No, noi non siamo Charlie

Accadeva un mese fa, e ora…

charlie 2Noi non siamo Charlie. L’avevamo gridato così forte che per un attimo ci avevamo creduto. Ma non abbiamo tenuto in piedi la farsa, non abbiamo avuto il coraggio dell’Enrico IV: presto la maschera è stata deposta. Noi non siamo Charlie. Noi siamo una oceanica, balorda, chiassosa, grottesca claque.
La maggioranza, infatti, ha perso la sua buona e inveterata peculiarità: non è più, purtroppo, silenziosa. Ma grida scomposta e sbraita e strepita e geme e batte le mani in un fragoroso disorientamento. Sempre pronta a condividere qualsiasi cosa provenga da fonte (a suo giudizio) autorevole e sia intrisa d’una blanda faziosità, raramente si sofferma a vagliare, ma è dominata dall’ansia di raccogliere consenso, è perennemente in preda alla smania di acclamare od essere acclamata. Né all’ovazione occorre coerenza: noi, figli della società dell’hic et nunc, lotofagi del nuovo millennio, plaudiamo un dì al Bianco, il dì successivo al Nero, indifferentemente.
Ieri eravamo tutti Charlie, eravamo i paladini della libertà d’espressione, gli strenui difensori della satira salace e graffiante. Davanti all’argomentazione più convincente che sia mai stata elaborata, il martirio, abbiamo applaudito commossi. Poi, il giorno successivo, Charlie ci piaceva già un po’ meno. Ci è piaciuto fino a che non l’abbiamo comprato nelle edicole, più per la frenesia di sentirci protagonisti che per sincera ammirazione. Infine, come sempre accade, l’emozione è scemata e siamo rientrati nei ranghi: Charlie ha tinte troppo forti, noi siamo uomini amanti del grigiore. Perché la libertà d’espressione ci piace, ma a piccoli e insipidi bocconi. Ci piace che chiunque possa dire ciò che pensa, purché sia un segretario dell’opinione dominante. Agli altri chiudiamo, candidamente, la bocca: l’abbiamo fatto con Hebdo harakiri ben prima che intervenissero gli , lo facciamo oggi con Dieudonnè.
Alla fine la condanna per Charlie è stata emanata, chiara ed irrevocabile. Ma non è stata pronunciata dall’integralismo fanatico ed oscurantista, non è stata emessa dal rigurgito violento ed intransigente d’un medioevo lontano. E’ stato il Papa, finissimo interprete della realtà contemporanea, a tirare una stoccata alla libertà d’espressione. Siate liberi senza oltrepassare il limite, questo è il consiglio. Al suo gregge ha detto di muoversi liberamente, purché all’interno del recinto dell’ovile. Chi si spinge troppo oltre attenda pure la bastonata del pastore (o il pugno, che dir si voglia). E noi, che poco fa eravamo Charlie, abbiamo ancora una volta applaudito.
E’ vero, la libertà di parola ci è cara, ma non per scrupolo illuminista, non per ossequio a Voltaire. La gente esige libertà d’espressione per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge. Così insegnano i filosofi.

Valerio Forestieri

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