La felpa come Manifesto

Una felpa si aggira per l’Italia…

salvini 1Contrariamente a quanto scrissi subito dopo l’elezione di Matteo Salvini a Segretario della Lega Nord, egli, almeno per il momento, non si è rivelato un liquidatore fallimentare. Anzi ha triplicato i consensi del suo partito, allora agonizzante.
Eppure, io resto della stessa opinione, perché, anche se la Lega di Bossi è andata in bancarotta e lui si è rimesso sul mercato politico con una nuova ragione sociale, continuo a credere che non sia in grado di andare troppo lontano.
Dopo aver messo in soffitta la Padania e Alberto da Giussano, il federalismo e la stella alpina, il suo format, fatto in prevalenza di xenofobia, oggi si rivolge all’intero stivale italico ed è farcito di campanilismo ruffiano in felpa camaleontica.
Il partito che Salvini prefigura è una formazione in grado di accogliere tutta la Destra, da Casa Pound agli orfani di Berlusconi. Un partito che si contrapponga a Renzi nel ballottaggio che verrà. È sua convinzione, infatti, che il voto di protesta grillino, prima o poi farà emergere, anche a chi non vuole crederci, tutta la sua sterilità e quei consensi si disperderanno tra il Pd e la parte moderata e reazionaria che intende intercettare. E non è escluso che questo avvenga con la benedizione di Berlusconi, che pur di rimanere presente sulla scena politica, lo impalmerebbe come suo successore, per poi assumere il ruolo di padre nobile.

salvini 2Ormai la piazza è occupata solo da lui, che è diventato il collettore di una parte dell’inquietudine che attraversa da tempo il Paese. Renzi, Berlusconi e Grillo hanno scelto di parlare nel chiuso delle stanze a pochi fedeli elettori e dai loro carnet elettorali è scomparsa la mobilitazione dei vari strati sociali che si radunavano in piazza davanti al leader. L’appuntamento per sentirsi parte di un progetto comune è ormai smarrito, anche perché si continua a sottolineare che Destra e Sinistra non esistono più. E con questa negazione non ci si rende conto che si buttano alle ortiche due culture politiche, contrapposte ma importanti, in luogo di un trasformismo privo di ogni rappresentatività democratica. E quel che è peggio non ci si scandalizza più se i candidati pur di vincere (perché di vincere si tratta e non di assumere un servizio) accettano nelle loro liste personaggi discutibili, quando non loro stessi sono macchiati da un’accusa o addirittura una condanna per reati gravi.

Allora, vien da ragionare anche sulle responsabilità dei cittadini, vittime di politiche dissennate, ma anche poco bendisposti a nuovi compiti e nuovi doveri, delegando al sistematico “uomo della provvidenza” la soluzione di ogni problema. Ieri Berlusconi, poi Grillo e oggi Renzi. Perché meravigliarsi allora se l’assenza di cittadinanza attiva si estrinseca nell’astensionismo? La giustificazione è “così fan tutti”, scaturita dal rifiuto a ricercare una diversità di concezione della società, che pur esiste. Allora, al posto del pacato confronto si preferisce la rissa televisiva, in luogo degli editoriali giornalistici si predilige il talk-show con l’ospite simpatico e ben impostato, che ripete slogan con fervore provocatorio e irridente.
Da qui un decadimento della passione politica che annienta orizzonti e progetti.
Il tutto mentre la classe politica si limita solo a contare i voti, piuttosto che valutarne la provenienza e cosa quei voti si aspettano in cambio. Assensus non olet, verrebbe da dire. Anche perché quello stesso elettorato rivela di credere solo nel potere espresso in maniera personalistica, perché visibile e allo stesso tempo temibile. E perciò più forte. Un potere fatto persona, che partecipa ad appuntamenti ben organizzati circondato da stuoli di plaudenti cortigiani, evitando con cura il dissenso o, quanto meno, tenendolo a distanza.
salvini 4Salvini no! Sfida le piazze proponendosi nei luoghi che sa ostili. Le sue uscite, all’insegna della provocazione più becera, sono esercitate proprio dove la contestazione è garantita. Il suo è un calcolato piano elettorale inteso a screditare lo Stato che non gli garantirebbe la libertà di espressione. Accusa, che poi va a ribadire con vittimistica puntualità la sera in televisione in un centrifugato di demagogia e arroganza. Eppure, per la sua sicurezza gli è stata assegnata una scorta di 30 agenti, che costano ai contribuenti circa 120mila euro al mese. Oltre alle forze dell’ordine che di volta in volta devono far fronte alle contestazioni istigate dal suo atteggiamento.

La sua diversità, però, è solo comportamentale, perché in fondo la sua offerta politica non si discosta dal qualunquismo dilagante, inteso a raccattare voti da qualsiasi parte provengano. E, allo scopo di impinguare il suo bottino elettorale è sbarcato anche in quelle regioni fino ad oggi trattate con ostilità e irriverenza. “Roma ladrona”, “napoletani puzzoni”, “siciliani mafiosi” costituivano il suo lessico preferito. E ora? ora va truvanno a Cristo ‘a dint’ ‘e lupine (cerca Cristo nei lupini), per dirla con un’espressione meridionale.
Ma non credo proprio che lo possa trovare.

Cantastorie

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...