Errare italicum est

Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli dei.

Tempio di Apollo a Delfi

Tempio di Apollo a Delfi

Sopra al tempio di Delfi quest’iscrizione incoraggiava i Greci a cercare la verità, abilità che a quanto pare abbiamo perso. Un sondaggio recentemente condotto dall’Ipsos Mori, importante associazione inglese di ricerche di mercato, in quattordici Stati, in prevalenza europei (ma anche non), ci vede infatti finalmente al primo posto di qualcosa.
Ragazzi, è ufficiale, diffondete la lieta notizia ai vostri amici, scrivetelo sui social network, urlatelo ai passanti: possiamo fregiarci del titolo di più ignoranti d’Europa.

Infatti, nonostante il nostro indubbio talento nelle chiacchere da bar, viviamo immersi in una visione dell’Italia a dir poco distorta: secondo i dati raccolti ci crediamo “circondati” da immigrati (30% della popolazione) e in particolare da quelli di religione musulmana (20% degli abitanti), sull’orlo del lastrico (49% di disoccupati!), pieni di aspiranti pensionati (48% di over 65) e crediamo che l’opera di ringiovanimento della popolazione sia affidata alle “teen mothers” (il 17% delle ragazze fra i 15 e i 19 anni).

L’unica soluzione insomma è la fuga verso uno Stato serio! o forse basterebbe “fuggire” dalla disinformazione per trovarsi in un paese migliore? Sembra proprio di sì, dato che in realtà abbiamo una delle percentuali di immigrazione più basse d’Europa (7%) e una percentuale in linea col resto dell’Europa di fedeli musulmani (4%), decisamente in meno rischiano di “finire in mezzo alla strada” (12% di disoccupati), il paese sta sì “invecchiando”, ma gli over 65 sono decisamente meno di quanto crediamo (21%) e quindi le giovani italiane possono ritardare la gravidanza (le madri adolescenti sono infatti “solo” lo 0,5% delle coetanee).

Due Italie radicalmente diverse insomma, da una parte l’Italia dei dati misurabili accertati dall’informazione e dall’altra quella delle impressioni condizionate dall’ignoranza paradossalmente creata dai mezzi di (dis)informazione. Già, perché nell’epoca della diffusione capillare delle notizie è facile andare ad “abbeverarsi” alla fonte (di notizie) sbagliata e cadere nella trappola dell’imparzialità di alcuni (troppi) metodi di informazione. E purtroppo il passo fra disinformazione personale e opinione pubblica è troppo breve ed è aiutato dall’imbarazzante bassa diffusione dei quotidiani in Italia: i dieci principali vendono insieme circa due milioni di copie (per farci un’idea meno delle copie del maggior quotidiano della Germania, che guarda caso è risultata fra le nazioni meno ignoranti). In compenso gli Italiani hanno modi “migliori” di informarsi: per esempio con Studio Aperto, le cui notizie si sono spesso rivelate montature o di parte, che ha la bellezza di un milione di telespettatori o con il grande programma di informazione che è Pomeriggio 5, grazie al quale più di due milioni di telespettatori (dati Auditel) possono dimenticare di informarsi degli avvenimenti importanti.

Barbara D'Urso

Barbara D’Urso

Dobbiamo purtroppo constatare che in Italia i titoli “noiosi” dei giornali non fanno notizia come il gossip o i titoli imprecisi e accattivanti di alcuni TG. Quante volte abbiamo sentito interviste a politici che definivano la situazione immigrazione in Italia allarmante e quante volte ci sono stati presentati dei veri dati? Quante volte ci hanno presentato drammatiche situazioni di uomini licenziati e quante storie di giovani costretti ad andare all’estero perché mai occupati (la disoccupazione giovanile, quella sì, è quasi al 50%)? Quante volte ci hanno buttato in faccia l’invecchiamento della popolazione e quante ci hanno parlato di come in altre nazioni la si combatta con politiche pro-natività che in Italia non sono mai state adottate? Quanti programmi ci sono su ragazze rimaste incinte da giovani e quanti sull’AIDS, vero rischio dei rapporti sessuali senza protezioni?

Non possiamo rimanere indifferenti al fatto che il nostro Paese stia adottando la politica del panem (chi ha detto 80 euro?) et circenses (calcio, gossip… ). Dobbiamo sfruttare tutti gli strumenti a nostra disposizione per combattere la disinformazione. Credere a tutto ciò che si legge, si sente, si vede è il modo migliore per aprire a una dittatura. Dobbiamo verificare, chiedere, essere scettici a costo di risultare impertinenti, perché, come disse Alexis de Tocqueville, “La democrazia è il potere di un popolo informato.”

Marco Crosato

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