Conquistadores

Conqustadores_2Boschi, Guerini, Nardella, De Micheli, Picierno, Bonafè, Madia sono solo alcuni nomi di politici nati dal nulla, che, alabarda in pugno, sono scesi in campo alla conquista del Nuovo Mondo per una crociata contro i “pagani”, non ancora convertiti. E, come i conquistadores, vogliono imporre regole, tradizioni e religione.
È la razza Leopolda, una cerchia che si distingue innanzitutto per idolatrare Matteo Renzi. E lo fa con un impeto tale da rimandare il pensiero a Santanchè, Bondi, Capezzone, Comi, Brambilla, Gelmini e Carfagna. Tant’è che appena un gufo bubola, papere e anatroccoli starnazzano a più non posso.

Con un’operazione da condominio allargato hanno sostenuto l’hidalgo per conquistare il Partito democratico stabilendo poi il loro quartier generale in una vecchia stazione dismessa e mantenendo il Nazzareno come foresteria. Usano la parola “cambiamento” come una clava, ma ancora non si è capito (né hanno capito loro) cosa vogliono cambiare. Intanto il verso che hanno preso è quello gradito alla Confindustria e patito dai lavoratori, che allo stato dell’arte hanno perso tutele sindacali e preso una caterva di manganellate di Stato. Randellate ancor più dolorose perché firmate da un premier in camicia bianca, mentre in un lontano passato portavano il visto di un suo collega in camicia nera.
Questo non vuol dire che Renzi è un nuovo duce, ma non si può negare che il sigillo dell’autocrate lo ha ben impresso. In fondo, basta ascoltarlo per averne contezza. Egli non fa mistero della sua arroganza e dell’ambizione di espugnare l’Italia. Dallo scorso maggio, qualche gradino tenta di salirlo anche in Europa, mentre per l’occupazione di tutte le altre terre emerse si starà attrezzando.

I suoi conquistadores, armati di dileggio riflesso, si oppongono ai “gufi criticoni” con fare pappagallesco. Ripetono le sue parole quando sbandiera la fine dell’austerità, ma nei fatti nessuno osa opporsi all’Unione Europea e alla sua politica restrittiva. Supini, votano l’annullamento di alcuni diritti dei lavoratori e riverberano le estensioni di garanzie a futura memoria gridate dal Cortés autoctono. Nel partito accettano cani e porci e beccano chi si permette di scalfire la podestà fiorentina. Si vantano di aver ottenuto il 40,8% di consensi elettorali come se fossero venuti dal nulla, trascurando il 25% del Partito democratico a.R. (avanti Renzi).
Almeno Massimo Troisi, aveva l’onestà intellettuale di ammettere che ricominciava da tre.
La questione è che siamo al rovesciamento del vero e del falso, una teoria imparata alla scuola di Arcore che a quell’altro non sarà servita a far genuflettere l’Italia intera, ma che comunque lo ha tenuto su un piedistallo per venti anni.

Pd: riunita segreteria Renzi al gran completoCiò che più inquieta è che questi conquistatores da strapazzo, emuli dei loro antesignani spagnoli, tentano di manipolare le gelosie e le rivalità degli eserciti indigeni. E con la scusa di liberarsi di alcuni politici scaduti, non perché avanti con gli anni ma perché non hanno più nulla da dire, stanno mettendo in discussione storia e tradizioni di una parte politica importante, nonché gli equilibri democratici del Paese. Si sono allineati acriticamente e giocano una partita che travalica i confini interni e rischia di investire le Istituzioni. Una partita che non si gioca tra D’Alema&Bindi e Guerini&Bonafé, ma tra un sano riformismo e un recuperato liberismo. In campo non ci sono Renzi vs Bersani, ma il modello di società che raffigura Serra opposto a quello che rappresenta Landini.
E non si dica che sono affermazioni esagerate, perché quando si consente a un datore di lavoro di licenziare chi e quando vuole, nella migliore delle ipotesi monetizzando il benservito, e si continua a negare agli elettori la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento, è evidente che il livello di garanzie democratiche tende verso il basso.

Ne discende che questa forma di rampantismo non può essere la giusta risposta ai problemi sociali, politici ed economici irrisolti da decenni. Noialtri “avanzi della politica” abbiamo ben capito che per telefonare non occorre più il gettone, ma per manifestare il nostro pensiero e poter conoscere quello dei politici non vorremmo ricorrere soltanto alla tastiera e allo smartphone, che pur sappiamo usare. Qualche volta gradiremmo anche discutere, confrontare le nostre idee, avanzare critiche e proporre soluzioni in luoghi fisici. E non diteci che c’è la Leopolda, perché quella è solo una fiera delle vanità! Una congrega dove ci si parla addosso, non un luogo di autentico confronto. tavoliCentoquattro tavoli, l’uno appiccicato all’altro, vanno bene per giocare a bingo non per discutere seriamente. E poi, lì hanno accesso solo i renziani osservanti, quelli che non sono di Destra ma neanche di Sinistra. A sentir loro, noi che ci ostiniamo ancora a fare la differenza tra progressisti e conservatori dovremmo riunirci nella sala della Pallacorda.

