Espositum est

Il senatore Stefano Esposito

Il senatore Stefano Esposito

Ne vogliamo parlare? e parliamone!
La nuova legge elettorale, l’Italicum, è una schifezza!
È una schifezza perché introduce le preferenze che tanti problemi hanno creato alla corretta rappresentanza elettorale e mantengono i nominati dalle segreterie dei partiti. Due schifezze in un colpo solo. E, dal momento che non c’è due senza tre: è una schifezza perché con le candidature plurime l’elettore non ha alcuna certezza di essere rappresentato da chi ha scelto. E, dulcis in fundo, ha una clausola di salvaguardia fatta apposta per Alfano e Berlusconi: non entrerà in vigore prima del 1° luglio 2016. Il primo deve decidere cosa farà da grande e il secondo spera in una grazia presidenziale, europea o divina.
Ma è un’ulteriore schifezza perché è stata approvata grazie allo stratagemma di un senatore, tale Esposito Stefano da Moncalieri, il quale ha presentato un emendamento onnicomprensivo che ha facilitato la sua messa in sicurezza, al punto tale da meritarsi, questa legge, il nome di Espositum, in luogo di Italicum, scelto da Renzi. Ottimo lavoro, soldato Esposito! Speriamo solo (per te) che il Capo non se ne adonti per avergli sottratto la paternità battesimale.

Poi c’è il premio di maggioranza alla lista. Quella che raggiunge il 40% dei voti espressi prende il 55% dei seggi. Un dispositivo utile a conoscere subito chi ci dovrà governare senza intralcio alcuno, dice Renzi. È una buona cosa, ma, diciamo anche che, a paragone, la legge elettorale proposta dal democristiano Scelba nel 1953 era molto più democratica di questa. Eppure, fu definita “legge truffa”. Per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento la lista o una coalizione di liste doveva superare il 50% dei voti validi.
Una legge, quella di Scelba, più rappresentativa delle intenzioni degli elettori. In quegli anni, infatti, la partecipazione al voto era molto alta, oltre l’80%, per cui, in proporzione, il consenso popolare espresso era corrispondente alla maggioranza degli italiani. Oggi invece, dal momento che si recano alle urne circa una metà degli elettori – quando va bene – avremo un Parlamento espressione di una minoranza dei cittadini.
E, dati i presupposti, la disaffezione degli italiani rispetto alla politica non tenderà certo a diminuire. E la diserzione dalle urne ne sarà la conseguenza.
Ma non è questo che preoccupa Renzi. Tant’è che in occasione delle regionali di seggio vuotoCalabria ed Emilia Romagna, dove si sono recati a votare, rispettivamente, il 43,8% e il 37,7% degli aventi diritto, il premier-segretario ha dichiarato che si tratta di un fatto secondario. Importante è vincere, avrà pensato. E il suo Pd ha vinto. Insomma, chi c’è, c’è e chi non c’è, non c’è! E gli assenti hanno sempre torto. Come all’assemblea di condominio.

Evidentemente, al Nostro non interessa che innanzitutto vinca la democrazia attraverso la massima partecipazione al voto. Senza contare che, se una volta si astenevano dal recarsi al seggio le persone più anziane e meno informate, oggi è buona parte dell’elettorato di Sinistra che diserta le urne. E se poi gli incazzati si buttano tra le braccia di Grillo e Salvini o di un eventuale nuovo Masaniello, che sarà mai? Importante è sempre avere un voto in più degli altri. Indipendentemente da dove vengano. Suffragium non olet.
Lui è omeopatico: il populismo lo batte con il populismo. E, non c’è dubbio, che in questa disciplina è un campione.

E neanche il calo degli iscritti al Partito democratico lo smuovono più di tanto. La politica si salda con la società anche attraverso la partecipazione attiva alla vita del partito e i militanti ne sono il raccordo più pregnante. Sono persone che avvicinano persone, “strumenti” intermedi di raccordo, collegamenti solidi tra elettori e la struttura presente sul territorio. Ma lui il partito lo vuole liquido. Se poi dovesse evaporare del tutto, ci saranno sempre i comitati elettorali creati all’occorrenza a supplire alla mancanza.

