Vincere e vinceremo… o no?

deluca e caldoroIl prossimo governatore della Campania sarà Vincenzo De Luca o Stefano Caldoro. In campagna elettorale i due candidati si stanno spendendo al massimo e cercano di oscurare l’altro con ogni argomentazione possibile, e naturalmente non mancano i colpi bassi. Tutti ormai sappiamo che se dovesse vincere De Luca, la legge Severino è lì pronta a “tagliargli la testa”, ma lui è sprezzante: «La legge Severino se la possono impacchettare con il fiocco e la carta argentata e metterla in frigo, che me ne frega, io mi faccio reinsediare» ha dichiarato. E c’è da giurarci! il TAR, per le falle che la legge stessa porta in sé, lo ricollocherà subito nella funzione. E non era pensabile nemmeno di provare a modificarla, dal momento che per il Pd sarebbe un boomerang devastante. Una sua revisione sarebbe stata interpretata come un’inaccettabile legge ad delucam, soprattutto dopo che il Pd quella legge l’ha voluta e votata, per poi vantarsi di averla voluta e votata. Il Governo ha espresso il parere che un eventuale aggiustamento è di competenza parlamentare. Ma in Parlamento c’è la Lega, il Movimento 5Stelle, SEL, alcuni parlamentari dem poco bendisposti a prestarsi a un’operazione dai tratti equivoci. Soltanto Forza Italia sarebbe stata favorevole a modifiche, ma a condizione che vi fossero state inserite norme in grado di restituire la verginità politica a Berlusconi. Resta il fatto che Renzi e il suo partito non ci stanno facendo una bella figura. E allora vien da chiedersi: ma era proprio il caso di ficcarsi in un frangente così discutibile? Autorevoli esponenti del Pd hanno spiegato di essere garantisti e che saranno gli elettori a decidere se Vincenzo De Luca deve sedere sulla poltrona di governatore della Campania. Ma questo significa considerare la piazza al di sopra della legge in nome della solita guapperia fondata sul consenso, sul controllo capillare del territorio, sulla soperchieria da notabile. Così ha scritto Francesco Merlo su Repubblica, ed è difficile dargli torto. In effetti sono le stesse argomentazioni usate da Berlusconi a fronte delle suoi guai giudiziari. Qui però il garantismo non c’entra nulla. Questo è un caso di inopportunità politica che attiene a un candidato che si è presentato alle primarie già bollato da una condanna di primo grado per abuso d’ufficio e severamente motivata dai giudici. Una scelta a dir poco imbarazzante e, perché no, anche sconveniente. Fingere di non vedere un problema che chiama in causa la necessità di presentare agli elettori il candidatus, quello che un tempo nell’ambire alle cariche pubbliche indossava una veste di un bianco particolarmente intenso (candida) proprio per mostrarsi degno della municipalità, è di una miopia politica inaudita. E se non è miopia, è sfrontatezza. E se non è sfrontatezza, è convenienza.

Già, un tempo… Sì, perché oggi – si dirà – Renzi e De Lucatra malfattori di ogni risma acclarati e indagati, cosa vuoi che sia il caso De Luca? A qualcuno il termine di paragone potrà anche essere sufficiente ad archiviare la pratica, ma allora questo significa che il nuovo corso di Renzi è un elastico che si allunga o si accorcia a seconda delle circostanze. Bassolino fu messo da parte pur non essendo condannato, la ministra Cancellieri fu indotta alle dimissioni per una telefonata, Maurizio Lupi ha lasciato il suo ministero per essersi preoccupato del futuro lavorativo del figlio e D’Alema è stato messo alla gogna mediatica per una faccenda di libri e vino. Allora il sospetto che conti il pacchetto elettorale che si detiene e l’influenza che si ha sul territorio non è campato in aria. È un fatto che Vincenzo De Luca è il “padrone” di quasi tutti i voti del Pd di Salerno e provincia. Alle primarie ha dimostrato di avere un tesoretto elettorale anche nel capoluogo campano, oltre alla capacità di saper espandere la sua influenza in tutta la regione. Insomma, ha confermato di essere un collettore di voti formidabile. Però, è uno che è difficile tenere nel recinto del Nazzareno, perché della disciplina di partito non ne fa certo un vangelo. Anzi, è un ribelle che per certi versi assume i caratteri di un leghista in chiave meridionale, sprezzante delle leggi e chiuso in una bolla autoreferenziale. Per la verità, Renzi ha sempre saputo degli inconvenienti politici che si sarebbero venuti a creare con la candidatura di De Luca e le complicazioni istituzionali di una sua eventuale elezione, tant’è che tentò di lanciare Gennaro Migliore come terzo incomodo tra lui e Cozzolino, ma il fuoriuscito di SEL capì subito di essere un vaso di coccio tra vasi di acciaio e gettò la spugna. E allora perché accetta supino questa situazione, limitandosi a dire che nelle liste civiche che appoggiano De Luca ci sono candidati che non voterei neanche se costretto? Perché non ne rifiuta pubblicamente l’appoggio? Quelle liste hanno imbarcato personaggi discussi e discutibili che vanno da Carlo Aveta, pellegrino abituale a Predappio fino a ieri camerata di Storace, a Tommaso Barbato, ex senatore dell’Udeur, resosi famoso per aver sputato in faccia al collega di partito Nuccio Cusumano, reo di aver votato la fiducia al governo Prodi. E poi tanti nomi di indagati o di loro congiunti, al punto da far gridare a Roberto Saviano che in quelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra. Per non dire di tanti personaggi che si sono distinti per aver avversato battaglie di civiltà e di democrazia proprie del Pd. In alcuni casi si tratta di mazzamma (pescato di ridotte dimensioni e di scarso valore), ma squalifica. Eccome, squalifica!
Renzi sa bene che un’eventuale vittoria del “sindaco sceriffo” potrebbe creargli più complicazioni che vantaggi. Ritrovarsi a capo di una delle regioni più importanti d’Italia un personaggio tanto spregiudicato e non privo di ulteriori ambizioni costituirebbe un intralcio di non poco conto per i suoi piani futuri. De Luca non è Lorenzo Guerini o Matteo Orfini. De Luca è un Don Rodrigo che non deve chiedere e se chiede bisogna dare. Ma il 97% dei voti che il Segretario dem ha ricevuto alle primarie in Terra di Lavoro sono un ammonimento che Renzi non vuole trascurare per il suo futuro elettorale.

Come si vede, la strada è stretta e impervia. A meno che… De Luca quelle elezioni non le perda. In questo caso si dovrebbe fare da parte e ritornare mazziato nel suo feudo. Il Pd non otterrebbe il governo della Campania, ma avrebbe emarginato un personaggio scomodo e potrebbe metter mano alla legge Severino senza essere sospettato di interesse interno. Insomma, se per Napoleone Parigi valeva una messa, per Renzi l’impero può valere una regione.

Cantastorie

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