Passano i secoli, ma non i vizi

africa 2La Storia va letta, riletta, approfondita.
Per essere un insegnamento, per non ripetere gli stessi errori.
L’Africa, raccontata egregiamente da Kapuściński nel libro “Ebano” è un continente con cinquantacinque paesi che hanno sempre avuto un filo conduttore: la volontà del mondo intero di volere frenare la loro indipendenza.

L’Africa è stata depredata delle sue risorse per secoli, colonizzata con i peggiori strumenti, teatro dei crimini più gravi contro l’umanità.
Gli africani sono stati resi schiavi, trattati come animali, deportati.
Il mondo intero ha sempre preso, oro, petrolio, preziosi, cibo, terra, senza curarsi delle conseguenze, ha tenuto per secoli un continente nell’ignoranza, nella mancanza di informazioni, nella impossibilità di crescere, di coltivare le proprie terre, di poter nuotare nei propri mari.
La colonizzazione è terminata per l’impossibilità di tenere occultati i crimini e la discriminazione razziale, ma soprattutto per il fallimento del tentativo di togliere agli africani il bene più prezioso: la propria dignità.
Sono trascorsi secoli, a volte decenni, in pochi casi anni, ma il vizio non passa.
Ancora oggi si usano le parole “democrazia”, “economia”, “lotta alla corruzione”, “alternanza”, per cercare di imporre modelli esogeni, di avere un ruolo nei processi decisionali, di influenzare le scelte, trarne vantaggi a favore di altri continenti, di altri Paesi.
È un neocolonialismo “raffinato”, talvolta subdolo. Si danno pacche sulle spalle a chi gestisce il potere, e il giorno dopo si cerca di destabilizzare i leader per creare fragilità, alimentare odi, strumentalizzare differenze etniche o religiose, o talvolta solo storiche e oltrepassate.

Il Mondo non vuole capire che non scalfirà mai l’orgoglio degli africani e che gli strumenti che usa sono obsoleti, e soprattutto, ormai evidenti.
Si pensa di controllare gli animi con qualche dollaro, o euro, alimentando corruzione per giungere facilmente al risultato, si racconta un’Africa piena di stereotipi, che non rispecchia più la realtà, per creare incertezza e ridurre la fiducia dei popoli rispetto a chi li governa, grazie ad una scelta democratica e decisa.

Sono armi scariche, frutto di una cultura che non vuole vedere il cambiamento, di una nostalgia che vedeva i privilegi nelle mani degli stranieri, principalmente dei bianchi.
L’Africano osserva, registra, finge di non comprendere, ma pensa, studia, si prepara.
La democrazia africana è più vera di quanto venga raccontata, il percorso profetizzato da Nkrumah “Africa must unite” si sta concretizzando, i popoli hanno capito l’importanza della pace e dello sviluppo, trainato dalla loro spinta e dai capitali esteri.
La fortuna del mondo è che il popolo nero non ha scelto le stesse armi, quelle dell’odio, del rancore, della vendetta. Non sappiamo quanto questo durerà, ma certamente sono sicuro di un principio: il popolo africano non perderà il suo orgoglio.

E per il resto del Mondo… credo sia giunta l’ora di voltare pagina, ma… passano i secoli ma non i vizi.

Simone Santi

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