Tutti pazzi per Matteo

festa 5Oggi, parlare di politica significa parlare di Matteo Renzi, il suo governo, il suo partito, la sua Leopolda. Berlusconi qualche volta fa cucù, ma è solo il fantasma di sé stesso. In Forza Italia fiatano solo Brunetta, Toti e Fitto, ma non rappresentano nulla. Grillo, ogni tanto fa un grugnito, poi un raglio e ancora un grugnito. Ma non se lo fila nessuno. Intanto gli stellieri non vanno al di là dell’ammuina e perdono luminescenza, se mai l’hanno avuta, giorno dopo giorno. Alfano si occupa solo dei venditori neri sulle spiagge e delle nozze omosessuali, mentre il suo partito (chiamiamolo così) sta in piedi col fil di ferro e la carta gommata. Vendola è lì come la foto sbiadita di una Sinistra che non sa cosa fare e cosa dire. Di Monti, Casini e La Russa non se ne ricorda più nessuno. Giorgia Meloni di tanto in tanto esce dalle quinte, ma parla a una platea che non esiste.

In questo contesto, Matteo Renzi è un gigante. Unico protagonista della Politica che non c’è, ora si è appropriato anche dell’antipolitica. Da quando è diventato Segretario del Pd e poi premier è stato sempre al centro della scena e non prestargli attenzione è piuttosto difficile. Il suo dinamismo in perenne accelerazione non tralascia nulla, anche se quello che dice spesso vale meno di come lo dice. Dell’arte di vendere è un campione e supera di gran lunga il piazzista che lo ha preceduto. Parla un inglese alla Totò e se qualcuno glielo fa notare, risponde con un risolino da simpatica canaglia. La sua retorica avvince e non lascia mai a chi ascolta lo spazio per riflettere. Nei suoi interventi parla a mitraglia. Al confronto Bersani usa un moschetto da ricaricare dopo ogni colpo, Cuperlo spara a salve e D’Alema con la pistola ad acqua.
Grazie a un eloquio fluido e ricco di metafore ha la sfrontatezza di eludere qualsiasi domanda scomoda. Si infervora, alza il tono, si scalda ma non risponde. Va dritto per la sua strada con argomentazioni quasi mai consequenziali. E quando meno te lo aspetti fa una pausa e dice: «C’è tanta voglia di Italia nel mondo» oppure «Bisogna restituire fiducia agli italiani». Per poi concludere: «Io sto con quelli che si spezzano la schiena» o anche «Io sono dalla parte di quella donna che non ha la maternità». Battute sulle quali è difficile ribattere.
Quando interviene si rivolge sempre al pubblico, sia che parli al Nazzareno, in televisione, dai banchi del Governo o dalla tribuna del Parlamento europeo. Il suo è uno stile elettorale che non trascura mai il risentimento popolare. Perciò parla di rottamazione, si oppone ai sindacati, attacca quei ‘poteri forti’ che si è scelto come tali. E riesce a farlo meglio di Grillo.

gufiMa se non sei d’accordo con lui, sei un gufo. Anche se la tua è una forma di criticismo kantiano intesa ad acquisire la veridicità dei fatti, non hai scampo, sempre gufo sei. Oppure appartieni alla categoria dei vecchi scarponi di cui liberarsi.
Poi, puntuale, ti ricorda che lui ha preso il 41% di voti. Ma come lo puoi scordare se non fa altro che sbandierare quel risultato anche nelle confessioni e scriverlo sui muri delle città?
E se provi a fargli notare che quello era un voto inteso a scegliere i rappresentanti italiani a Bruxelles e che in nessun momento della campagna elettorale ha chiesto agli italiani di votare il Pd con la finalità di snaturare il Senato e abolire l’art. 18, ti risponde che non hai capito nulla. Fuori c’è un intero popolo che vuole le riforme. Le sue riforme. Quelle concordate con Berlusconi, Squinzi, Marchionne e compagnia di giro. Perciò, se non ti adegui sei un disfattista. Mentre un coro di gnomi ti spiega che l’unico modo per evitare il baratro è affidarsi a lui, uomo del monte e messia. Anche se non ha un orizzonte culturale e politico? E che importanza ha? Matteo è come il babbo della fiaba di Andersen, qualunque cosa faccia è sempre ben fatta.

Ma non si può chiedere a tutti di turarsi il naso e sostenere un garrulo giovanotto con la minaccia che il suo fallimento scatenerebbe una bolla d’acqua, tale da travolgere del tutto l’economia del Paese. Questa è una visione di retroguardia. Un modo di pensare da conservatori non da progressisti. Un ricatto esercitato ai danni della democrazia. Una sorta di dittatura strisciante. Una servitù volontaria in ragione della rinuncia alla propria autonomia intellettuale. Una forma di culto della personalità riveduta e corretta. Un volgare ‘prendere o lasciare’.
Renzini e renziani, lasciatevelo dire, questa è disperazione, non è speranza!

