Galeotta fu la foto?

Facebook 1Qualche giorno fa su Facebook ho postato una foto dei miei nipotini e un amico FB mi ha fatto notare, a suo dire, l’inopportunità della pubblicazione. Il suo commento, molto garbato, diceva pressappoco così:

Scusate il mio essere controcorrente, ma secondo me… e anche secondo la polizia postale è estremamente negativo mettere foto di bambini su Facebook, anche perché questo viene fatto senza la loro consapevolezza e quindi il loro assenso. Non a caso in tv i loro volti sono sempre oscurati. Tenete presente che su Facebook i pedofili scaricano foto e le usano in altro modo. Non pensate, inoltre, che da un punto di vista psicologico questi bambini potrebbero far confusione tra mondo reale e mondo virtuale? “Sono su FB, quindi esisto!”
Poi pubblichiamo quei post di Einstein che profetizza una società del futuro tutta attaccata a uno schermo? Ma insomma, un po’ di rispetto per questi bambini. E non prendiamo con leggerezza comportamenti che potrebbero avere ripercussioni negative su di loro, per nostra vanità.
Ecco, finalmente l’ho detto! Non me ne vogliate!

No, nessuno te ne vuole, gentile Giovanni. Hai posto un problema importante e avvertito da molti. Ma con motivazioni non del tutto condivise. È una questione, la tua, che però merita attenzione e confronto.
Allora parliamone.

Innanzitutto vorrei affrontare il richiamo alla vanità. Una “accusa”, a mio avviso, impropria, poiché ritengo la vanità un sentimento che non trova cittadinanza nella questione che ci occupa. La vanità è l’impulso che si prova per qualcosa di valore solo apparente e della durata effimera. Penso invece che presentare i propri nipoti, che per un nonno costituiscono il più bel dono che si possa ricevere, sia qualcosa di molto solido, per nulla fugace e ancor meno fittizio. È la continuità della specie, è il liberarsi dal dovere di educazione a cui si è obbligati nei confronti dei figli, ai quali si voleva dire sempre sì, ma spesso si è stati costretti a dire no. Per il loro bene e al fine di una sana formazione. Coi nipoti è diverso. I nonni possono, e debbono, accontentarli in tutto quello che è possibile. E non si dica che si corre il rischio di viziarli, perché i bambini capiscono perfettamente i ruoli. Un “no” espresso da un genitore è percepito in maniera diversa se pronunciato da un nonno. E si tranquillizzino gli scettici, i “sì”’ dei nonni aiutano a crescere, a far diventare i piccoli più disponibili verso gli altri e a conferir loro il concetto del dovere e il limite della trasgressione.
La vanità si manifesta in altro modo e in altre situazioni. La vanità trova fulgore quando i genitori portano i propri figli a fare provini per trasmissioni televisive discutibili, spesso anche contro la loro volontà. Quando li sottopongono a stress e competizioni improprie sollecitando anche colpi bassi verso il rivale di turno pur di ottenere un risultato che gratifica più il genitore che il figlio. Un film degli anni Cinquanta del secolo scorso del regista Luchino Visconti con la sceneggiatura di Cesare Zavattini, mostrava la grande Bellissima-ViscontiAnna Magnani nei panni di una madre che voleva conquistare per la figlioletta un ruolo in un film in preparazione. Maddalena Cecconi scarica sulla piccola Maria tutte le sue giovanili frustrazioni di artista mancata, non curandosi dell’equilibrio psicologico della bambina compromesso dalla sua condotta.

Nel nostro caso, invece, c’è il piacere, se si vuole l’euforia, di vedersi rinascere, di godere di queste nuove vite che appartengono al proprio cuore, di amarle e di essere amati. Ed è l’intento di condividere questa gioia, che spinge a mostrare agli altri i “propri gioielli”. E se proprio vogliamo cercare un “difetto”, io allora parlerei di orgoglio, piuttosto che di vanità. Ma è un orgoglio sano. E l’orgoglio veniale di un nonno per i propri nipotini che può e deve essere perdonato.

Quello che mi sembra più interessante, invece, è il tema ricorrente della confusione tra mondo reale e virtuale, che potrebbe essere indotto nella mente dei bambini. Il problema esiste. Eccome se esiste! In Italia, oltre il 90%, tra giovani e adolescenti, è iscritto a un social network e più della metà segue un forum con assiduità.
Qualcuno potrà obiettare che ormai il web fa parte di noi e da esso è difficile prescindere. Ma qui nessuno vuole demonizzare il web. Nessuno lo considera il male assoluto. Personalmente ritengo che sia un valore aggiunto alla nostra esistenza quotidiana, ma come tutte le cose, molto dipende dall’uso che se ne fa. Avere la mondo virtualepossibilità di discutere, dialogare, confrontarsi con persone lontane e che mai sarebbero state raggiunte se non attraverso un social network, è una buona cosa, ma crearsi “un’altra vita”, come suggeriscono certi siti, con una personalità generata attraverso la tastiera, è un qualcosa che potrebbe rasentare la perversione.

