Trasimenando

Monte del Lago

Monte del Lago

Ci risiamo, anche questa volta è un “Salir, sempre salir”. E che ci potevamo aspettare da un posto che si chiama Monte del Lago?
Elena ed io vi arriviamo poco dopo mezzogiorno e già dal cancello d’ingresso si intravede una salita arcigna. Ma Luana e Valentina, due dei giovani che gestiscono il villaggio ci accolgono con tale cortesia e professionalità da farci scordare quello che abbiamo appena visto. Ma non sono le sole, perché nel corso della giornata facciamo la conoscenza anche di Alessio, Mirco, Federico, Laura e Matteo. Hanno compiti diversi, ma un comune denominatore: simpatia e gentilezza di modi. Fa piacere apprendere che in un momento di crisi occupazionale ci sono dei ragazzi che non aspettano la manna dal cielo, ma si scorciano le maniche per costruirsi un futuro. Bravi! bravi davvero… anche se lo scaldino del bungalow per tre giorni ha funzionato a singhiozzi e ho fatto la doccia scozzese in compagnia di alcuni santi umbri e campani (San Francesco e San Gennaro esclusi).

Il bungalow non è grande, ma con un ampio spazio esterno e, considerato che dentro si va solo a dormire, è un pregio. Ad esso si accede per alcuni gradini che si aprono un varco in un’alta paratia di rosmarino dal gradevole profumo. Le piante di lavanda invece fanno da sfondo sul lato opposto. La vista sul lago è un valore aggiunto, così come gli ulivi che ombreggiano il nostro patio. Valeva veramente la pena salire fin quassù (con l’auto)!

Slider-camping-cerquestra-22-1500x600Il Trasimeno è un velo d’acqua su un prato. Così lo definì lo storico dell’arte Cesare Brandi per il fondale erboso, la cui profondità massima non supera i sei metri. La sua origine non è vulcanica ma nato da una depressione tettonica. Non ha immissari ed è alimentato dall’acqua piovana. Si stima che il completo ricambio dell’acqua avvenga in circa 22 anni ed è destinato a scomparire. Ciò nonostante è uno splendido specchio lacustre di grande suggestione, sia nei mesi invernali per i riflessi di luce morbida, che in estate per i tramonti abbacinanti.
La cintura del lago è fatta di scorci paesaggistici pianeggianti e collinari che hanno affascinato Goethe e Byron, ma anche influenzato l’opera pittorica del Perugino. Questo è un luogo in cui ambiente, arte e storia si armonizzano fino a farlo divenire magico.

Parlando del Trasimeno verrebbe voglia di cominciare il nostro racconto con “C’era una volta… “. È sempre intrigante dare inizio a una storia con il più classico degli incipit e in questo caso nulla è gratuito, perché è proprio la favola, o se volete la mitologia, a fare da introduzione alle nostre annotazioni di viaggio.

Quindi… C’era una volta un principe, figlio del dio Tirreno, fondatore del popolo etrusco, che qui si imbatté e si invaghì della bella Agilla, una ninfa che viveva nelle acque del lago. Fu un amore travolgente che però ebbe un epilogo tragico: il principe, per raggiungere la sua amata si lanciò nel lago e vi morì annegato. Quel giovane si chiamava Trasimeno e ancora oggi, quando il vento lambisce le acque del lago sembra sentire il lamento della bella Agilla che piange il suo perduto amore.

Questa è la favola. Ma la realtà è fatta di acqua e di terra, di fauna e di flora, di antichi borghi, di arte, cultura, spiritualità, folclore, gastronomia e artigianato. Tutte cose di cui il viaggiatore può godere, ma a condizione che guardi negli occhi della gente e non si limiti a scattare solo fotografie da portare a casa come un trofeo da mostrare agli amici.

