragione e quindi se voi, convinto di interessarlo, gli raccontate di certe caratteristiche del Canada e dei canadesi, lui immediatamente vi correggerà precisando: “Sì, però anche da noi le cose non sono più come prima, e quello che tu mi stai raccontando succede ormai anche in Italia… ”
Il fisco è molto severo in Canada? “Sì però adesso anche in Italia… ”. Chi in Canada supera i limiti di velocità, dopo non molto provoca l’intervento della polizia? “Sì, però adesso anche in Italia… “. In Canada guai a non voler aspettare disciplinatamente in coda? “Sì, però adesso anche in Italia… ”

Io qui non ci vivrei!
Io qui non ci vivrei! permette all’italiano di elevarsi al di sopra di un’area geografica, una città, un Paese intero, persino un continente, poiché la frase sottintende: “Quelli che qui vivono sono inferiori a me.” È una sentenza di condanna, insomma, che noi emettiamo da visitatori frettolosi che non hanno capito niente di quell’angolo di mondo che frettolosamente stiamo visitando e nel quale nascono, vivono e muoiono milioni di esseri umani, assai simili a noi. In certi casi, ma molto più ridotti, il Io qui non ci vivrei! può essere un’affermazione utile per nascondere, invece, l’invidia verso un posto nel quale noi ci vivremmo, eccome, se solo ne avessimo la possibilità. Possibilità che purtroppo non abbiamo… Ma ci guardiamo bene dal fare questa confessione. E allora non ci resta che abbassare il luogo in questione con questa utile “frase fatta” che c’innalza al di sopra di tutti.

Il vero problema…
Il vero problema per il vostro interlocutore è immancabilmente un altro e non quello che preoccupa voi, e che gli state penosamente esponendo… Gli italiani eccellono nel ricorso al sofisma del “vero problema” che permette loro di demolire qualunque cosa l’altro stia dicendo, dal momento che le idee di quest’ultimo – e ti pareva – riguardano un falso problema. E qual è allora questo “vero problema”? È colui che per primo brandisce la frase del “vero problema” a stabilire quale sia in definitiva il vero problema. E nelle discussioni all’italiana, dal barbiere, al bar, in TV o al Parlamento è tutto un parlare esagitato del “vero problema”. E per ognuno dei partecipanti alla discussione, il proprio “vero problema” diverge dal falso “vero problema” altrui.

Bisogna fare qualcosa!
È una frase che ho udito più volte durante un triste periodo della mia vita quando tornai dal Canada in Italia per far fronte ad un serio problema familiare. Ma dovetti rendermi ben presto conto, con costernazione, che il voler “fare qualcosa” di tanti – conoscenti o amici – si riduceva, nei fatti, a un “Parliamone, Claudio, raccontami tutto, perché sono curioso, anche se vedo fin d’ora che non potrò fare nulla per aiutarti”. Perché, quando si tratta di problemi altrui, l’italiano medio vuol, sì, fare assolutamente qualcosa, ma questo “qualcosa” per lui è soprattutto parlare, parlare… parlare… Parlarne all’infinito. Parlarne facendo possibilmente ricorso ad altre frasi fatidiche del conformismo verbale italiano, quale ad esempio: “Ma tu ti sei mai chiesto perché… ?“ I punti sospensivi sono da completare con il problema che affligge voi e che il vostro interlocutore si affretta ad attribuire, implicitamente, attraverso questa frasetta, alla vostra intera responsabilità.

La società è malata…
La tremenda diagnosi è ricorrente. Quale società? la società nella quale vive colui che emette la triste sentenza. E non c’è società, dalla più ricca alla più povera, che non sia giudicata “malata”. E perché è giudicata malata? per le ragioni più diverse. Quindi “una società che permette che avvengano ‘queste cose’ è una società malata… “ E ‘queste cose’ sono le più disparate. La denuncia della società malata permette a chi la emette d’indossare il camice del medico-specialista. Un medico, cui, in verità, io non affiderei la cura di un semplice callo.

Una generazione perduta
È una generazione perduta! Quale? A giudicare dall’uso ricorrente che si fa, in ogni paese e in ogni epoca, di questa lugubre, apocalittica, stupida frase, si direbbe che la sola generazione “non sacrificata” o “non perduta” sia stata la generazione che ha preceduto immediatamente quella “sacrificata”. Si dimentica che anch’essa invece fu, a suo tempo, dichiara “perduta” innumerevoli volte e per le cause più varie che però nessuno oggi ricorda. L’unica cosa “perduta” oggi sono le ragioni che ci spinsero, ieri, a parlare di “generazione perduta”.