Ma quanto incide la pubblicazione di foto di bambini sul loro equilibrio esistenziale? che influenza può avere vedersi ritratti e leggere commenti di persone che nemmeno conoscono? e quanto può agire sul loro spirito di protagonismo e – questa volta sì – esaltare la loro vanità?
Una foto, se reale e non ritoccata o alterata, non ha nulla di virtuale. È semplicemente la rappresentazione della realtà in quel momento. È l’istantanea di una circostanza. Non altro. E pubblicata in rete, guardata su un computer, in tv, su un giornale o in un album fotografico non fa differenza.
Piuttosto, sono i commenti che potrebbero prestare il fianco a qualche eventuale problema. Se si tratta di semplici complimenti, ben vengano. Fa piacere e non sono diversi da quelli fatti personalmente. Se invece qualcuno si abbandona a considerazioni improprie, allora deve essere cura di chi pubblica quelle foto di eliminare quei commenti e forse anche escludere la persona dalle amicizie virtuali. Insomma, il controllo non deve mancare.

bambiniQuello che invece potrebbe nuocere all’equilibrio psicologico dei bambini è l’uso di Internet senza la presenza di un adulto. Quanti sono i bambini che usano un pc in solitudine? In tanti, anche piccolissimi, sono in grado di accenderlo e cliccare su un’apposita icona di collegamento posta dai genitori sul desktop per raggiungere un innocente sito di giochi per bambini. Ma poi? Smanettando, non è improbabile che possano finire su pagine porno o che rappresentano violenza. Anche qui, è solo il controllo di un adulto che può evitare situazioni spiacevoli. Però, diciamolo, sovente gli adulti usano il pc alla stregua di baby-sitter proprio per estraniarsi e restare in tranquillità. Questo è assolutamente da evitare.

Quando cominciò a diffondersi Internet, il mio ufficio mi incaricò di tenere dei corsi al personale di alcune amministrazioni pubbliche su come accedervi, sull’uso che se ne poteva fare e le opportunità che offriva. A quel tempo le remore nei confronti della rete erano più forti e una delle obiezioni ricorrenti era questa: «A me Internet fa paura, è frequentata da tanta gente poco raccomandabile, sento parlare di truffe, vendite fasulle, filmati pornografici e pedofili a caccia di bambini». La mia risposta era sempre la stessa: «Quello che voi dite è vero, ma non c’è solo questo. Internet è come una grande città. Una città globale fatta di strade, negozi, vetrine, cinema, teatri, edicole, librerie… Insomma tutto quello che si può incontrare in una città reale. E frequentata dalle stesse persone che vivono nei luoghi che percorriamo a piedi, in tram o in automobile, dove è possibile incontrare tanta brava gente, tante persone normali, ma anche malfattori, imbroglioni, maleducati, prostitute, pedofili, violenti…
Pertanto, nella città virtuale è necessario assumere la stessa condotta che teniamo nella nostra vita quotidiana e nelle relazioni con conoscenti ed estranei. Per quanto attiene i bambini, poi, così come nessuno di noi si sognerebbe di mandarli per strada da soli, e magari di notte, alla stessa stregua è necessario “accompagnarli” nelle loro escursioni sul web».
Mi si obietterà che esiste la possibilità di usare dei blocchi per certi siti, ma in quanti lo fanno? in quanti sanno come si fa? senza contare che di questi sistemi non c’è da fidarsi al 100%.

E veniamo ai social network. Conosco bambini di otto-nove anni che hanno già un loro profilo su Facebook e lo gestiscono attraverso lo smartphone che gli ha regalato mammà e papà a Natale o al compleanno. Con chi comunicano? che si dicono? di cosa parlano? cosa postano e cosa commentano? E naturalmente, tra i loro “amici” non vi sono i genitori, i quali, a loro volta, ne giustificano l’assenza sostenendo che “anche loro hanno diritto alla privacy”. Ecco, questo a me sembra eccessivo.
Ma è proprio necessario che a quell’età debbano essere già in possesso di un telefonino? L’ansia incipiente di talune mamme, per quale bizzarria postmoderna deve essere calmierata dalla longa manus di un cellulare? E perché proprio uno smartphone? Posso capire che ormai è diventato complicato negarlo a un adolescente, ma a un bambino che frequenta le elementari si potrebbe anche dire di no.

