L’internazionale populista

populiamoC’è uno spettro che si aggira per l’Europa. Un mostro che Matteo Salvini, Marine Le Pen e Nigel Farage stanno cavalcando alla grande con lo scopo di toccare le corde più fosche degli elettori europei.
Un frullato di slogan populisti che mirano alla frustrazione, lo scontento e l’ignoranza di molti cittadini europei, in particolare, quelli che temono per il proprio benessere, il proprio lavoro e di non trovare un futuro per i propri figli. Il loro consenso sta aumentando di settimana in settimana e trova terreno fertile nelle persone poco interessate alla vita sociale e democratica.

In Italia, Matteo Salvini sta cercando di metter su una nuova Destra attingendo consensi dalla platea berlusconiana. Gli orfani del disarcionato cavaliere, impoveriti dalla crisi e impauriti dall’immigrazione, sembrano aver trovato nell’uomo in felpa mutante un punto di riferimento, che, dopo aver abbandonato l’ostracismo meridionale, la secessione e la guerra contro Roma, si appresta ad andare alla conquista dell’Italia intera, isole comprese.
Senti che puzza scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani. Son colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati. L’oltraggioso ritornello è suo e risale al 2009, a Pontida. Ora invece… contrordine padani! il Sud è nostro amico, lì c’è tanta energia positiva, gente che vuole solo lavorare in pace. E ne ha piene le scatole di falsi invalidi, forestali inutili e pizzo alla camorra. Il Sud va salvato dalla sua classe dirigente, ha detto qualche settimana fa. Demagogia allo stato puro.
Poi, tra una felpa e l’altra, ha affermato che per i reati di violenza sessuale ci vorrebbe la castrazione chimica. Ha persino avuto parole violente nei confronti di Greta e Vanessa che in Siria c’erano andate per altruismo e solidarietà anziché starsene a casa propria a laccarsi le unghie e sballarsi in discoteca. E non si è risparmiato neanche sulle proposte fiscali. «All’Italia serve una flat-tax» ha detto. Ma la sua aliquota unica del 13% sarebbe un regalo a chi già gode di un reddito consistente, con la conseguenza di un minor introito tributario da parte dello Stato. Questi però sono calcoli che molta gente non vuole sentire e preferisce che le si accarezzi il pelo per il verso giusto. Perciò, Salvini la butta lì, tanto qualcuno raccoglierà. Per altro, in tanti si sono bevute per anni le fantasmagoriche promesse di Berlusconi, perché mai non dovrebbero anche credere alle sue sparate?

marine-le-pen-e-salvini ballano

Ma ‘Felpa’ Matteo allarga i suoi confini d’intervento e si proietta in Europa. «La Ue non è riformabile: va abbattuta e riformata da capo” dice. E trova ampia sintonia con il Front National francese, dal quale è rimasto letteralmente folgorato. E, dopo essersi scatenato in un ballo con la bionda Marine Le Pen, ha affermato che, viste le donne politiche che sono nel parlamento italiano, quello che manca all’Italia è una donna come lei. Sì, proprio lei, quella che aveva dichiarato che la tortura può essere utile contro i terroristi. Ma poi, dopo l’attentato al Charlie Hebdo si è superata e ha detto che vuole offrire ai francesi un referendum sulla pena di morte, come se poi un terrorista, già votato al sacrificio, avesse paura di morire. E lui, il nostrano, le ha fatto eco urlando che questa è una vera e propria guerra e che rispondere con tolleranza e buonismo è un suicidio. E non ha risparmiato una tirata d’orecchi nemmeno a papa Francesco, che aveva a chiesto a Dio il dono della pace tra Oriente e Occidente: «Va bene la pace, ma sei il portavoce dei cattolici, preoccupati di chi li sta sterminando in giro per il mondo» gli ha intimato.
A Parigi si è consumata una mattanza, ma entrambi non hanno perso l’occasione per mettere il cappello sulla tragedia. Sbaglio o si chiama sciacallaggio culturale?

La Le Pen, che ha ereditato la sua formazione politica dal padre Jean-Marie, ha avuto la capacità di mettere insieme elementi di euro-scetticismo e una forte componente nazionalistica. Oggi ha in Francia un significativo seguito e si stima che alle prossime presidenziali potrebbe ottenere un consenso intorno al 30% e anche prendere il posto di Hollande all’Eliseo. «Il popolo ci aspetta, il nostro movimento sarà domani la leva del grande sconvolgimento democratico e popolare» ha detto al Congresso di Lione che l’ha incoronata leader col 100% dei voti.
Nel suo discorso programmatico ha ribadito il suo no alla globalizzazione e si è scagliata contro l’Unione Europea definendola una fabbrica di disoccupati, albergo che accoglie tutta la miseria del mondo attraverso l’immigrazione massiccia, gigantesco parco di attrazioni per le multinazionali, i mercati finanziari e i tecnocrati. Naturalmente, non ha risparmiato le sue invettive al nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, dandogli del capo di un paradiso fiscale, in quanto ex premier lussemburghese. E ne ha avuto anche per il Governatore della BCE Mario Draghi, ritenendolo il responsabile di una banca d’affari, cioè la Goldman Sachs, per la quale aveva lavorato in passato.
Insomma, insieme a messieur Salvinì, madame è convinta di esser la portabandiera di un’alternativa capace di cambiare la Francia e l’Europa.