Sull'isola Polvese

Sull’isola Polvese

Nel Trasimeno ci sono tre isole: la Maggiore, la Minore e la Polvese. Contrariamente a quanto i nomi possono indicare, la più grande è quest’ultima.
L’isola Polvese è un’oasi naturalistica inserita in un ambiente suggestivo, frutto di un’armoniosa integrazione tra paesaggio naturale e interessanti memorie architettoniche: dal Giardino delle piante acquatiche, ai resti del Monastero Olivetano, al Castello medievale in ottimo stato di conservazione. La passeggiata, per un buon tratto in salita, è piacevole e non ti fa pentire della fatica.
Di fronte alla Polvese, sulla sponda orientale, vi è San Feliciano, un tempo piccolo e pittoresco borgo di pescatori, che in alcuni elementi conserva ancora la sua antica autenticità ed è sede di un interessante Museo della Pesca. Qui sono raccolti reperti etno-antropologici sulla cultura dell’acqua che consentono di capire il passato più remoto ma anche quello recente del modo di pescare attraverso messaggi, illustrazioni, video, grafici e plastici che parlano di tradizione, regole, esperienza, consuetudini, saperi e saggezza.
La fauna ittica è piuttosto ricca. Nel lago trovano dimora diciotto specie di pesci, anche se sono soltanto cinque le specie indigene. Tra gli altri, vi sono lucci, carpe, tinche, il persico reale, l’anguilla e i gustosissimi latterini da mangiare fritti e in un sol boccone.

Isola Maggiore - il borgo

Isola Maggiore – il borgo

La sola abitata è l’isola Maggiore, che mantiene ancora il caratteristico aspetto di un villaggio di pescatori del XV secolo, anche se poi la mercanzia d’accatto esposta sulle bancarelle del molo, a prima vista, le conferisce l’aspetto del solito suk che si trova un po’ dappertutto. Si narra che qui, nel 1211, dopo una traversata in mezzo a una furiosa tempesta, si fermò San Francesco in eremitaggio. Nessuno si accorse di lui e da nessuno egli si fece vedere. Oggi gli isolani, che d’inverno sono solo 16 (sedici), ricordano lo scoglio dove il Santo si fermò a pregare per lo scampato pericolo. Di notevole interesse è la pieve di San Michele Arcangelo, posta nella parte più alta dell’isola, da dove si gode una vista bellissima, per cui la sudata per raggiungere il luogo è appagante e per di più compensata dall’interno della chiesa, che conserva importanti affreschi databili dal XII al XIV secolo.
Da non perdere è anche il Museo del merletto, la cui lavorazione fu favorita dalla marchesa Elena Guglielmi nei primi anni del Novecento, che fondò una vera e propria scuola, dove le figlie dei pescatori, già abili nell’intrecciare reti da pesca, appresero la delicata arte della lavorazione dei pizzi a ‘punto d’Irlanda’. Il pregio di questo tipo di artigianato interessò persino la zarina di Russia Aleksandra F. Romanova e la regina Margherita di Savoia.

L’isola Minore è privata. Acquistata e abbandonata. Ci dicono che di recente non è stato nemmeno possibile attraccare perché il pontile è andato distrutto. Mah! stranezze di chi ha soldi da spendere e non idee per goderseli.

Tuoro - Campo del Sole

Tuoro – Campo del Sole

A nord dell’isola Maggiore vi è Tuoro. Il paese è sorto nella conca dove nell’anno 217 a.C. il cartaginese Annibale annientò le legioni romane guidate dal Console Caio Flaminio. Fu versato tanto sangue che quelli che si trovavano sulle alture adiacenti videro le sponde del Trasimeno colorate di rosso per diversi giorni. La frazione di Sanguineto prende il nome proprio da questo avvenimento.
Oggi, sulle quelle rive, in un luogo di tregenda, è nato Campo del Sole, un respiro di vita che riassume l’umano anelito di pace e il desiderio di dialogo con l’infinito. Campo del Sole è un posto suggestivo, una grande spirale caudata costituita da colonne in pietra arenaria, un luogo di meditazione che induce a introspezioni profonde e vivificanti. Ma è anche un luogo di contemplazione, di riposo, di svago e di incontro, così come invita l’opera scultorea posta al centro del Campo, che rappresenta un desco collettivo sormontato da un simbolo solare.

