La rivoluzione non è un picnic

Grillini 3Inutili e fastidiosi, questo sono i grillini in Parlamento e fuori.
Sempre attenti a prendere le distanze da tutti.
Sempre pronti a mostrare la mani pulite.
Sempre in attesa del 100% dei consensi per governare a modo loro.

Ma che ci stanno fare nelle Istituzioni?
La politica è azione intesa a incidere sulla vita dei cittadini.
La politica è confronto e anche compromesso, se necessario. Beninteso, nella chiarezza delle posizioni e alla luce del sole.
La politica è utopia, ma anche concretezza. È scontro, ma anche incontro.
Far politica significa “sporcarsi le mani” nell’assunzione delle responsabilità. Tenere le “mani linde” gelosamente in tasca è supponenza.
Far politica significa partecipare alle decisioni utili al miglioramento del tessuto sociale. Illudere i propri elettori con la promessa di un cambiamento che non avverrà mai è truffaldino.

Le azioni dei parlamentari grillini che più si ricordano sono le salite sui tetti e le scorribande per le stanze della Camera. Spesso sbraitano, criticano e offendono. Dissentono su tutto e propongono l’irrealizzabile.
E quando propongono hanno la pretesa della Verità, alla quale tutti si devono adeguare. Ma se proprio devono dire la loro su un tema concreto, fanno prima esprimere la Rete attraverso qualche migliaio di iscritti al Sacro Blog, battezzati e sacramentati. Ectoplasmi che si materializzano con un clic, beati e contenti di illudersi di partecipare alle decisioni importanti. Poi, allo scoccare del gong, il priore, senza alcuna garanzia di trasparenza, comunica le risoluzioni come universali. “Questo è quello che vogliono gli italiani” frinisce il Grillo.
È la Democrazia 2.0, bellezza! Per pochi ma non per tutti! Dogmatica e senza controlli.

streamingSarà pleonastico ripetersi, ma se Grillo avesse accettato a suo tempo l’alleanza con il Pd di Bersani oggi saremmo in tutt’altra situazione. Nel 2013 il Movimento 5Stelle avrebbe potuto chiedere ogni cosa al premier incaricato, ottenere qualsiasi ministero e l’approvazione di qualunque legge. Certo, era impensabile mettere a capo di un dicastero giovanotti o signorinelle prive di qualsiasi esperienza istituzionale sbarcati in Parlamento dalla scuola o dalla discoteca, ma Grillo avrebbe sempre potuto chiedere che quei posti venissero occupati da persone da lui benviste e dotate dei requisiti di competenza necessari. Non avremmo avuto il governo Letta e nemmeno quello di Renzi. Ancor meno Berlusconi e Verdini a fare e disfare le riforme istituzionali. E neanche Alfano al Ministero dell’Interno.

Invece, eccoli lì i grillini: incontaminati, ma come ombre parlamentari.
Hanno ottenuto con Di Maio la vicepresidenza della Camera e la presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai, ma inutilmente. Eppure in quel caso i voti degli altri partiti li hanno accettati. Da parte loro non c’è uno straccio di iniziativa istituzionale da poter prendere in seria considerazione e approfittano del ruolo che ricoprono solo per fare propaganda al loro partito. Lamentano l’oscuramento della loro comunicazione, ma stanno sempre in tv e sulle pagine dei giornali, senza contare che il Sacro Blog è uno dei più seguiti sul web.

C’è di che rammaricarsi. L’arrivo di questi giovani poteva rappresentare un’iniezione ri-costituente per la politica italiana, invece li abbiamo sentiti disquisire per mesi di scontrini e assistito a pratiche di epurazione è abbandoni per “incompatibilità ambientale”. Si vantano di rinunciare a parte dei loro emolumenti, ma poi vai a scoprire ambiguità e omissioni.