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Un po’ più a nord c’è il britannico Nigel Farage, leader dell’Ukip, il partito per l’Indipendenza del Regno Unito. Così come Salvini e Le Pen, Farage è per l’uscita dall’Unione Europea. Alle ultime elezioni l’Ukip è diventato il primo partito di Gran Bretagna con il 27,5% e ha mandato a Strasburgo ventiquattro eurodeputati.
«Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno» è una delle sue affermazioni. Ma ancor peggio ha fatto Julia Gasper, altra esponente del suo partito: «Tra omosessualità e pedofilia ci sono tali legami che non basta un’enciclopedia» ha detto. E che dire di David Silvester, altro dirigente Ukip, che traslando la nostra metafora “piove, governo ladro”, è riuscito a trovare un legame tra l’omosessualità e la meteorologia: «Dacché è stato riconosciuto il matrimonio gay, la madre di FarageGran Bretagna è stata colpita dalle alluvioni» (sic!). Gli ha fatto eco il suo collega Douglas Kenny affermando che «gli omosessuali sono sodomiti e comunisti, la piantino di dirsi normali». Un frullato di misoginia, omofobia e stupidaggine. Per la cronaca, costoro sono i migliori alleati di Grillo e dei suoi stellieri al Parlamento Europeo, anch’essi populisti a tutto tondo.
Intanto, la madre del bacchettone Farage, Barbara Stevens (qui nella foto), si è fatta fotografare in pose osé per un calendario, mostrando tutto il suo appeal di donna settantaquattrenne, allo scopo di raccogliere fondi per beneficenza. A cotanta madre corrisponde co-poco figlio!

Ma non finisce qui.
In Ungheria c’è l’Unione Civica Ungherese – Fidesz, il cui leader Viktor Orban chiede la nazionalizzazione dei fondi pensionistici privati e delle attività energetiche strategiche.

In Austria, il partito ultranazionalista Freiheitliche Partei Österreichs fondato da Georg Haider, il cui leader Heinz Christian Strache non smette di sbandierare il suo euroscetticismo e chiede una maggiore sovranità nazionale. Auspica un’unione delle Destre patriottiche europee, si dichiara apertamente contro una presunta islamizzazione dell’Austria e dell’Europa e fa la sua guerra alla moneta unica europea, che ritiene foriera di debiti, rischio inflazione e disoccupazione.

alba dorata

Poi c’è la Grecia. Qui, ancorché la gente abbia scelto Alexis Tsipras, Alba Dorata è sempre al centro delle attenzioni dei cittadini ellenici. Il suo leader  Nikólaos Michaloliákos cavalca il malcontento determinato dai tagli imposti da Bce, Fmi e Ue. Misure restrittive che in molti casi hanno messo in ginocchio l’economia nazionale. Poi il nazionalismo, visto come unica e vera rivoluzione, l’avversione per la partitocrazia tradizionale e l’uscita dall’Unione Europea. E se il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble non ammorbidisce la sua posizione nei confronti di Tsipras e il ministro Varoufakis, in futuro corre il rischio di dover trattare con loro l’economia ellenica.

Ma l’euroscetticismo non risparmia neanche la Germania, dove l’economista Bernd Lucke, leader di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), vorrebbe uscire dalla moneta unica.

In Polonia, Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), fondato dai gemelli Lech e Jarosław Kaczyński, è contro l’eutanasia e le unioni omosessuali, e si dichiara favorevole alla pena di morte. In politica estera è contrario al federalismo europeo.

In Belgio c’è Vlaams Belang (Interesse Fiammingo), che rivendica l’indipendenza delle Fiandre e vorrebbe una limitazione dell’immigrazione, oltre che regolamentata in maniera più restrittiva.

In Olanda, il Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà) di Geert Wilders è una formazione politica di Destra che si vuole alleare con il Front National francese in chiave anti-europea.

grilloMa non saremmo esaustivi se trascurassimo, in Italia, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, in rivalità elettorale con la Lega Nord di Salvini, ma in perfetta sintonia con Nigel Farage. L’opposizione all’euro e all’Europa, le espressioni omofobe e contro gli immigrati lo fanno entrare a pieno titolo nella nostra “internazionale populista”. In patria Grillo si distingue per il rifiuto di qualsiasi tipo di alleanza interna. Ultimamente, poi, si è messo dalla parte dei vigili assenteisti di Roma. Un campionario becero e senza futuro, utile soltanto a toccare le peggiori corde dei qualunquisti.

Ed è in questa particolare congiuntura economico-sociale che partiti non-partiti, con un programma distruttivo, cercano e trovano consensi. Gli elettori sono sempre gli stessi, quelli che saltano da un partito all’altro alla ricerca di qualcosa da abbattere piuttosto che adoperarsi per il cambiamento in positivo. Protestano per rabbia, risentimento, rancore. I loro partiti di riferimento non hanno un progetto politico da affermare, ma non importa. Quello che conta è la caccia all’untore di turno e più il sistema è marcio meglio ci sguazzano, eletti ed elettori di questa scellerata “ideologia”.

Cantastorie

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