Liberazione

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“La guerra di parte, dice un uffiziale che si è distinto nelle guerre di Spagna, è la più antica, la più naturale, e la sola che sia sempre giusta. Essa è quella del debole contra il forte: essa non può farsi senza il concorso e l’approvazione di tutta una nazione: essa dipende dalla opinione generale, non dalla volontà di un tiranno, o d’un conquistatore. Questa guerra non può avere altro scopo che di respingere un’invasione, e di sottrarre lo stato, la nazione, il principe da un giogo straniero. Quando anche fosse menata innanzi con barbarie, alcuno non avrebbe il dritto di dolersene, poiché l’inimico potrebbe sempre ritirarsi con la sicurezza di non esser perseguitato nel proprio paese”.

Questa citazione si trova ne’ La Minerva Napolitana, il più rappresentativo dei giornali pubblicati a Napoli dopo i moti del 1820-21.

Oltre un secolo dopo alcuni civili italiani imbracciarono le armi per liberarsi dall’oppressione fascista e nazista. Furono chiamati “partigiani” ed è grazie a loro se oggi siamo un popolo libero.
Uno di loro, dopo aver subito reclusione e confino per le proprie idee, il 9 luglio del 1978 fu eletto Presidente della Repubblica. Si chiamava Sandro Pertini ed è stato il Capo dello Stato più amato e rispettato dagli italiani, proprio perché della libertà aveva un concetto molto alto. E le parole che pronuncia in questa intervista ne sono la prova più tangibile.

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2 thoughts on “Liberazione

  1. doE poi arrivò il giorno della liberazione. Dopo aver combattuto eravamo fuori dall’incubo nazifascista, da quella Germania, che dopo l’armistizio firmato da Badoglio, cominciò a darci addosso, a compiere stragi man mano che il suo esercito si ritirava, e che ci considerava traditori. Il tributo di vite umane era stato così alto, che nei boschi, nelle campagne la terra emanava un acre odore di sangue. La resistenza partigiana aveva portato sui monti, donne ed uomini che avevano lottato strenuamente per la libertà, per la repubblica, per la democrazia.Come dimenticare quella figura di lavandaia che ispirò il libro della Viganò: “l’Agnese va a morire”, staffetta dei partigiani,riconosciuta da un tedesca e fatta fuori come un cane. Credere in un’idea di un mondo più giusto, restituire diritti ,impegnarsi mettendoci la faccia, perchè quella sporca guerra finisse e desiderare di vivere in pace. A distanza di settant’anni ci ritroviamo di nuovo sotto il giogo di una Germania che impone ordini, parla di austerità e oggi come ieri, siamo sotto scacco di una politica imposta ad un popolo sottomesso. Cosa ne è stato di quei giorni, di tanto orrore, di una Costituzione nata sul sangue di numerosi morti, se oggi quella stessa Costituzione viene riconosciuta obsoleta, da cambiare e si parla di un futuro così nebuloso, da sembrare che ripercorra lo stesso sentiero accidentato, pur essendo divenuto strada asfaltata? Può morire in nome di un progresso, la Storia di una nazione, possono perdersi nel nulla le lotte di tanti, che hanno tenuto duro sino alla fine, se i fantasmi del passato ritornano, e sono lì davanti a noi per c tormentarci? Anche per chi come me, cresciuta tra i ricordi, di chi quella guerra l’aveva vissuta e se la portava dietro, impressa sulla pelle a marchio di fuoco, mi chiedo cosa direbbe mia madre, o mio nonno, difronte alla situazione odierna.. Mia madre, bambina a quel tempo, si soffermava su quanto succedeva nei boschi intorno a Schio, dove da sfollata viveva. Razzie di tedeschi, che cercavano i partigiani e quando li ammazzavano, li esponevano sulla pubblica piazza perchè fosse un monito a collaborare ed a tenersi lontani da quella gente. Cosa direbbero quando cercavano riparo nei rifugi, ad ogni bombardamento aereo che i piccoli conoscevano come Pippo e ne avevano paura? E mio nonno? Da comunista sfegatato non aveva mai voluto prendere la tessera del PNF . All’epoca serviva per lavorare e mio nonno di figli ne aveva ben cinque da mantenere. Preferì andare altrove, piuttosto che rimanere in Paese e sottomettersi ai fascisti. Oggi che la tenuta della democrazia è in pericolo, che le disuguaglianze sono cresciute, afferro il senso di quei racconti che all’epoca non capivo, che erano lontano anni luce da me, che nella spensieratezza dell’adolescenza facevo fatica a seguire. Il tempo fa la sua parte, ma la Storia per quanto vuoi negarla è lì ti sta davanti. I fatti che hanno interessato la vita delle persone, segnandone l’esistenza non è possibile ignorarli. Ci fai i conti ,la coscienza viene interpellata e vedere svilita la Costituzione, negata la democrazia, sentirsi non più liberi non è un rospo che puoi ingoiare. Per tutte le Agnesi, per ogni padre e madre, nonni che si sono battuti, queste righe della Viganò tratte dal libro” l’Agnese va a morire” rendono testimonianza di ciò che è stato anche per donne rimaste oscuri personaggi, non citati ma che non sono andate per il sottile, e nell’anonimato hanno perso la vita.

    Adesso, invece, sapeva molto di più. Capiva quelle che allora chiamava “cose da uomini”, il partito, l’amore per il partito, e che ci si potesse anche fare ammazzare per sostenere un’idea bella, nascosta, una forza istintiva, per risolvere tutti gli oscuri perchè, che cominciano nei bambini e finiscono nei vecchi quando muoiono.
    -Perchè non posso avere una bambola?
    -perchè le ragazze dei signori vanno a ballare con un vestito nuovo e io non posso andarci a causa del vestito vecchio? – perchè il mio bambino porta le scarpe solo la domenica?
    – perchè mio figlio va a morire in Africa e quello del podestà resta a casa?
    – perchè non potrò avere un funerale lungo, con i fiori e le candele?
    – Lei adesso lo sapeva, lo capiva. i ricchi vogliono essere sempre più ricchi e fare i poveri sempre più poveri, e ignoranti, e umiliati. I ricchi guadagnano nella guerra, e i poveri ci lasciano la pelle.

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