Pifferai d’Italia

hamelinI fratelli Grimm raccontano che ad Hamelin c’era un uomo che quando suonava il suo piffero costringeva tutti quelli che ne sentivano il suono a seguirlo ammaliati. Le sue note affrancarono la città da un’infestazione di topi, ma l’uomo rapì anche tutti i bambini e, per liberarli, chiese un riscatto ai genitori. Morale della favola: con uno strumento eccezionale in mano si può fare del bene, ma anche del male. Dipende da chi lo usa. E per quali fini.

L’aveva suonato Mussolini ma poi aveva tramutato il piffero in un manganello. Ne usò uno Berlusconi, che approfittando dell’onda prodotta da “Mani pulite”, che aveva letteralmente spazzato via un’intera classe politica, chiese e ottenne dagli italiani la delega in bianco per cambiare il Paese. Come è andata lo sappiamo tutti. Poi ci ha provato Beppe Grillo, ma non ha saputo concludere la sua sinfonia e tutto si è arenato tra note stonate di sterile protesta. Ora sembra che qualcosa tra gli stellieri si muova, ma Grillo è troppo ingombrante per il Movimento 5Stelle perché i suonatori di buona volontà possano liberarsene facilmente.

RenziOra c’è Renzi, un giovanotto che ha promesso di cambiare l’Italia, e anche l’Europa. È un progetto ambizioso il suo, ma in tanti gli fanno credito. E lo votano. Come i suoi predecessori, Matteo Renzi si propone di ridefinire le Istituzioni repubblicane promettendo uno Stato amico del cittadino. Ma lo fa stracciando le regole democratiche del partito e dei gruppi parlamentari. E, invasato dal fine che giustifica i mezzi, prima decide il da farsi e poi chiede l’avallo dei suoi. E se qualcuno dissente è un sabotatore delle riforme. E va messo da parte. Dicono i suoi che pochi eretici non possono mettere in discussione il volere di dodici milioni di elettori. E sembra di risentire l’eco dei berluschini quando, per giustificare le malefatte del loro capo, si richiamavano ai milioni di elettori che avevano manifestato apprezzamento per lui attraverso il voto. Costoro, però, cercavano di zittire l’opposizione esterna, non quella interna.
Ora, non mi pare il caso di richiamare l’art. 67 della Costituzione che garantisce a ogni membro del Parlamento di esercitare le sue funzioni senza vincolo di mandato, perché sappiamo tutti che esiste un cordone ombelicale mai tranciato tra l’eletto e il partito di appartenenza. Così come tutti siamo consapevoli che se un parlamentare si esprime in dissonanza dal gruppo di appartenenza è soggetto a sanzioni disciplinari che arrivano fino all’espulsione dal partito o alla mancata ricandidatura alle successive elezioni.
Ma nemmeno si può negare loro la libertà di opinione!
Quello che sorprende è che nell’ambito della Sinistra italiana si è lavorato per decenni per evitare pratiche staliniste. È il caso di ricordarlo a Renzi&renzini, che, per altro, provengono da esperienze lontane mille miglia dal vecchio comunismo?
Chi dissente è palude, disse Renzi appena eletto Segretario. Poi si è capito che era un modo per mettere le mani avanti e dedicarsi al decisionismo sfrenato in ragione della legittimazione ricevuta nelle primarie e confermata dal voto europeo. Questo, però, non è un comportamento da leader, ma da caudillo! O da novello sor Cipolla che intimava “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai”. Lo ha fatto Grillo e gliene abbiamo dette tante, perché mai dovremmo tacere con Renzi?

