Le ultime parole fumose

renziSul detto e contraddetto di Matteo Renzi c’è un’ampia casistica. Dice e contraddice con una disinvoltura disarmante. Lancia proposte, ascolta le reazioni e poi modifica l’idea iniziale. Ora, se è vero che solo gli idioti non cambiano mai idea e anche vero che chi la cambia troppo spesso qualche perplessità la desta.

Ospite di Michele Santoro, a Servizio Pubblico, già nell’aprile del 2012, Renzi disse: «Non c’è un imprenditore che ponga l’articolo 18 come un problema. Perché, mi dicono, che i problemi sono la burocrazia, le tasse, la giustizia, non l’articolo 18… Per quello che mi riguarda l’articolo 18 è un problema mediatico».
La stessa cosa l’ha ribadita più volte definendo l’art. 18 un totem e null’altro. E alla presentazione in Parlamento del programma dei mille giorni (agosto 2014), disse: «Il problema non è l’articolo 18, non lo è mai stato e non lo sarà», aggiungendo che sulla riforma del lavoro voleva ispirarsi al modello tedesco.
Oggi marcia come un bulldozer per asfaltare l’art. 18 secondo il modello Sacconi.

«No agli intrighi di palazzo per prendere il posto di Letta» dichiarò Renzi nel gennaio 2012 scorso, per poi ribadire: «Io al governo non andrò mai senza elezioni».
Non passarono pochi giorni che diede l’assalto a palazzo Chigi al grido “stai sereno Enrico”.

Appena nominato premier (febbraio 2014) annunciò le sue riforme con cadenza mestruale: «Entro il mese di febbraio prepareremo un progetto sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare all’attenzione del Parlamento. Nel mese di marzo la riforma del lavoro, in aprile la riforma della pubblica amministrazione e nel mese di maggio quella del fisco».
A settembre scorso invece è andato in menopausa e ha detto che gli occorrono tre anni: «Mille giorni sono il tempo che ci diamo per rendere l’Italia più semplice, più coraggiosa, più competitiva».

Subito dopo le primarie perse con Bersani, Berlusconi disse: «Se Renzi volesse venire con noi, sappia che tengo sempre la porta aperta». La risposta di Renzi fu: «Hai le porte aperte per me? chiudile pure che fa freddo».
Il 18 gennaio 2014 spalancò porte e finestre per stipulare con il condannato-scavalierato-defenestrato il “patto del Nazzareno”.

Quando la Cancellieri, ministro della Giustizia del governo Letta, fece la famosa telefonata ai Ligresti, Renzi dichiarò: «La Cancellieri lasci anche senza avviso di garanzia».
Per Claudio De Scalzi, amministratore delegato ENI, da lui nominato e accusato di corruzione internazionale, Renzi, petto in fuori e lancia in resta, ha fanfaronato: «Felice di averlo scelto. Lo rifarei domattina».

«Non ho mai immaginato Marchionne come modello di sviluppo per l’economia» diceva nell’ottobre 2012.
Due anni dopo, illuminato sulla via di Detroit, braccia al cielo, ha esclamato: «La Fiat è un modella da imitare».

Ora ha detto che nel 2015 il patto di stabilità per i comuni sarà superato e ha annunciato che metterà il TFR nella busta paga dei lavoratori. restiamo in attesa della puntuale contraddizione.
Ma il suo capolavoro è sul 3% del rapporto deficit/pil: «Noi siamo con la Francia che ha annunciato di superarlo, ma siamo con la Merkel che vuole che lo rispettiamo».

In politica, si sa, le parole si sciolgono come neve al sole. E in tanti sperano che la falsa solidità che hanno messo nelle loro affermazioni sublimi e nessuno se ne rammenti. O, per lo meno, ricordi solo l’affermazione che preferisce. Ma non sempre è così. Succede che qualcuno grazie ai potenti motori di ricerca disponibili sul web trovi date, circostanze e momenti del detto e contraddetto. Lo diffonde, magari con pertinenti considerazioni aggiuntive, ma dopo un attimo di indignazione anche questo precipita nel dimenticatoio. Domani è un altro giorno… c’è la partita, il reality, il pokerino… Tutti per uno? no, si spera nel nuovo ‘uno’ per tutti, quello che per piacere a tanti deve essere mediocre e banale e portatore di promesse zuccherose. Irrealizzabili, ma il più mielose possibile. E, per carità, che non si faccia avanti uno serio, con un progetto preciso, illustrato con parole chiare, inequivocabili e in parte dure, perché da quei tanti sarebbe sgradito e respinto. Meglio illudersi che affrontare la realtà.
E se l’imbonitore di turno non convince del tutto, va bene uguale… Anzi no, va male… ma va bene.
Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.

Gufo Rosicone

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2 thoughts on “Le ultime parole fumose

  1. Mi dispiace che solo ora ti accorgi ovvero vi accorgete di che razza di individuo hanno osannato ,bastava guardare la provenienza e le prime dichiarazioni per sapere chi fosse quest’uomo.Ancora adesso sto ascoltando quello che sta dicendo in tv ma assolutamente “schifo” scusate il termine.Ma mi dite cosa sta facendo per risollevare l’Italia????
    Demonizza tutti coloro che non seguono il suo pensiero!
    Ha messo i suoi uomini nei posti che gli interessava!
    dice un sacco di menzogne e nessuno dico nessuno gli rinfaccia nulla ,stiamo andando a sfracellarsi come la Concordia e nessuno fa nulla !!!!!!!!!!!
    I ippidini contrari si allieano per non perdere il posto in parlamento sono dei veri codardi!!!!

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