La loro supponenza è smisurata. Si ritengono portatori di un nuovo Verbo, ma non hanno alcuna cognizione del far Politica per migliorare la società. Sostengono di aver elaborato molti disegni legislativi che non vengono presi in considerazione da nessuno. Se però qualcuno, dopo averli letti, propone di cambiare una virgola, si rinserrano come vecchie zitelle di fronte a un’avance galante. Le loro proposte vanno approvate così come sono. Prendere o lasciare. Tutto o niente. E, come sempre accade, il tutto si traduce in niente. Non capiscono che anche se elaborassero la Citta del Sole, senza compartecipazione non gliela farebbe passare nessuno. Non sarà giusto, ma attiene alla concretezza delle cose. E con questo bisogna pur fare i conti.
redditoPrendiamo per esempio uno dei loro cavalli di battaglia: il reddito di cittadinanza. A loro va sicuramente il merito di aver posto la questione con forza e di averla messa sotto i riflettori, ma la loro proposta, così com’è, appare molto demagogica. Un somma mensile elargita su base individuale ai maggiorenni con un reddito annuo inferiore a 7.200 euro che non prenda inconsiderazione la revisione del sistema di protezione sociale esistente e una riforma dei centri per l’impiego, è piuttosto grossolana. Senza contare che in assenza di coadiuvanti che prevedano l’istituzione e l’organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento, oltre a forme di impiego in lavori socialmente utili, rischia di diventare una nuova forma di assistenzialismo.
Proprio per questo, Roberto Speranza del Pd e Niki Vendola di Sel si sono dichiarati disposti ad aprire un tavolo di discussione, ma Grillo ha subito detto che è fumo negli occhi e ha ribattuto: «Sarebbe un tavolo di lavoro con i cassaintegrati della cultura politica». Irridente come sempre. Costruttivo mai. E nessun deputato o senatore stellato oserà eccepire alcunché.

Fosse stato per loro, infatti, oggi non avremmo ancora una legge sulla tortura e tutti i parlamentari condannati continuerebbero a ricevere il vitalizio. Si può condividere che questi ultimi provvedimenti potevano essere migliori, ma la politica è l’arte del possibile e rispetto al niente, oggi pur qualcosa c’è. Non è il massimo? bene, spendetevi allora per migliorare queste leggi, date battaglia in Parlamento e fuori affinché vengano apportati cambiamenti in positivo, cercate alleanze utili all’evoluzione di quelle parti insoddisfacenti. No! per voi, passata la festa, gabbato lo santo. A voialtri conviene di più mantenere le cose come stanno e farne motivo di discredito della classe politica alternativa. Becera propaganda populista.

bici

Alessandro Di Battista

Uno dei vostri, Claudio Messora, all’indomani delle elezioni politiche del 2013 scrisse:
Cari ragazzi del Movimento Cinque Stelle. Siete sbarcati in Parlamento in 163. Lo avete fatto per cambiare il Paese… Almeno otto milioni e mezzo di persone hanno atteso il vostro ingresso alla Camera e al Senato con trepidazione. E una parte degli altri vi stanno comunque guardando con speranza. La speranza di essersi sbagliati, su di voi. La speranza che, in ogni caso, qualcosa di buono uscirà da questo impasse istituzionale… E questo Paese ricominci a volare.
Il compito che vi attende è gigantesco. Allora, vedete, non che non vadano bene, ma certe cose che fate e che dite, come se tutto si riducesse all’amministrazione di un piccolo comune di periferia, in questo contesto dovrebbero essere ricalibrate. È bello che andiate in Parlamento in bicicletta, ma gli italiani non arrivano alla fine del mese, e tutto sommato la gita in bicicletta è una cosa simpatica, ma non dà l’impressione di essere risolutiva… Siamo d’accordo che la plastica inquina, ma ecco… diciamo che incentrare tutta la comunicazione sui bicchierini usa e getta con i nomi scritti a pennarello, come alle feste di compleanno, magari non è la strategia migliore per comunicare al Paese, questo benedetto Paese che voleva un ricambio di classe dirigente e che si aspetta soluzioni, che voi siete gli uomini giusti per dargliele…
Sono sicuro che le vostre competenze e le vostre proposte non si riducono a questi lodevoli segnali di buona volontà, che vi premurate di lanciare al Paese e che faranno l’orgoglio di mamma e papà. Ora però, se fossi in voi, eviterei di dare in pasto all’Ansa tutti i dettagli della vostra interessantissima routine quotidiana, e inizierei a mettere sul piatto la vera posta in gioco. Parlate di economia, parlate di trattati europei, parlate di referendum, parlate di guerra, parlate di proposte di Governo, ma basta con i palloncini colorati, con le targhette rimosse al Parlamento, con i 6 euro del pasto alla mensa della Camera con tanto di sondaggio su internet per chiedere se il prezzo è giusto. La gente potrebbe smettere di capirvi, e questo sì che sarebbe un male.
La gita è finita, riponete le divise da Boy Scout e tirate fuori l’abito da statista.

È andata come è andata, Claudio Messora, lo avete licenziato.

Cantastorie

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