Il Trasimeno è anche terra di sapori, dove non mancano salumi, formaggi, olio, vino e la famosa fagiolina, un legume simile al fagiolo classico, ma più piccolo, di forma ovale e di vari colori, dal bianco al salmone, dal nero al rosso, al marrone. In bocca è tenero, burroso, saporito, e va gustato, a dire dei nostri giovani amici del villaggio, sulla bruschetta. Ma anche con olio, limone e un pizzico di origano, oltre che con la pasta, è buonissimo.

Nei nostri impegnativi ma gratificanti saliscendi abbiamo visitato borghi incantevoli: Passignano, Castiglione del Lago, Montecolognola, Castel Rigone, Corciano, Monte del Lago, Agello e poi Mugnano con i suoi muri dipinti. Non poteva mancare la splendida Perugia. In molti di questi luoghi c’eravamo già stati, ma rivederli è stato un piacere superiore alla prima volta. Siamo anche saliti sulla Torre dei Lambardi di Magione, un ‘mansio’ altissimo che domina tutta la Piana del Carpine, da cui si gode una vista a trecentosessanta gradi. Sulla sua sommità lo sguardo si perde in una sensazione di infinito. Ma bisogna salirvi…

Torre dei Lambardi - interno

Torre dei Lambardi – interno

Questa volta, però, forse in memoria del senso di pietà dei Cavalieri Gerosolimitani, attuali Cavalieri di Malta, qui giunti nella metà del secolo XII ed entrati in possesso della Torre, all’interno è stata installata (udite! udite! udite!)… un ascensore. Un sonoro pernacchio alla scala e con enfatica lentezza espongo il dito indice ben teso per poi pigiare sul pulsante bianco. La spia luminosa diventa rossa e poi verde. Le porte, come per magia, si aprono e si levita fino all’ultimo piano.
Ma le scale sono vendicative, perché al terrazzo si accede arrampicandosi su una stretta scala a chiocciola. Da noi si dice che ‘a coda è a cchiù tosta ‘a scurtecà. In questo caso è più vero che mai.

Siamo partiti dall’acqua e per chiudere le nostre note di viaggio all’acqua è giusto ritornare. Per cui, scesi dalla Torre andiamo a San Feliciano e sulle sponde del lago ci rifocilliamo con una delle più gustose pietanze del posto: il tegamaccio. Un piatto, anzi un tegame di coccio, fatto di anguilla e filetto di persico reale aromatizzati con aglio, peperoncino, prezzemolo, vino bianco, e l’aggiunta di un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Va da sé che l’olio è l’extravergine locale e il vino è un Grechetto dei Colli del Trasimeno.
Il tutto, comodamente seduti al tavolo di uno dei ristoranti suggeriti dal mio mentore gastronomico Carlin Pedrini. Scusate se è poco.

mimmo

da leggere anche Pizza e Tosèla, Salir, sempre salir! e Tempo brutti e tempi belli

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One thought on “Trasimenando

  1. La descrizione fatta da mio cugino Mimmo dei luoghi del Trasimeno non ha bisogno di nessuna aggiunta, meravigliosa com’è.
    E’ tutto assolutamente vero, parla una patita del Trasimeno insieme a suo marito Mimmo e in special modo di Castiglione del Lago, da dove adiamo già da due anni, in tutte le stagioni e si sta sempre benissimo.
    Noi siamo più “comodini” di Mimmo ed Elena, alloggiamo in un grazioso albergo a conduzione familiare, non lontano dal lago e dal quale si possono raggiungere facilmente tutti i posti descritti magistralmente da Mimmo, che ringrazio perchè leggendolo mi ha fatto rivivere nostalgicamente ore rilassanti e bellissime, anche in loro compagnia, incontrati proprio lì (ma guarda un pò, dopo tanto tempo senza vederci tra Napoli e Roma…..galeotta fu l’Umbria!!!).
    E la riflessione che faccio è proprio questa: la nostra bella Italia deve essere visitata di più, dobbiamo essere noi i primi a valorizzarla senza necessariamente andare sempre all’estero in vacanza per il gusto di dire di essere stati in altri Paesi.
    Non voglio certo dire che non è bello andare anche fuori Italia, ma prima conosciamo dove viviamo e poi arricchiamoci anche di altro!
    Grazie Mimmo per i tuoi racconti che ci fanno viaggiare insieme a te ed Elena.

    LAURA

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