Con rispetto parlando

Napolitano 1Ho conosciuto Giorgio Napolitano oltre trent’anni fa, era il leader dei miglioristi insieme ad Amendola, Chiaromonte e Lama. Io mi sentivo più vicino a Pietro Ingrao e non ero convinto che il capitalismo fosse migliorabile. Egli era presidente del gruppo dei deputati comunisti e in quel periodo l’ho incontrato tre, forse quattro volte avendo con lui brevi colloqui. Sin da subito ne ricavai la sensazione di avere a che fare con uomo colto dai modi signorili che, pur essendo un personaggio importante, ascoltava con interesse e partecipazione, ancorché sapesse che di fronte aveva uno che non condivideva il suo modo di interpretare il comunismo.

Poi… nel 1989 la Bolognina. Da lì nacque il Pds, seguirono i Ds, quindi il Pd. E, tra elisioni e contrazioni, una metamorfosi consona alle sue idee che alcuni di noi non condivisero. Da allora non l’ho più incontrato, ma ho seguito il suo percorso politico: parlamentare europeo, Presidente della Camera, ministro dell’Interno, l’addio alla politica attiva nel 2004: «Mi avete eletto dieci volte nel Parlamento nazionale e altre due volte nel Parlamento europeo. È ora che vi riposiate un po’» disse ai suoi elettori convenuti in una sala del parco Troisi di San Giovanni a Teduccio in Napoli per l’apertura della campagna elettorale per le Europee di quell’anno. Nel 2005, Ciampi lo nominò senatore a vita e dal 15 maggio 2006 è stato Presidente della Repubblica. Per nove anni.

Una presidenza interpretata con grande personalità, che da alcune parti non sempre ha riscosso pieno apprezzamento. Concluso il settennato, il Parlamento doveva eleggere il suo successore. Marini, Prodi, Rodotà avrebbero potuto prendere degnamente il suo posto, ma la politica dei veti ha detto no. I partiti, dopo essersi incartati, sono corsi in pellegrinaggio da lui per supplicarlo di rimanere. E l’Assemblea lo ha rieletto con un plebiscito. Nel discorso di insediamento si rivolse ai parlamentari e ai rappresentanti delle Regioni con tono aspro e li redarguì per la condotta irresponsabile rappresentata. E questi lo applaudirono. Sembravano tanti Totò pronti a dire: «E che so’ Pasquale, io?»
Un mandato, il suo, criticato da molti e oltraggiato da qualcuno al limite del vilipendio, ma sempre svolto con lucidità politica. Alle critiche ricevute si sono aggiunte anche le accuse di decisionismo, al punto da attribuirgli l’appellativo di “re Giorgio”.

Napolitano 3Un tempo, il Capo dello Stato esercitava un mero ruolo cerimoniale e di rappresentanza. Nel corso della prima Repubblica era tenuto buono dalla Democrazia Cristiana, che lo faceva eleggere e lo invitava a starsene tranquillo nel suo Palazzo. Poi, venne Pertini, e fu tutta un’altra musica. Il suo carisma, la capacità di parlare chiaro e la schiettezza con la quale esprimeva il suo pensiero aprì a un modo nuovo di intendere il ruolo del Capo dello Stato.
In seguito, anche Scalfaro e Ciampi non sono stati a guardare e, ciascuno col proprio stile, sono intervenuti nel dibattito politico con più o meno influenza. Giorgio Napolitano però è stato più operoso, prendendo per mano o di petto questo o quel premier. Ha esercitato fino in fondo il suo compito e, in certi casi, si è avuta la sensazione che avesse deciso di persona chi doveva assumere questo o quel dicastero. Per alcuni è stato eccessivo, per altri ha solo imposto la sua personalità in presenza di politici insipienti o volitivi. Due esempi per capirci:

Nel novembre 2011, l’Italia era in preda a una crisi economica pesante e aveva smarrito ogni credibilità. Berlusconi, premier incapace, ridicolizzato dentro e fuori il Paese e rincorso dalle Procure di mezza Italia, venne convocato al Quirinale e invitato a dimettersi. Lo sostituì Mario Monti, che andò a presiedere un Governo “partorito” insieme a Napolitano. Berlusconi, prima votò la fiducia e poi gridò al golpe.
Ma veramente c’è ancora qualcuno convinto che il caimano di Arcore si sarebbe fatto mettere da parte impunemente se non avesse visto la sua maggioranza sbriciolarsi, dopo essersi reso conto che la crisi economica, in parte da lui provocata, era così devastante da risultare superiore alle sue capacità di gestione?