La comunità internazionale dovrebbe intervenire
La comunità internazionale dovrebbe intervenire… altra formula trasudante senso etico, sdegno e compartecipazione degli affanni altrui, e ciò sul piano mondiale. Giusto, sacrosanto: la comunità internazionale dovrebbe intervenire per impedire certe gravi ingiustizie. Ma occorrerebbe prima creare questa comunità internazionale, che non è mai esistita e che non penso stia per nascere in un futuro prossimo o lontano.

Disapprovo… ma difenderò fino alla morte… bla bla blà…
La citazione della frasetta falsamente attribuita a Voltaire: “Disapprovo ciò che tu dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di esprimerti… “ dilaga attraverso il pianeta. La si trova quasi sempre in bocca a gente molto intollerante che vuole in realtà mettere sotto, moralmente, l’interlocutore tramite questa falsa generosità diretta semplicemente a far apparire superiore colui che la pronuncia per primo. Perché in realtà occorrerebbe combattere sì, anche fino alla morte, ma proprio per impedire ai tromboni di pavoneggiarsi con queste dichiarazioni di falsa tolleranza, di generosità fasulla e di eroismo cialtrone… Provate per un istante ad attentare alle verità storiche sanzionate per legge in diversi paesi, insomma azzardatevi ad essere solo un po’ revisionisti nei confronti di certi tremendi avvenimenti della seconda guerra mondiale, e vedrete che solo il vostro avvocato di fiducia oserà difendervi, dietro lauto compenso, cercando d’impedire, senza riuscirvi, la vostra rapida, ineluttabile “morte civile”. O anche peggio.

Te l’avevo detto io!
O anche L’avevo detto io! è la frase cui tutti noi ricorriamo con voluttà, quando possiamo. Il che, purtroppo, avviene molto spesso, anche se per egoismo, per cretineria e narcisismo questa è la frase suprema. Ma ogni volta che la fortuna permette a qualcuno di pronunciarla gli causa una tale ebbrezza di felicità, che anche l’evento luttuoso, la disgrazia, la catastrofe, che lui, per “lungimiranza e straordinaria intelligenza” aveva vaticinato, gli appare come una vera benedizione del cielo. Per lui e solo per noi.
Attraverso Te l’avevo detto io… – torno a ripetere – anche chi aveva previsto un lutto o un disastro, oggi si frega le mani gongolante, incapace di nascondere il proprio trionfo. Chi dice che la felicità non esiste? esiste, sì, e forse non vi è frase al di fuori di questa che ne attesti con altrettanto vigore l’esistenza.

Osservazione finale
media 1Basta leggere i quotidiani della penisola o guardare la TV italiana, anche solo qualche volta, per rendersi conto di certi elementi patologici della maniera in cui in Italia vengono trattati gli avvenimenti di cronaca, di politica o di altra natura. I mass-media svolgono la funzione che hanno nelle discussioni il bar, l’ombrellone da spiaggia, il salone del barbiere o il Parlamento. Fungono da luoghi deputati e da cassa di risonanza per discussioni concitate in cui tutti vogliono avere ragione. Tutti, dal più umile portaborse ai politici di spicco, propongono una soluzione al problema del momento, italiano o mondiale.
Tutto lo spazio disponibile, sulle onde o sulla pagina scritta, è consacrato in Italia al tema del momento, che naturalmente dà la stura al gusto dell’esagerazione e dell’allarmismo ad oltranza che caratterizzano, all’unanimità, gli italiani. Poi il giorno dopo si passa ad altro. Subentra infatti un nuovo fatto capace di eccitare le corde vocali e di incitare gli “spettatori” al protagonismo narcisista.
E quindi di nuovo tutti a parlare… parlare… parlare…

Claudio Antonelli

Annunci

One thought on “La lingua batte… le frasi fatte

  1. Bel post, mi piace! 🙂
    Il mio blog parla di telefilm, musica e libri! 🙂 Se ti va dai un’occhiata!
    loscrittoreimpenitente.wordpress.com
    Ancora complimenti per il blog 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...