Una stanza senza libri è un corpo senz’anima

libro al ventoNon si legge più. O quanto meno, si legge molto poco e i lettori sono sempre meno. Di libri e di giornali.
Resistono ancora i libri scolastici perché imposti, ma vengono consultati quel tanto che basta per superare interrogazioni ed esami. Spesso insegnanti e genitori se ne lamentano, ma in tanti casi neanche loro sono grandi lettori, ma lo affermano, i primi, per dovere di ufficio e i secondi tanto per dirlo. Risulta infatti, che la metà degli italiani non legge per nulla e che una famiglia su dieci non ha libri in casa, con la conseguenza di trasmettere ai figli la propria miseria intellettuale. Lo affermava già secoli fa Cicerone: “Una stanza senza libri è un corpo senza anima”.

Molte informazioni o spiccioli di esse, vengono assunte dalla Rete e spesso attraverso i network. Nulla in contrario rispetto ai nuovi mezzi di comunicazione, essi allargano il ventaglio di conoscenze e lo mettono a disposizione hic et nunc, ma non possono né debbono sostituirsi a un libro o a un giornale. Per altro, la stragrande maggioranza degli utenti consulta notizie alla rinfusa senza accertarne la fonte e l’autenticità. Non è raro, infatti, che si assorbono e si diffondono informazioni sbagliate su temi importanti.

Da un punto di vista psicologico un libro, cartaceo o elettronico che sia, ci consente di leggere e riflettere sul suo contenuto garantito dall’autore e dall’editore. Lo si sfoglia a piacimento, si sottolineano alcuni passi, si annotano eventuali considerazioni che la lettura stessa stimola. Insomma, la lettura di un libro mette in moto una serie di dinamismi intellettuali che potenziano le nostre facoltà di immaginazione e riflessione. E una volta giunti all’ultima pagina, siamo certi che di aver arricchito il nostro bagaglio culturale, particolarmente se abbiamo approfondito notizie e concetti derivanti dalla lettura stessa, magari ricorrendo anche al web. Importante è farlo con consapevolezza e discernimento.

libri-ebookNessuna demonizzazione, quindi, dei nuovi mezzi di divulgazione, a condizione che non diventino sostitutivi ma aggiuntivi a quelli tradizionali. Un tempo l’uomo per comunicare si serviva delle incisioni rupestri, poi cominciò a scrivere su papiri e pergamene, quindi sulla carta. Successivamente venne la stampa fino ad arrivare oggi alla fibra ottica. Sono mutati mezzi e strumenti, alcuni si aggiungono ai vecchi, ma non si può negare che la lettura ci aiuta nello scorrere ordinario delle giornate, nonché a rendere fruttuoso il nostro tempo, spesso suscitando il desiderio di ulteriori conoscenze. Non ultimo, allevia le miserie del presente e dà forza nelle sventure. Un libro trasporta la mente in un’altra dimensione, in luoghi lontani per distanza e per modi di vivere. Evoca emozioni, immagini, suoni, profumi, sapori, penetra nell’anima e vi lascia sempre un segno.
È dimostrato che chi legge molto è meno incline a infrangere la legalità, difficilmente è violento ed è meno vulnerabile alla dipendenza da droghe e gioco d’azzardo. Chi legge partecipa con piacere a manifestazioni artistiche, visita musei, si interessa del sociale e si informa sulla politica. E guarda con interesse anche ogni forma di attività sportiva, che spesso pratica. Inoltre, l’orizzonte allargato della conoscenza ci fa meglio accettare la realtà, aiuta a comprendere sé stessi e vivere in completezza la propria esistenza.

Non è raro sentir dire che non si ha il tempo di leggere. È solo un alibi di chi non ha il desiderio di farlo, perché si può aprire un libro in qualsiasi momento della propria giornata e non necessariamente sedersi in poltrona e dedicare un’ora o due alla lettura. Chi ama leggere utilizza ogni momento: dieci minuti dopo il caffè della mattina, in autobus o in treno, dopo pranzo in breve relax, prima di addormentarsi la sera. Per non parlare degli e-book che consentono di portarsi dietro un’intera biblioteca.
Tante volte, invece, si preferisce vedere la tv o passare la serata a fare zapping. Non si trova il tempo per scorrere poche righe, ma si trovano sempre due ore per vedere una partita di calcio in tv.

“Ma poi un librò lo terrò in mano per mesi prima di finirlo!” E che importanza ha? Importante è leggere e quando non è chiaro abbastanza quello che si è scorso con gli occhi, si ritorna indietro, si rilegge fino a comprendere quello che l’autore vuol dirci. Senza l’affanno di raggiungere l’ultima pagina e senza scadenze. E quando, dopo aver letto una quarantina di pagine, quel libro non ci attrae, va abbandonato. Evidentemente non è il genere che ci appassiona in quel momento. Leggere deve costituire un piacere, non un obbligo. La lettura è come mangiare una pietanza gradevole, non una medicina da mandare giù per necessità.

melaE non è inutile ricordare che se un corpo sano ha bisogno di essere nutrito, curato e allenato, è altrettanto vero che una mente per potersi mantenere vivace deve assimilare il suo sostentamento e fare continua ginnastica. E i libri, si sa, sono fonte inesauribile di benessere psicologico. Le persone più longeve e che conservano le loro prerogative intellettuali sono quelle che hanno letto tanto e leggono ancora. E sono anche le più libere.
Non è un mistero che la lettura sia una straordinaria opportunità sociale. Chi è povero di idee tende ad affidarsi al primo imbonitore politico che si presenta col sorriso sulle labbra e correre dietro a promesse irrealizzabili. E in assenza di strumenti culturali per smascherare le sue bugie lo difende a spada tratta, perché solo così può sostenere la sua sciagurata scelta. E lo vota anche, conferendogli un potere che non merita.

La storia è piena di episodi di distruzione di libri ritenuti pericolosi per il potere. Nel 642 fu distrutta la biblioteca di Alessandria dal generale Amr ibn al-As, comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l’Egitto. Alla fine del secolo XV Firenze fu teatro di un rogo di libri ad opera di Girolamo Savonarola e in epoca nazista, in Germania furono bruciate le opere di oppositori politici e scrittori di origine ebrea. La stessa cosa avvenne in Cile a seguito del colpo di Stato di Pinochet.
Anche la letteratura si fa protagonista di roghi. Ray Bradbury nel suo “Fahrenheit 451” ci racconta di una società in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, e un apposito corpo di vigili del fuoco viene incaricato di bruciare tutto quello che è carta stampata. L’ultima vicenda di cui abbiamo contezza è quella che ha coinvolto Roberto Saviano, che con il suo libro “Gomorra” ha messo più paura lui ai clan malavitosi che tanti provvedimenti legislativi.

Scrivere per denunciare, leggere per capire, comprendere per poter giudicare sono le azioni che ha sempre temuto chi pretende di governare a tutti i costi, con mezzi leciti e anche illeciti.
Bisognerebbe sempre tenerlo presente.

mimmo

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