bambini tvE poi c’è la tv. Quanti sono i genitori che lasciano i bambini davanti al televisore, anche qui usato a mo’ di baby-sitter? I canali dedicati ai cartoni animati sono tanti, ma pochi, pochissimi, fatti bene e che stimolano fantasia, creatività e conoscenza. La stragrande maggioranza di essi sono di un’insulsaggine spaventosa, ripetitivi e monotoni. In molti casi violenti e rappresentativi di disvalori e cattive maniere. Spesso diseducativi oltre ogni limite. E non solo i cartoni, ma anche alcuni telefilm di adolescenti, protagonisti di storie non sempre edificanti. Ma quel che è peggio è il controllo del telecomando da parte dei piccoli telespettatori, che, se soli, possono fare il loro zapping in piena libertà, e tutti sappiamo che nella costellazione di canali che l’etere ci mette a disposizione, ve ne sono alcuni che, anche di giorno, trasmettono immagini di donne in atteggiamenti non proprio da educande, le quali invitano i telespettatori a telefonare a numeri hot per incontri virtuali, per altro dai costi altissimi. Così come è possibile incontrare film, telefilm, documentari o fiction che trattano argomenti impropri per bambini, quando non trasmissioni col bollino rosso o dove si raccomanda la presenza di un adulto. Lo stesso adulto che al momento è affaccendato altrove, e proprio per starsene in tranquillità non ha alcuna intenzione di far da tutore momentaneo al figlio/a.
Un accessorio della tv è la play-station. Uno strumento notevole, ma spesso utilizzato per giochi che si caratterizzano per inaudita violenza o solipsistici e ripetitivi, spesso alienanti, non di rado portatori di dipendenza.
Non c’è dubbio che la la play-station sia uno strumento straordinario, ma da usare sotto la supervisione dei genitori, che farebbero bene a evitare armi proprie e improprie, ferimenti e uccisioni, distruzioni e annichilimenti.

E, a proposito di giocattoli, anche qui non sempre adatti al destinatario per caratteristiche ed età, troviamo rivoltelle, fucili, mitragliette, bombe a mano, armi vecchie e nuove, medievali e spaziali, che occupano gli scaffali di tutti i negozi di settore. E purtroppo non mancano i genitori che li acquistano per i propri figli. Ultimamente, se ne registra un aumento della diffusione e non è raro di veder giocare bambini a guardie e ladri, dove il ladro è rappresentato come un camorrista spietato e la guardia come un poliziotto senza regole. Addirittura a una festa di carnevale, mi è capitato di trovare un bambino che indossava il costume di un rapinatore, con tanto di passamontagna e di rivoltella in mano. Ditemi, cosa c’è di ludico in tutto questo?

Attenzione, però, se un’utilizzazione indiscriminata di pc, play-station, tv e smartphone è da evitare, nessuno può pensare di negarli a bambini e adolescenti. Il mondo in cui viviamo è questo e l’esclusione di certi strumenti li catapulterebbe in un ambiente estraneo e li farebbe apparire agli occhi dei loro coetanei come alieni. Non è una mia considerazione, ma l’opinione di psicologi, i quali però ne raccomandano un uso corretto e – ci risiamo – sotto la supervisione di un adulto.

zecchino d'oroE ora, last but not least, veniamo al tema della pedofilia. Mostrare foto di bambini sui social network potrebbe stimolare la fantasia di una mente malata, dicono alcuni. È un assunto che non si può negare, ma la foto di un bambino oggi, grazie ai telefonini dotati tutti di fotocamera, può essere carpita in ogni dove. Per altro in tv, appaiono bambini di tutte le età con i loro volti solari e sbarazzini e se oscurati nel viso, perché non c’è o è negato l’assenso dei genitori. Se anche qui dovessimo temere insidie dai pedofili, la trasmissione canterina dello “Zecchino d’oro” dovrebbe essere soppressa, così come “L’albero Azzurro” oppure “Art Attack”. Io invece vorrei che rimanessero dove sono, anzi rimpiango Melevisione, Fantabosco e la vecchia Bim Bum Bam. La pedofilia va combattuta e contro di essa è giusto e sacrosanto prendere tutte le misure necessarie, ma questo non ci deve impedire di vivere con serenità la nostra esistenza e provocare inibizioni nei nostri bambini. Vigilanza e determinazione, ma senza affanni.

Piuttosto sarebbe più opportuno rivolgere le nostre attenzioni di genitori e nonni a chi affidiamo i nostri figli e nipoti in palestra, nei campi estivi e anche ai corsi di catechismo. Le cronache, non di rado, ci rimandano notizie di molestie ai danni di bambini proprio in questi luoghi, dove il personale è selezionato secondo l’occasione e la disponibilità degli operatori.

Mettiamo, quindi, tutta la nostra attenzione sulla vita dei bambini. Metterci il dovuto impegno è fondamentale e indispensabile per una crescita serena e un’evoluzione proficua. Ma evitiamo prudenze oltre misura, che rischierebbero di sfociare in forme di paranoia, foriere di chiusure su noi stessi. La convinzione di poterci meglio difendere dal male lasciandolo fuori della nostra porta non è un bene per nessuno. Una foto postata su Facebook, di per sé, non produce alcun danno, lasciar crescere i nostri bambini privati della costante tutela è da incoscienti. Opprimerli con le nostre raccomandazioni significa generare pericolose inibizioni, lasciarli vivere allo stato brado è da sconsiderati.
Allora che fare? «La ricetta è semplice» dice un mio amico psicologo «bambini e adolescenti devono fare le loro esperienze, solo così saranno in grado di difendersi da soli. È inevitabile che prima o poi si avvicinino al fuoco ed è probabile che si scotteranno. Noi dobbiamo solo sperare che non si brucino troppo. L’atteggiamento migliore per noi genitori è star loro vicini, ma da lontano».

Il problema è trovare la distanza giusta. Perciò fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo.

mimmo

Leggere anche Nel nome del figlio

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