Un anno da Gufo

E’ n’anno,
ce pienze ch’è n’anno…
Così recitava la canzone “Passione” di Bovio, Tagliaferri e Valente del 1934. E poi:
E cammino, cammino,
ma nun saccio addo’ vaco.
Già, dove stiamo andando? E in questi dodici mesi che cammino abbiamo fatto sotto la guida di Matteo Renzi?

Senato - Fiducia governo RenziIl Pd è diventato il partito del leader. Da #Enricostaisereno a premier in un solo mese.
Nel discorso di fiducia annunciò un cronoprogramma mestruale per uscire dalla “palude”.
Promise l’immediato sblocco dei debiti della Pubblica Amministrazione e interventi risolutivi sull’edilizia scolastica. Poi la riforma della Giustizia e nuove regole per il lavoro.
Ma la prima cosa che fece fu mettere nelle tasche di alcuni lavoratori – non proprio i più bisognosi – 80 euro con lo scopo di rilanciare i consumi. I beneficiari, però, quei soldi li hanno utilizzati diversamente. In compenso gli hanno mostrato gratitudine innalzando il personale gradimento e il consenso elettorale al 40,8 di percentuale nelle elezioni europee.
Crediti alle imprese ed edilizia scolastica, però, sono rimasti nel cassetto.

Si è concentrato sulla riforma del lavoro, chiamandolo con un barbarismo cacofonico: job-act, che non è mai piaciuta ai sindacati. Agli imprenditori, invece sì. È gradita poco anche alla minoranza interna del suo partito, ma quelli sono gufi che hanno avuto da ridire per un anno intero. I sindacati, poi, sono avversari da sconfiggere, in particolar modo la CGIL. La CISL, no. La signora Furlan, nuovo segretario generale, segue le orme del suo predecessore Bonanni e al job-act preferisce proposte vellutate: garantire un bonus da 1000 euro per chi ha un reddito annuo inferiore a 40 mila euro lordi e l’abolizione delle imposte sulla prima casa. Il bonus, se avesse potuto, il Nostro l’avrebbe già messo in cantiere. Per la casa, l’idea non sembra di facile realizzazione. Ma la Furlan cerca di farsi perdonare così.
Ci avevamo impiegato un secolo a conquistare un lavoro più dignitoso e tutele contro i licenziamenti, ma è bastato un attimo e siamo tornati indietro di decenni. Marchionne e Confindustria comunque ringraziano.

Il suo capolavoro, però, lo ha realizzato con un miracolo di resurrezione. Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale e cacciato con infamia dal Senato, con un piede nella fossa politica, è stato preso per i capelli (si fa per dire) e assurto a padre costituente con un patto sulle riforme istituzionali e una nuova legge elettorale.

Appena assunta la presidenza del semestre italiano in Europa dichiarò di voler cambiare radicalmente la politica economica dell’Unione. Checché ne pensino Frau Merkel e Herr Schäuble, disse, bisogna passare dall’austerità alla crescita, e se è necessario l’Italia sforerà il 3% del deficit.
Ma poi, #passodopopasso, sta applicando tutte le disposizioni dettate all’Italia dalla Troika con la lettera del 29 agosto 2011. Cioè quei provvedimenti che Berlusconi non ebbe il coraggio e la forza di applicare e che gli costarono le dimissioni da premier.
Però ha ottenuto la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza nell’ambito dell’Unione Europea. Che dire? in fondo una Lady Pesc non si nega a nessuno, tanto per quello che conta…

Intanto i giorni per cambiare verso all’Italia sono diventati mille.

Nell’ottobre scorso disse che a fine anno, quanto meno a gennaio 2015, la legge sulle unioni civili sarebbe stata discussa in Parlamento. Chi l’ha vista?

Ha fatto approvare la legge di stabilità nei tempi giusti, ma con una clausola di salvaguardia, secondo la quale, se i conti non dovessero tornare, l’Iva passerà dal 22% al 24% e dal 10% al 12%. (Sic!)

Si è sempre guardato bene dall’avvicinarsi ai luoghi di sofferenza e alle zone dove sono avvenuti disastri ambientali. In compenso, è sempre presente laddove piovono applausi. E se fuori qualcuno contesta, ci pensa il sempre efficace manganello ad ammansirli.

A seguito della diserzione dalle urne regionali in Calabria ed Emilia Romagna definì l’astensionismo un “problema secondario”. Per lui, anche se alle urne si dovessero recare in tre soltanto, è sufficiente che due votino Pd, il resto non conta. La partecipazione democratica? roba da vecchia politica. Chi c’è, c’è e chi non c’è, non c’è!

mattarellaAl momento di scegliere il nuovo Presidente della Repubblica ha fatto un figurone. Si è prodigato per far eleggere Sergio Mattarella a Capo dello Stato e ci è riuscito. Niente da dire: un’ottima persona! Berlusconi, però non ha gradito e ha rotto l’armistizio. Gli ha dichiarato guerra e gli ha sciolto addosso Brunetta. Lui ha contrattaccato chiedendo a Mediaset 50 milioni di euro per le frequenze tv. Ma poi ci ha ripensato e lasciato le cose come stanno. Per il momento, la minaccia può bastare, Berlusconi è avvertito.

