Cazzillo

gennarino CTra il 27 settembre e il 1° ottobre del 1943 si sviluppò a Napoli quell’insurrezione popolare che va sotto il nome “Le Quattro giornate”. Fu una guerriglia a cui partecipò la Napoli democratica e antifascista, ma anche quella parte di popolo offesa dai soprusi e stanca delle vessazioni dei tedeschi.

La rivolta si sviluppò in quasi tutta la città e la sua immediata periferia e vide protagonisti uomini, donne e bambini di ogni ceto sociale in una Napoli già martoriata da oltre un centinaio di bombardamenti compiuti dagli inglesi con più attenta cura degli obbiettivi militari e con più spensierata abbondanza dagli americani.
L’arrivo degli aerei era segnalato da sirene di allarme disseminate in città e al loro sinistro suono, la gente raggiungeva in fretta ogni sorta di rifugio.
Qualche volta però gli aviogetti che si stagliavano nell’azzurro cielo partenopeo appartenevano alla classe dei ricognitori e non dei bombardieri. Molti napoletani avevano imparato a riconoscerli e per rassicurare i timorosi che non li distinguevano dagli altri, portatori di morte e distruzione, esclamavano con fare rassicurante: «Nun ve mettite paura, chille so’ ‘e fotografe!».

Durante quelle storiche giornate Napoli espresse tanto eroismo. In via Toledo, quattro giovinetti armati di bombe a mano, assalirono i terribili carri armati Panzer – chiamati “Tigre” -, per poi morire falcidiati dalle mitragliatrici nemiche.
Scacciati i tedeschi, giunti gli alleati, si cominciò a scavare tra le macerie per prestare aiuto ai feriti e dare la giusta sepoltura ai caduti.

Si narra di una triste processione di bare, fra le quali, quasi nascosta, ve ne era una piccolissima. Tra le bare una madre, Concetta, che alla vista del piccolo feretro, trasportato da alcuni ragazzi, in preda a un tragico presentimento, si precipitò angosciata verso di loro.
«Chi portate lì dentro? Come si chiamava?»
«Non lo sappiamo, ma era uno dei nostri! Si chiammava Cazzillo».
Quel nomignolo, che i compagni avevano attribuito al ragazzo a causa della sua piccola statura, chissà perché tranquillizzò Concetta, che senza alcun motivo fu indotta a pensare che in quella cassa non ci poteva essere il suo Gennarino.
Un attimo di gioia, un sospiro di sollievo seguito però, subito dopo, da un profondo rimorso: alla sua felicità corrispondeva il dolore di un’altra madre, al suo sorriso dovevano far riscontro lacrime altrui.
Concetta andò via alla ricerca del suo ragazzo, ignara che Gennarino, Cazzillo, giaceva proprio in quella piccola cassa avendo pagato con la vita il suo coraggio e il suo eroismo.

A Gennaro Capuozzo, piccolo eroe della Resistenza e ai suoi coraggiosi compagni è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare.

mimmo

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