Diciamolo, Matteo Renzi, sarà anche il Segretario di un partito di Sinistra, ma il suo modo di fare fa pensare alla Destra. Forse il suo atteggiamento assolutistico è voluto proprio per piacere agli italiani di ambedue i fronti. Quello che sorprende, però, è che molti elettori del Pd, lo difendono a spada tratta dalle accuse di autoritarismo e lo applaudono anche quando avanza proposte che fino a ieri erano considerate poco democratiche (vedi il progetto di regolamentare le intercettazioni telefoniche definite in precedenza “leggi bavaglio” o la responsabilità civile per i giudici). Insomma, chi sobbalzava dalla sedia e gridava in piazza o in tv contro certe iniziative di Berlusconi, oggi, a fronte di analoghe pensate, inneggia a Renzi come salvatore della Patria, in grado di farci uscire dal pantano.

Cos’è che li incanta, il progetto di rottamazione che mette in quiescenza molti personaggi della prima Repubblica? Il ricambio generazionale, in politica come altrove, è necessario, ma la cosa insopportabile è far passare l’idea che tutto quello che appartiene al passato è da buttar via. Sarebbe il caso di ricordare a questi detrattori della vetustà che se prima c’è stata Tangentopoli, ancor prima, alcuni “vecchi” hanno pensato e votato leggi come lo Statuto dei lavoratori, il divorzio e l’aborto, per non parlare della nascita della Comunità Europea, poi diventata Unione. I vecchi non hanno fatto abbastanza? Forse dovevano fare di più, forse anche meglio, ma credo che molti di loro meritino rispetto. Che poi gradualmente debbano farsi da parte e favorire un ricambio della classe politica è un altro discorso.

legge elettoraleLa sua legge elettorale senza la possibilità da parte del cittadino di scegliere i propri rappresentanti a molti non piace. Liste lunghe o corte impongono all’elettore di esprimersi con un sì o con un no. In alternativa, di rinunciare a partecipare per non essere costretti a esprimere un consenso pilotato. Le Segreterie di partito continueranno a farla da padrone e Renzi difficilmente acconsentirà a candidare chi fa obiezioni. Ed io che vorrei pur votare Partito democratico, ma dare la mia preferenza a qualcuno che sia in grado di contrastare il renzismo dall’interno, non posso farlo. Quindi, o accetto quello che ha deciso il dominus fiorentino o me ne resto a casa. O mangio la sua minestra o rimango alla finestra.

Non intendo avventurarmi in una disputa tra proporzionale o maggioritario, tuttavia so per certo che esiste una legge elettorale per i sindaci che funziona. So che Renzi è stato sindaco di una importante città e non perde occasione di vantarsi di esserlo stato. So che quella legge consente all’elettore di scegliere e di conoscere subito da chi sarà governato. So che è possibile persino il voto disgiunto e che qualsiasi tentativo di inciucio viene scoperto all’istante. So che chi decide di far cadere il Governo della città prescelto se ne assume la responsabilità davanti ai cittadini.
Domanda facile facile: perché il giovane Matteo non è partito da quella legge elettorale portando tutti i correttivi necessari e adattarla al livello nazionale? Perché si è inventato un parente stretto del Porcellum? È il caso di ripetere che innalzando la soglia di sbarramento e introducendo il premio di maggioranza, in assenza di preferenze, si dà luogo a un Parlamento fedelissimo al leader vincente e privo di rappresentanza delle minoranze? Cosa vuole Renzi, un’aula muta e grigia?
E, inoltre, è così difficile capire che in presenza di formazioni politiche identificate con il proprio capofila si smarrisce l’idea portante della concezione della società che un partito dovrebbe avere? Ed è per quest’idea che bisognerebbe votare, non per una personalità e celebrarne il culto!

Ma si sa, i tempi mutano. E anche le poltrone ruotano. Oggi qui, domani lì. Ieri sindaco, oggi capopartito e Premier. Per altro, anche Berlusconi è cambiato: ieri gridava “Meglio appassionarsi alle belle ragazze che essere gay”, mentre oggi sostiene che la battaglia per i diritti civili degli omosessuali deve essere un impegno di tutti. E la sua fidanzata si iscrive all’Arcigay.

Pifferai di ieri, pifferai di oggi. Il problema è capire se noi siamo topi obbedienti o bambini rapiti.

Cantastorie

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