Eletto il Capo dello Stato, bisognava votare le riforme istituzionali. Le opposizioni tutte e la minoranza del Pd hanno avuto molto da ridire sulle proposte governative. Ma lui è andato avanti come un treno senza freni e il Senato le ha approvate in un’Aula “sorda” per il sonno e “grigia” per la stanchezza, mentre FI, M5Stelle e SEL per protesta non hanno partecipato al voto. Quell’immagine dell’Aula vuota dava angoscia, ma lui era raggiante.

Del dossier Cottarelli non si sa bene che uso ne abbia fatto. Tutto il lavoro del commissario straordinario sulla spending review redatto in documenti annunciati come salvifici sono stati completamente trascurati. La stampa ha chiesto più volte di visionare quelle carte, ma invano. Mai rese note e inaccessibili ai comuni mortali.

magistratiHa fatto approvare dalla Camera la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Ora il rischio che la parte processuale economicamente più forte abbia la possibilità di condizionare le decisioni del giudice è più che concreta, tant’è che molti ritengono che questa legge darà luogo a una giustizia di classe. Forse perciò Berlusconi ha sempre tentato invano di far approvare queste norme.
E i processi che non si riesce a portare a termine? il falso in bilancio? i tempi lunghi? una legge efficace contro la corruzione? Non sono questi i mali che affliggono la giustizia?
Il procuratore antimafia Franco Roberti ha recentemente affermato che la corruzione è un crimine contro l’economia. E non ha torto se pensiamo che questi sono alcuni dei motivi che trattengono gli imprenditori stranieri a investire in Italia. Per altro, lo ha ribadito anche l’ambasciatore americano in Italia John R. Phillips: «La lentezza del processo civile e la corruzione tengono lontani dall’Italia gli investitori stranieri, e americani in particolare».

Oggi l’Istat segnala una flebile ripartenza: l’indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio è salito dello 0,3% e si prevede per il primo trimestre di quest’anno una variazione del Pil di +0,1%. Pur in presenza di una situazione economica critica, un cauto ottimismo sarebbe legittimo, invece lui si esalta. Ma allora perché in passato aveva criticato il governo Letta sostenendo che la crescita non si fa con gli zero virgola?

gelatoNon è passato su nessuna critica, al punto da definire “professionisti della tartina” i giornalisti che non si allineano alle sue scelte. E quando un quotidiano straniero, “The Economist”, si è permesso di metterlo in copertina con un gelato in mano, lui ha messo in scena una gag di dubbio gusto con tanto di carrettino di gelati da offrire ai giornalisti radunati nel cortile di palazzo Chigi.

Il piano Ring che prevede l’introduzione della banda larga non si sa bene ancora cosa contenga e quando sarà realizzato. Sulla sua diffusione l’Italia è in coda, seguita solo da Bulgaria e Romania. Eppure la banda larga è considerata fattore di crescita economica e occupazionale e incide notevolmente sul Pil.

È di qualche giorno fa l’accordo con la Svizzera e il Liechtenstein che supera il segreto bancario. Lui ha detto che in Italia rientreranno miliardi di euro. Il suo ministro Padoan, più realisticamente, ha detto che non se la sente di fare previsioni.

Ha posto 35 volte la fiducia in Parlamento: un record! È Segretario di un partito che non gli appartiene e fa di tutto perché i dissidenti se ne vadano, ha spaccato Forza Italia, ha dissolto Scelta Civica, “rubato” a SEL alcuni parlamentari, ignora costantemente le opposizioni e non perde occasione per deriderle.
Da tempo si auspica di unire un Paese sempre in contrapposizione frontale, ma lui col suo “fare” l’Italia l’ha ulteriormente divisa.

Un anno è finito. Un anno comincia. Ci aspetta la riforma della Rai e della Scuola, interventi sull’Ambiente e un riordino del Fisco. Il mondo e dintorni discusso con metà dei parlamentari dem in quattro ore. Come stare al bar e discutere dei massimi sistemi. Tanto per parlare.
Intanto le prospettive dell’economia al momento sono favorevoli. La liquidità immessa da Mario Draghi, il crollo del prezzo del petrolio, il riavvicinamento dell’euro al dollaro e il nostro spread che cala sono un combinato disposto che può giocare a suo e nostro favore.
Ma se questa è davvero #lavoltabuona Matteo Renzi non può accreditarsene tutto il merito, come d’altronde è stato per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Ma, si sa, io sono un Gufo.

L’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Lo dice Lucio Dalla nella sua bellissima canzone “L’anno che verrà”. È la stessa cosa che pensano tanti italiani.

Cantastorie

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