Corte Costituzionale

Corte Costituzionale

Ma c’è dell’altro. Questa legge elettorale potrebbe avere dei vizi di incostituzionalità seri. Uno dei motivi per cui la Consulta bocciò il Porcellum era la distorsione del voto, in quanto gli eletti non erano rappresentativi degli elettori. Analogamente, i capolista bloccati e la possibilità di candidarsi in più collegi non realizza le scelte di chi si reca a votare. Con questo sistema il cittadino non sceglie e quando sceglie, non ha alcuna certezza che il suo voto sia andato a segno. Se chiedi il voto a Roma e tu opti per Milano, a Roma chi mi rappresenta?

E chi è che sta procedendo a cambiare le regole democratiche? Un Parlamento votato con un sistema elettorale dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e su iniziativa di un Premier che non ha neanche avuto l’investitura popolare. Ora, chiariamo subito che sia il Parlamento che il Presidente del Consiglio hanno tutti i crismi della costituzionalità. La Consulta, pur avendo dichiarato fuori gioco il Porcellum, ha affermato che deputati e senatori restano in carica fino a nuove elezioni, perché non è ammissibile una vacanza parlamentare. Questo significa, però, che bisognava andare immediatamente a nuove elezioni con il Mattarellum e poi, magari, avviare le riforme. Invece Renzi si è accordato con Berlusconi nel chiuso di quattro mura e ha messo mano all’assetto istituzionale. No, caro il mio premier-segretario, la democrazia è fatta di trasparenza, di discussioni aperte, di dibattiti alla luce del sole. Gli accordi presi in camera caritatis si prestano a tante illazioni, e nessuno ci può rimproverare di pensar male, perché, come diceva uno che se ne intendeva, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

A questo punto viene spontanea un assioma semplice semplice, ma non per questo di poco conto: se questa legge elettorale l’avesse presentata Bettino Craxi o Silvio Berlusconi, a suo tempo premier, quanti sarebbero stati coloro che l’avrebbero etichettata come truffaldina e autoritaria? Noi di sicuro. Ma credo che pure i renzini osservanti avrebbero alzato la voce.

Ma non possiamo chiudere così. Non possiamo mettere il punto senza una proposta alternativa. Anche se l’Italicum – o Espositum che dir si voglia – è a un passo dal diventar legge dello Stato, è d’obbligo dire la nostra. Per pura accademia, ma anche per essere propositivi.
Premesso che qualsiasi sistema elettorale ha in sé qualche falla e che non è facile trovare unanimità, alla luce delle esperienze passate ci sembra più valido il collegio uninominale a doppio turno con divieto di candidature in più circoscrizioni. Collegi piccoli dove il candidato, se non è ben conosciuto e stimato dagli elettori, difficilmente potrebbe contare sul consenso popolare. Questo indurrebbe i partiti a selezionare i propri candidati in maniera più oculata ed eviterebbe le primarie, che così come oggi sono architettate presentato tutte le problematiche del voto di scambio e del suo inquinamento.
primarie pdLe primarie sono una gran bella cosa, ma devono essere regolate da norme certe e chiare, che solo un provvedimento legislativo può sancire. La senatrice Lucrezia Ricchiuti del Pd ci aveva provato a introdurle per legge, ma il suo Segretario ha detto no. Meglio tenersi le mani libere. Poi, se a Genova – e prima a Napoli – accade quello che è accaduto, chi se ne importa… sopire, troncare, silenziare… dopotutto, domani è un altro giorno.

Un giorno dove bisogna eleggere il Presidente della Repubblica. Qui il sistema è semplice e vi devono provvedere 1.009 Grandi Elettori, i princeps elector imperii. Ma arbitri e protagonisti della scelta del nuovo Capo dello Stato sono soprattutto tre, rex ma non elector: Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Con quali propositi? Il primo ne vuole uno accomodante e che non gli faccia ombra, il secondo uno che prenda a cuore la sua ‘agibilità politica’ e il terzo vuole solo fare ammuina.
A noi basterebbe una figura indipendente, di alto profilo morale, stimato all’estero, capace di districarsi nella giungla della politica nostrana e con buone conoscenze di economia.
Chiediamo troppo?

Cantastorie

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