Ma cosa vuoi capire tu che sei un nostalgico in attesa del sol dell’avvenire e che si ostina a voler cambiare la società a colpi di falce e martello. Anche se gratuita, è un’accusa meno insolente di quella che faceva Berlusconi agli elettori di sinistra. Può darsi che io capisca poco i cambiamenti in atto, ma faccio fatica a ritrovarmi in un partito per il quale simpatizzano anche imprenditori come Davide Serra, Guido Ghisolfi, Ivana Tanzi, Alfredo Romeo, tutti bendisposti a tirar fuori dal portafogli decine di migliaia di euro per finanziare le iniziative private del Segretario.

renzi can 5Comunque, bisogna prendere atto che ora c’è il Pd di Renzi, un partito fluido che ambisce a diventare Partito della Nazione. Una formazione aperta a tutti, che non ha bisogno di iscritti, che non è di destra, non è di sinistra e nemmeno di centro. È una specie di gazebo che accoglie chiunque, fosse pure uno come Francesco G. Caltagirone. Sono esclusi soltanto sindacati e dissidenti. Qui si decide a maggioranza renziana e non si arretra di un centimetro. Avanti Savoia! Poi, sulle decisioni prese dal capo si può anche discutere, ma tanto per parlare. A richiesta si può anche votare, ma è una formalità (il capo ha circa il 70% dei consensi).
È la democrazia, bellezza! ti dicono. No, questo è un metodo da assemblea di condominio. Ma la gente è dalla mia parte, dice lui, e io parlo direttamente con loro. Ma è populismo! La partecipazione dal basso necessita di filtri rappresentativi. Il rapporto diretto con il popolo è una forma di governo esercitata dai peggiori autocrati!

Ormai, è abbastanza chiaro che Renzi ha la vocazione del manovratore che non vuole essere disturbato. Si professa liberale ma all’occorrenza invoca il centralismo democratico. Sfida e deride i dissidenti per costringerli a lasciare. Esclusi loro, il partito sarà sotto il suo totale controllo e i gruppi parlamentari messi a tacere sotto il ricatto della mancata ricandidatura.
Qualcuno sostiene che se si andasse a votare Renzi prenderebbe una maggioranza schiacciante, quindi tanto vale che resti dov’è. Senza contare che una tornata elettorale aggraverebbe ancor di più la situazione economica italiana. Può darsi che sia così. Ma in politica non ci sono strade senza uscita. Sarebbe la negazione della politica stessa. Anche dopo il governo Monti si temevano sfracelli. Poi è venuto Letta e sembrava l’ultima occasione per evitare il commissariamento della Troika. Ciò nonostante, Matteo non ha esitato a dargli il benservito.

renzi berlusconiE se poi Renzi fosse un altro bluff come Berlusconi? Farlo cadere potrebbe comportare rischi importanti, ma lasciarlo fare per alcuni anni e poi scoprire che nulla è cambiato in meglio non sarebbe indolore. Questo non è un gioco elettronico nel quale morti e distruzioni si azzerano con un “game over”. Dopo un lungo periodo con un solo uomo al comando, possiamo permettercene un altro? Via, ci siamo già passati! L’Italia ha bisogno di una ripresa economica, non di una ri-presa per il culo.

In democrazia i cittadini hanno il diritto di seguire passo dopo passo le scelte del governo. Analizzarle e, nel caso, criticarle. Il sistema di partecipazione dal basso impegna gli elettori a far sentire il fiato sul collo agli eletti, e questi hanno il dovere di dar conto e ragione dei loro passi con cadenza periodica. Altro che deleghe in bianco!

L’amministratore di un’azienda è chiamato dal consiglio di amministrazione a un reporting periodico sulla sua gestione e se i risultati non sono soddisfacenti lo rimuovono subito, non aspettano il tracollo della società.
O se volete – ancora più terra terra – voi incarichereste un architetto a ristrutturare la vostra casa per andarvene subito dopo in vacanza e tornare a cose fatte? Non seguireste forse le varie fasi del processo per controllare la qualità del lavoro, correggere eventuali anomalie e intervenire quando qualcosa va storto?

Questa è la domanda. I “pazzi” per Matteo si diano una risposta.
Noi, finché i lavori di ristrutturazione sono in corso restiamo sul cantiere a vigilare. Ne abbiamo il diritto e, in quanto cittadini, anche il dovere.

Cantastorie

Annunci

2 thoughts on “Tutti pazzi per Matteo

  1. e se poi Renzi fosse un altro Berlusconi??ti rispondo “perchè vuoi vedere in negativo? e se riuscisse a fare?? un pò di ottimismo, no, vero? solo critiche…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...