La decadenza della musica in radio

radio 1Una delle espressioni più evidenti della decadenza culturale e della deriva musicale dei nostri tempi è classificabile con le radio, che invece di diffondere musica da far ascoltare ai loro utenti, impongono ossessivamente solo la solita sfilza di cinque canzoni. Ultimo esempio di questa male-educazione all’ascolto, è il riproporre in continuazione, ventiquattro ore al giorno, la nuova canzone di Lenny Kravitz, The Chamber. Personaggio stimabile, Kravitz: suona tutti gli strumenti dei suoi dischi, è anche un bravo attore, e a cinquant’anni ha un’immagine e un fisico invidiabili. Ma non è possibile ascoltare sempre la stessa musica. Le radio dovrebbero educare, non usare “violenza” a chi si mette in ascolto. Ad esempio, di Kravitz potrebbero far conoscere, a turno, i brani del cd in uscita.

Purtroppo la radio, nel corso degli anni, è decaduta ancora più della sorella “minore” (perché nata più tardi), la televisione. Da strumento di compagnia, si è trasformata in una sorta di arma di molestie che usa la musica come riempitivo di un vuoto culturale. Retta, per altro, da gente che non ha mai studiato musica e che non rispetta il pubblico.

Ma la decadenza delle radio è iniziata già trent’anni fa. Ricordo come un incubo un autunno (credo che fosse autunno!) del 1984. Avevo ancora l’abitudine di ascoltare molto le “radio libere” per essere informato circa le novità. È ancora vivida l’impressione di essermi trovato di fronte a un vero lavaggio del cervello. Tutte le radio, una dopo l’altra (cambiare stazione era inutile!) trasmettevano un pezzo di George Michael, Careless Whisper. Una canzone lenta, zuccherosa, anche piacevole se ascoltata una volta tanto. Ma orribile da sentirsi in continuazione. La stessa cosa avveniva con una hit di Lionel Richie, All Night Long.
Ricordo che dopo quel periodo limitai moltissimo l’ascolto della radio, scegliendo di ascoltare per lo più i miei dischi. Oppure registravo da un programma Rai dei pezzi, che riascoltavo, i quali, magari, trasmessi anche una volta sola diventavano i “miei ” successi.
Ricordo un pezzo di Nina Hagen, che ho riscoperto di recente, The Change. Bellissimo! Ma anche il brano di Tina Turner What’s Love Got To Do With It: mitico! lo ascoltai (e registrai) per la prima volta a Radio Montecarlo, quando non era noto in Italia e non ancora trasmesso dalle altre emittenti. Subito dopo acquistai il “33 giri” di Tina Turner, Private Dancer.

Altro incubo della giovinezza era, ad esempio, d’estate, sentire continuamente dalle radio in spiaggia il ritornello Bevila perché è Tropicana, yeah.

Da allora, mi sembra che la situazione delle radio sia peggiorata, anche perché sono proprio i nuovi network radiofonici a proporre ripetizioni e tormentoni. Che poi spesso non corrispondono nemmeno alle vendite. Se il pubblico dovesse acquistare così, quanto è perseguitato da certi motivi, questi dischi – anche nel passato – avrebbero dovuto vendere milioni di copie.

Romolo Ricapito

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