Tre anni dopo, novembre 2014, per la sostituzione di Federica Mogherini al ministero degli Esteri, Renzi avrebbe voluto una giovane trentaduenne, Lia Quartapelle, giudicata dai più poco esperta in un ruolo cruciale per la politica internazionale dell’Italia. Ma a Napolitano non sfugge che Renzi è interessato soprattutto a mostrare la sua propensione per i giovani e le donne, per cui si rifiuta di attaccargli quest’altro fiore all’occhiello. Forse Gentiloni non è neanche la persona che il Presidente avrebbe voluto alla Farnesina, ma almeno è un politico di esperienza.
Anche qui, qualcuno è disposto a credere che se Renzi avesse avuto la forza di imporre quel nome, avrebbe desistito dal suo proposito? Checché se ne dica, Renzi non è quello che sembra. Egli ha sempre avuto un disperato bisogno di essere sostenuto dal Presidente, altrimenti non si capirebbe perché lui, rottamatore per antonomasia, ha auspicato fino all’ultimo che Napolitano restasse al suo posto ancora per alcuni mesi. Napolitano, si sa, proviene da quella vecchia guardia che Renzi combatte ogni giorno e che, secondo il suo dileggio, userebbe ancora il gettone per telefonare. Ma Renzi sa anche bene che senza il suo fattivo appoggio sarebbe stata un’anitra zoppa.

Napolitano 2Giorgio Napolitano è stato un interventista oltre misura? Di sicuro, ha cercato di difendere le prerogative presidenziali che la Costituzione gli assegna, che non sono poche e non di poco conto. Poi, come abbiamo già detto, ha dovuto supplire a vuoti e carenze altrui. È probabile che questa surroga si sia manifestata in maniera preponderante, ma la responsabilità rimane pur sempre della nostra classe dirigente, che spesso esprime il minimo piuttosto che il massimo. Il potere d’intervento presidenziale, infatti, è tanto forte quanto più debole è la capacità dei partiti di affermare ruolo e funzioni, e quel suo protagonismo, forse, non si sarebbe spinto a tanto se non avessimo avuto un Governo del disastro, uno delle toppe, un altro di passaggio e l’ultimo riformatore a modo suo.
Certo, a molti di noi sarebbe piaciuto che avesse avanzato qualche obiezione in più prima di firmare le leggi vergogna di Berlusconi, magari rimandandole in Parlamento per sottolinearne l’inopportunità. E avremmo anche auspicato maggiore trasparenza su quella brutta vicenda chiamata ‘trattativa Stato-mafia’.

Oggi, l’età avanzata non gli consente più di sottovalutare i segni di affaticamento e ha deciso di ritornare a casa. Arrivederci Presidente Napolitano. Ciao compagno Giorgio. Ieri ti davo del ‘tu’ e non ero d’accordo con te su molte cose, oggi mi corre l’obbligo del ‘lei’ e non sono stato d’accordo su molte altre cose. Il mio saluto, però, ha in sé il medesimo rispetto di sempre. Lo devo alla signorilità della persona e all’alta carica istituzionale che ha (hai) rivestito.

mimmo

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3 thoughts on “Con rispetto parlando

  1. NON C’E’ UN MOMENTO DI CRITICA EPPURE A DETTA DI MOLTI NON HA ESPLICATO A DOVERE IL SUO RUOLO MI DISPIACE MA NON SONO D’ACCORDO CON LE LE TUE ELUCUBRAZIONI, FORSE PERCHE’ HAI AVUTO MODO DI DIALOGARCI NON TI ESIMIA DAL CRITICARLO PER QUANTO MALE HA FATTO AL PAESE !!!!!!!!!!! RIMGRAZIO IL SIGNORE CHE MENO MALE E’ ANDATO VIA !!!!!!!

  2. Caro Mimmo, dobbiamo stare molto attenti quando diciamo frasi del tipo “il capitalismo non è migliorabile”. Sarebbe come dire che il fascsimo e la democrazia parlamentare, che puire sono entrambi aspetti del sitema capitalistico siano la stessa cosa. Oppure gettare alle ortiche più di cento aqnni di lotte operaie, che dall’imponibile di manodopera, alla giornata lavorativa, ai contratti collettivi etc. etc hanno allargato le democrazia e migliorato le condizioni di vita dei lavoratori.
    La differenza tra socialemocratici da una parte, e socialisti e comunisti dall’altra, è che i primi credono che l’unico obiettivo dei partiti e movimenti dei lavoratori, sia quello di migliorare le proprie condizioni di vita e di mitigare gli errori insiti nel sistema capitalistico, i secondi invece credono che il sistema capitalistico si possa e vada superato.

  3. A differenza di altri, condivido quasi tutto della tua analisi e ho spesso detto che, se al posto di Napolitano avessimo avuto un grigio burocrate, durante i periodi di crisi che abbiamo vissuto alcuni anni or sono, l’avremmo vista davvero brutta.
    Secondo me sarà ricordato come un buon Presidente, con buona pace di Grillo e della sua cricca da quattro soldi, spesso essi stessi sì in malafede.

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