Italia 2.0 e le dispari opportunità

opposti-gattiDa un lato: condivisione, partecipazione, innovazione, internet delle cose, Expo delle idee, welfare, stili di vita, vocazione sociale, start-up, green economy, sostenibilità, Decreto Sviluppo 2.0, Smart&Start ecc. Dall’altro lato: politicamente corretto, pari opportunità, quote rosa, Carta Costituzionale, Carta Europea, diritti acquisiti, deriva autoritaria, politiche di sostegno, rapporto Deficit/PIL, spread ecc. Quante volte sentiamo queste parole che vorrebbero raccontare un mondo nuovo senza mai rinunciare, neppure per un attimo, ai comodi riferimenti dogmatici di salvaguardia che ci provengono dai tanti predicatori saggi? Quanto di autentico e soprattutto di reale c’è nel circo itinerante delle parole rispetto all’impellente necessità delle azioni? Proviamo per un attimo a rinunciare alla inesauribile vena polemica e piuttosto, con presunzione, cerchiamo di interpretare correttamente il corso delle cose, mettendoci nei panni di chi coraggiosamente voglia provare a fare impresa e generare lavoro. Ad esempio io e altri, non molti a dir il vero, vestiamo i panni di rappresentanti legale di piccole startup innovative cosiddette a vocazione sociale, fondate da non-giovani, ovvero da diversamente giovani come si racconterebbe nell’era ortodossa del politicamente corretto. Ci troviamo frequentemente ad affrontare difficoltà di vario genere nel tentativo ardito di dar corso al progetto di crescita dell’azienda e dei nostri ambiziosi propositi. E certamente tutto ciò sta nella logica delle cose, ma non ci saremmo aspettati di ritrovarci a lottare con nuovi vincoli normativi e sociali che si stanno radicando nel nostro Paese e si annidano nelle cosiddette politiche di sviluppo economico. È l’Italia 2.0 che arranca e non riesce a completare la procedura di aggiornamento (memoria non sufficiente?): l’iniziativa di chi appartiene a una generazione che ha ancora voglia di fare, ma che ha più di trentacinque anni e non trova patria, anzi viene consapevolmente demotivata e osteggiata con l’esclusione da bandi pubblici e privati, regimi fiscali benevoli e così via. muro-abbattutoPare proprio che nello sforzo di abbattere barriere antiche e pre-concette se ne stiano creando delle altre, moderne e post-concette, derivanti da un’interpretazione non corretta del contesto storico e sociale che stiamo attraversando e delle enormi difficoltà connesse con esso. Di certo le implementazioni dettate dai criteri delle parità e pari opportunità non possono permettersi di generare disparità e dispari opportunità, con il rischio di promuovere nuove riserve indiane e per inciso, giusto per ricordarlo ai devotissimi, violare i princìpi fondanti della Costituzione (art. 3). E va detto che in genere tali iniziative provengono proprio da coloro che, incapaci di cogliere le inesorabili evoluzioni storico-sociali ed interpretarne correttamente gli elementi fondamentali, si affrettano a citare i sacri testi della Costituzione, non sapendo che pesci prendere e ricorrendo così alla solita melina della palla in corner. “Ah i diritti acquisiti, i pilastri della terra, le lotte dei popoli per ottenerne la sublimazione e l’imbalsamazione, mai creare eccezioni e precedenti pericolosissimi: tutto ciò appartiene ad un ordine superiore ed intoccabile rispetto alle miserie della gente che urla e lotta nel fango“. Dobbiamo rassegnarci all’idea che i popoli abbiano sofferto e lottato per consolidare le pensioni e i privilegi di certuni a danno della elementare e banale sopravvivenza dei più? Cerchiamo per favore di preservare le piazze dalle imminenti rivoluzioni: i valori eterni trionfano innanzitutto nelle coscienze responsabili e critiche dei popoli che li tramandano come un patrimonio cromosomico e li sanno plasmare con saggezza nel continuo sforzo di adattarli ai bisogni impellenti dei deboli. Le carte sacre sono lì a ricordarci questo e non il loro uso e consumo a beneficio dei demagoghi mai sazi di fare il tutto esaurito al botteghino del loro teatrino di quartiere. Scendiamo dal Colle, togliamoci l’ermellino e torniamo alle umili startup. startupSe esse, come dichiarano le ottime letterature internazionali in campo di politica economica e come ammette anche lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, costituirebbero pure l’incontro di persone con esperienze differenti che decidano di mettere a fattor comune il loro bagaglio di conoscenze e culture nel tentativo di generare qualche cosa di innovativo, duraturo e positivo per la comunità, come non cogliere il fatto che l’esperienza sia anche inesorabilmente connessa con il tempo e l’età?
Il buon senso che dovrebbe governare le cose e guidare le menti, indica che qualunque azienda che nasca nei nostri territori dovrebbe avere le migliori prospettive di sostenibilità, crescita oculata e durata nel tempo, basate su visioni ed idee strutturate, su solidi valori introiettati ed in grado di proiettare scenari stabili verso il futuro. Del resto è empiricamente dimostrabile che l’innovazione e la capacità creativa non siano scientificamente legate all’età biologica ma all’attitudine e alla storia delle persone, le quali possono ritrovarsi a giocare i loro talenti in differenti fasi della vita a beneficio di loro stessi e degli altri, compresi i più giovani. Perché allora limitare o addirittura evirare tale processo con iniziative non così illuminate che finiscono con il diventare esse stesse discriminatorie? Invito chi nella società abbia un ruolo di influenzatore e chi nelle Istituzioni sia addetto alla promozione e alla vigilanza delle pari opportunità a valutare con attenzione le implicazioni in materia normativa e a vegliare su iniziative pubbliche e private che, mutuando indicazioni generali e politiche, pur con un presunto intento inclusivo, finiscono con l’imporre vincoli discriminatori: ripeto, non sono viste di buon occhio e accolte favorevolmente le iniziative meritevoli se partorite da cervelli malconci di super-nonnetti ultratrentacinquenni con velleità innovative e propensione al sociale, insomma in piena fase arteriosclerotica. Quanto c’è di sinceramente culturale e di socialmente utile in tutto ciò? Italia 2.0: restart!

Gianluca Maroncelli

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