Lei non sa chi sono io!

neriE diciamolo, noi ci crediamo superiori. E chi lo nega è cieco o bugiardo. Anche quando in quei cacofonici starnazzi che i più chiamano talk, si parlava del drammatico massacro accaduto a Parigi, ha fatto capolino il concetto che noi siamo una civiltà superiore. E, in effetti, mai è esistita civiltà che non rivendicasse una presunta superiorità sull’altro, sul barbaro. Nella dialettica della storia e dei popoli, l’antitesi al “Noi” è sempre stata negativamente caratterizzata. Fu così per la Roma dell’Impero , per l’Europa colonizzatrice, per la Russia bolscevica e per gli Stati Uniti fino ad oggi. Anzi c’è chi direbbe che una comunità si impernia nell’opposizione irriducibile all’altro , che l’estinzione della categoria del diverso comporterebbe pressoché simbioticamente la rovina della collettività medesima. Evitando di scomodare Schmitt, tuttavia non può non sembrare quantomeno ironico, di un’ironia però triste, che ad aborrire la pretesa di superiorità siano dei supposti progressisti: perché per essere avanti, perché esista un progresso, qualcuno deve essere rimasto indietro, qualcosa deve trovarsi ormai dietro le spalle. Non ha colore politico questo intervento, non guarda ad una bandiera, ma ha l’unico scopo di dipanare l’ipocrisia che sembra attanagliare, inestirpabile, le menti dei benpensanti. Perché noi Occidentali, checché se ne dica, non accettiamo il diverso, ma soltanto lo tolleriamo, cercando in ogni momento di trarlo a noi, di mutarlo in una nostra goffa controfigura. Non concepiamo una civiltà diversa o per lo meno non gli attribuiamo la stessa dignità o profondità di pensiero della nostra. Abbiamo imposto al mondo un diktat, da tempo. Abbiamo da soli dichiarato i diritti dell’umanità tutta, fissato norme e principi che hanno validità transnazionale ed ecumenica. Se gli islamici pensano che la donna sia inferiore all’uomo crediamo che sia da spiegarsi in una erronea interpretazione del Corano, in una svista esegetica. Non è semplicemente concepibile, dal nostro punto di vista, che qualcuno sia in contrasto con le conquiste della civiltà (la nostra, l’unica).

La verità è che noi Occidentali (o è forse questa caratteristica dell’Uomo?) siamo intimamente monoteisti, ma d’un monoteismo etico. Le nostre categorie sono le migliori, le più giuste, inappellabili. Possiamo tollerare che qualcuno veneri un Dio diverso, ma lo guardiamo con divertita indulgenza, perché sappiamo che è in errore. Dall’alto della superiorità del nostro Dio etereo, compatiamo chi adora ancora il sole e la luna.

Nessuno può dubitare che le frange estremiste e violente dell’Islam siano destinate a soccombere. Non è a tal fine necessaria un’apocalisse nucleare, non ce ne è bisogno. Ci vorrà tempo, ma è inevitabile. L’epilogo già è scritto, mancano poche battute, non resta che scegliere se salire sul palco a raccogliere il plauso e i fischi o lasciare che la luce dei riflettori scemi in un lento agonizzare. Tertium non datur.
La vera domanda, l’annosa quaestio che rimane è: Quante vittime siamo pronti a sacrificare prima di accettare ciò che siamo?

Valerio Forestieri

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