È abbastanza chiaro che Renzi sta snaturando la forma e lo spirito del partito e non perde occasione per rendere impossibile la coabitazione con chi non accetta il riposizionamento del Pd. Perciò non ha più senso continuare in un ruolo di testimonianza del dissenso. Il momento di passare a “vie di fatto” è ormai giunto. Ma guai andarsene dal Nazzareno per fondare un nuovo soggetto politico! Lasciamo stare Landini dov’è e si dia corso alla battaglia dall’interno, consapevoli che Renzi non è disposto a discutere, e quando la fa, finge. Che significa, infatti, “sento tutti, ma poi decido io”? Gli interlocutori non vanno sentiti, ma ascoltati. Le loro tesi esaminate con rispetto e attenzione. I loro suggerimenti presi in seria considerazione. Poi, se non si è convinti delle posizioni altrui, si spiegano le proprie, si ringrazia e si va avanti. Con determinazione, ma anche con umiltà. E passo dopo passo si cerca di coinvolgere chi la pensa diversamente, dimostrargli con i fatti che la sua era una strada sbagliata, ma sempre aperti a nuovi suggerimenti.

Invece l’atteggiamento di Renzi, spalleggiato dai suoi subordinati, mira soltanto all’autoesclusione dei reprobi. E lo fa sbeffeggiando il loro passato, le loro battaglie, la loro piazza. Lui non vuole un partito strutturato, perciò non fa una piega quando perde iscritti. Ha in testa una forma di partito a traino populista, fatto di elettori che votano la simpatia, la battuta, l’ammiccamento. Non a caso parla di Partito della Nazione. Un progetto in dissonanza con la filosofia democratica perché è una contraddizione in termini. “Partito” significa “parte” e tanto basta a esplicitare l’inganno. La democrazia è pluralismo e diventa tale attraverso la contrapposizione delle idee espresse da una “parte” della società che deve confrontarle con un’altra “parte”. Altrimenti siamo al pensiero unico, che è l’esatto contrario.

civati cuperloOccorre, allora, che chi dissente manifesti con chiarezza un disegno di rottura affermando che non ha alcuna intenzione di lasciare il partito, ma di voler combattere una battaglia per riportare il Pd nell’alveo del progressismo tradito. Niente imboscate parlamentari né franchi tiratori, ma una dura contrapposizione alla luce del sole, anche a costo di non votare la fiducia al Governo, quando posta per accaparrarsi un voto su tematiche invise.
Qualcuno però teme che il conflitto potrebbe indurre Renzi a far ricorso a elezioni anticipate con gravi ripercussioni sull’economia del Paese. Niente paura. Senza una legge elettorale che gli garantisca la vittoria non lo farà. E allo stato attuale il “consultellum” non gli assicura alcunché. Ammesso che alle elezioni politiche il Pd(R) riuscisse a confermare il 40,8 dei voti (il che è molto improbabile), secondo uno studio fatto dal professor Roberto D’Alimonte, alla Camera Renzi otterrebbe 270 seggi sui 316 utili a raggiungere la maggioranza. Per tornare a palazzo Chigi, stante il rifiuto di Grillo, se non con Forza Italia, dovrebbe allearsi con partiti minori, a condizione però che questi superino la soglia di sbarramento del 4%. E quali potrebbero essere questi partiti? Ncd, Sel, la Lega, un eventuale nuovo partito di Sinistra? Ah, saperlo!

Resta la difficoltà di capire quale esito potrebbe avere una battaglia interna condotta da Bersani, Cuperlo e Civati. Questa partita, però, va giocata comunque se non si vuole snaturare il Pd. Traccheggiare in atteggiamenti di pseudo-lealtà mentre il partito è in sublimazione è da ignavi. Per Renzi, la Segreteria è stata solo un mezzo per raggiungere palazzo Chigi. Ora è un peso. E la terrà fino a quando potrà scaricare su “gufi” e “criticoni” i suoi insuccessi. Ieri rifuggiva dalle riunioni della Direzione definendole terapie di gruppo, oggi vi partecipa perché non può farne a meno, ma c’è da credere che chiuderebbe volentieri l’ambulatorio.

renzi 2“Gufi” e “criticoni”, però, devono avere un progetto politico condiviso, perché poi nessuno capirebbe eventuali divergenze su temi etici, misure economiche e rapporti con l’opposizione. Insomma, devono comportarsi da politici di rango. Matteo Renzi è un osso duro e non perderà occasione per denunciare falle e divisioni. «Non mollo!» dice. E c’è da credergli! Anche perché sa bene che un’eventuale sconfitta lo metterebbe ai margini dei giochi. Né gli sarebbe di aiuto il suo esercito, per metà di terracotta e per metà di ventura. La sua armata si scioglierebbe come neve al sole e quelli/e che sono saliti sul carro vincente non esiterebbero a scenderne un attimo prima che uscisse di strada. La razza Leopolda, come quella Arcoriana, è volatile e mutante. Anzi, i nuovi conquistadores sono più sensibili dei vecchi, non fosse altro perché l’hidalgo non ha un’adeguata potenza finanziaria né dispone di televisioni e giornali di supporto.

L’auspicio finale è che la si smetta di voler cambiare l’Italia affidandosi all’indisturbabile manovratore di turno circondato da servitori di piazza che s’impancano a ciangottare*. Il leader è importante, ma la classe dirigente di cui si avvale deve essere illuminata, di prim’ordine e alla guida di un esercito leale e motivato.
Altrimenti andremo avanti di ventennio in ventennio.

Cantastorie

*Giuseppe Giusti (1809-1850) – “Raccolta di proverbi toscani”

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