Italicum, cui prodest?

latino 1Non so dire se ai nostri politici il latino piace. Di sicuro, serve. Serve a conferir loro uno spessore culturale che spesso non hanno. Ed ecco Mattarellum, Porcellum, Consultellum ed ora Italicum. Quest’ultimo è il nome che Renzi ha dato alla sua legge elettorale. Una legge controversa, sponsorizzata e ripudiata, modificata e negata. Alla fine approvata. Habemus Italicum. Con un numero di voti inferiori a quelli che sostiene il Governo, ma approvata. Una legge che attribuisce al partito che vince poteri pesanti e contropoteri leggeri. Se poi a questo si aggiunge la discutibile riforma del Senato, ci troviamo di fronte a una specie di ordine monocratico per certi versi preoccupante. È noto che la democrazia trova la sua massima affermazione allorquando c’è una maggioranza in grado di governare e un’opposizione in condizione di controllare. Ciò, in un contesto di equilibrio determinato da soggetti istituzionali indipendenti e dando agli elettori la possibilità di scegliersi i rappresentanti. Con l’Italicum questo non è. O lo è in minima parte. Ne è nato, quindi, il ‘busillis’: le opposizione esterne volevano fermarlo, quelle interne modificarlo. Per la verità, alcune cambiamenti erano stati già apportati, ma si tratta di contentini che non ne hanno scalfito l’impianto generale, se non quello che attribuisce il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Una modifica voluta da Renzi e ingoiata da Berlusconi, forse in ragione di un accordo che prevedeva la scelta di un Presidente della Repubblica “amico”, bendisposto a restituirgli i diritti politici attivi e passivi. Renzi, però, a dire di Brunetta, ha disatteso gli accordi e il suo tradimento ha determinato il voltafaccia azzurro, al punto tale che oggi bolla la legge con l’aggettivo fascista. I dissidenti interni, invece, contestano l’assenza di contrappesi in grado di bilanciare l’enorme potere che ne deriverebbe al premier, soprattutto se questi è anche il Segretario del partito che vince le elezioni. Ma Renzi, incurante di tutto e tutti, ha messo il turbo e ha fatto approvare la sua legge, pronto ora a trarne tutti i benefici possibili. grillo 2Ma non è detto che vada così. Perché si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e non è improbabile che a trarne lucrum potrebbe essere qualcun altro. Per esempio, il Movimento Cinque Stelle. Si dirà che i grillini questa legge l’hanno osteggiata con forza e che ora si apprestano a raccogliere le firme per una convocatio ad referendum. È vero, sono intervenuti dai banchi parlamentari criticando con veemenza, si sono rifiutati di partecipare alle tornate di fiducia e hanno annunciato azioni eclatanti dentro e fuori il Parlamento. Eppure, salvo le solite filippiche a cui ci hanno abituato, di opposizione non è che si sia visto qualcosa di diverso da quella canonica. Diciamolo: questa è una legge che al momento favorisce il Pd, ma anche il partito di Grillo. Sono loro che andrebbero al ballottaggio, e dei due chi ha da guadagnarci di più è proprio il Movimento 5Stelle. Grillo, si sa, non fa connubia e il raggiungimento del 51% dei voti è nel suo libro dei sogni. È noto anche che il nuovo Ordine di Gaia è solo nella testa di Casaleggio e a stare agli orientamenti statistici, il loro fatum è di galleggiare tra il venti e il venticinque per cento con tendenza discensionale. Invece con l’Italicum potrebbero fare il botto ed entrare nella plancia di comando. Perché, se è vero com’è previsto dai sondaggi, il Pd difficilmente supererà la soglia del 40% e, stante Forza Italia in liquidazione, il secondo partito sarà proprio il Movimento 5Stelle. Sic stantibus rebus, Renzi e Grillo si giocherebbero il ballottaggio. grillo e renzi 2A questo punto, la partita sarebbe aperta a qualsiasi risultato e non è difficile immaginare una pugna senza quartiere alla ricerca dell’ultimo voto utile. Ed è anche probabile che assisteremmo a una migrazione incrociata di voti, dove la tentazione di mettere alla prova questi giovani rampanti sarà molto forte. Ecco perché questa legge voluta da Renzi, rinnegata da Berlusconi, invisa a Bersani è stata, sì, osteggiata da Grillo, ma, dicono i maligni, tanto per salvare la faccia. Questo scenario, però, è il peggiore che si possa auspicare, perché se nel futuro prossimo dovesse essere ancora Renzi a decidere la politica sociale ed economica del Paese, qualche perplessità la desta, ma se il futurum dux dovesse essere Grillo, la cosa preoccupa.

È tempo di chiudere. Ma prima vorrei aggiungere qualcosa sull’iter dell’Italicum. Spesso è stato citato Alcide De Gasperi che pose la questione di fiducia sulla legge elettorale del 1953, la quale consentiva alla lista o alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti di ottenere il 65% dei seggi alla Camera. In molti si sbracciano per arruolare il grande statista a sostegno della scelta di Renzi di “andare avanti” sull’Italicum. È un richiamo improprio, perché l’allora premier De Gasperi non proponeva di trasformare una minoranza in maggioranza. E quanto pronunciò nel suo discorso alla Camera lo conferma:

“Il premio viene concesso soltanto nel caso che un partito o un gruppo di partiti conquisti la maggioranza assoluta dei voti, 50 per cento più uno. Nel caso invece che questa ipotesi non si verifichi ci si servirà della legge elettorale vigente, basata sul sistema proporzionale puro. Considererei un tradimento della democrazia trasformare in maggioranza una minoranza, fosse pure del 49 per cento. La legge attuale rafforza solo una maggioranza esistente nel Paese ed espressa con libero voto”.

Ciò nonostante fu definita “legge truffa”.

mimmo

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