Libertà cristiana e libertà di coscienza

Platone

Platone

Il primo autore che ha svelato l’ipocrisia e l’irrazionalità del clericalismo è stato il Platone del dialogo tra Socrate ed Eutifrone. Socrate domanda ad Eutifrone: «Il bene è caro agli dei perché è bene, o è bene perché è caro agli dei?» Eutifrone e tutti i chierici rispondono di slancio: «La seconda che hai detto», mentre il saggio Socrate cerca di portare Eutifrone a convenire con la prima parte della domanda. Infatti, se il bene è tale perché Dio lo vuole ne deriva la conclusione sostanzialmente nichilista e relativista “se Dio non c’è, non c’è niente che sia bene o male in sé”. Questa posizione è la rovina dell’etica, che invece continua a tutelarci, se “Dio vuole il bene perché è bene”. In quest’ultimo caso il bene resta bene e possiamo ancora riconoscerlo anche se Dio non c’è e quindi alla corretta morale restiamo vincolati.
Secoli di sangue versato in nome di Dio fino ai giorni nostri sono la prova provata del baratro morale, cui può condurci il clericalismo, come ebbe modo di scoprire il religiosissimo Blaise Pascal, scontrandosi con la casistica dei gesuiti.
Ma se “Dio vuole il bene perché è bene” possiamo sottrarci all’arbitrio di coloro che parlano in nome di Dio e abbiamo il diritto di tutelarcene con la completa separazione tra Stato e Chiesa.

Papa Silvestro e l'imperatore Costantino

Papa Silvestro e l’imperatore Costantino

Il problema e l’esigenza di una separazione tra Stato e Chiesa non è nato tra irriducibili laici, ma dal fuoco e dal sangue delle guerre di religione. L’opera che fin dal titolo pone per la prima volta il problema è “The Bloudy Tenent of Persecution, for Cause of Conscience” (Londra, 1644) (La sanguinaria dottrina della persecuzione per causa di coscienza), opera del teologo Roger Williams, che anticipa e completa con maggior coerenza la più nota opera di John Locke, Epistola sulla tolleranza (A Letter Concerning Toleration – 1689). Per entrambi la Chiesa era dunque un’associazione del tutto volontaria, per Roger Williams aveva origine dal basso, democratica nella struttura, elettiva nelle cariche e costituiva per loro l’unica “vera” Chiesa conforme al modello evangelico ed effettivamente assai somigliante alla Chiesa del tempo di San Paolo: “Per chiarire: – la chiesa, o compagnia dei credenti, vera o falsa che sia, è come un corpo o collegio dei medici in una città – come una corporazione, società o compagnia di commercio con le Indie orientali o con la Turchia, o come qualsiasi società o compagnia a Londra; e queste compagnie possono tenere i loro tribunali, i loro registri, le loro dispute, e, per questioni che riguardano la loro società, possono dissentire, dividersi, separarsi in scismi e fazioni, citarsi in giudizio, certo, dividersi totalmente, frantumarsi e svanire; eppure, la pace della città non viene minimamente danneggiata o turbata, perché l’essenza o il modo d’essere della città, e così il suo benessere e la sua pace, è essenzialmente distinto rispetto a quelle società particolari; i tribunali delle città, le leggi delle città, le punizioni delle città, sono distinte dalle loro. La città esisteva prima di loro e rimane unita e integra anche quando una tale corporazione o società si dissolve” (Ferlito Sergio, Separazione fra Stato e Chiesa e libertà religiosa nel pensiero di Roger Williams, “La sanguinaria dottrina della persecuzione per causa di coscienza”, Giappichelli, Torino -1994, pag. 35).

Alexis de Toquenville

Alexis de Toquenville

Integralisti e fondamentalisti delle varie religioni farebbero meglio a tenere in maggior conto le considerazioni sempre geniali ed attualissime di un fondatore del pensiero liberale come Tocqueville, le cui profezie a differenza di quelle di Marx, si sono sempre avverate:
“Avevo visto lo spirito di religione e lo spirito di libertà procedere quasi sempre in senso contrario. Qui (negli Stati Uniti), li ritrovai intimamente uniti: essi regnavano insieme sullo stesso suolo”.

“La religione da me professata mi permise di avvicinare soprattutto preti cattolici, con molti dei quali potei entrare in una certa intimità. A ognuno di essi espressi la mia meraviglia ed esposi i miei dubbi: mi accorsi che tutti questi uomini non differivano tra loro che su questioni particolari; ma tutti attribuivano principalmente alla completa separazione della Chiesa e dello Stato il pacifico impero esercitato dalla religione nel loro paese”(Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di G. Candeloro, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2002, pag. 297).

“Gli increduli d’Europa combattono i cristiani più come nemici politici che come avversari religiosi: essi odiano la fede più come l’opinione di un partito che come una erronea credenza; e nel sacerdote combattono assai più l’amico del potere che non il rappresentante di Dio. In Europa il Cristianesimo ha permesso che lo si unisse intimamente alle potenze terrene” (ivi, pag. 302).

“Io non credo alla prosperità e alla durata delle filosofie ufficiali, e quanto alle religioni di stato, ho sempre pensato che, se qualche volta esse possono servire momentaneamente gli interessi del potere politico, divengono sempre prima o poi fatali alla Chiesa.
Non sono neanche nel numero di coloro che credono che, per sollevare la religione agli occhi dei popoli e onorare lo spiritualismo che essa professa, sia bene accordare indirettamente ai suoi ministri un’influenza politica che la legge rifiuta.
Sono così persuaso dei pericoli quasi inevitabili che corrono le credenze religiose quando i loro interpreti si mescolano agli affari pubblici e, d’altra parte, così convinto che occorra ad ogni costo mantenere il Cristianesimo in seno alle nuove democrazie, che preferirei incatenare i sacerdoti nel santuario che lasciarli uscire da esso” (ivi, pag. 560).

“L’incredulità è un accidente, la fede sola è lo stato permanente dell’umanità.
Considerando la religione da un punto di vista puramente umano, si può dunque affermare che tutte traggono dall’uomo stesso un elemento della loro forza che non può mai venire meno, poiché nasce da uno dei principi costitutivi della natura umana.
So bene che vi sono delle epoche in cui la religione può aggiungere a questa influenza naturale la forza artificiale delle leggi e l’appoggio dei poteri materiali che dirigono la società. Si sono viste religioni intimamente unite ai governi terreni dominare le anime col terrore e con la fede; ma quando una religione contrae una simile alleanza, non temo di dirlo, agisce come potrebbe farlo un uomo: sacrifica l’avvenire in vista del presente e, ottenendo un potere che non le spetta, mette a repentaglio il suo potere legittimo” (ivi, pag. 298).

Alexandre Vinet

Alexandre Vinet

Credo che tutti ricordiamo il motto liberale di Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato”. Cavour ripeteva la tesi espressa nel suo testo “Libere Chiese in Libero Stato” di Alexandre Vinet (1797-1847), teologo e pastore protestante. Scriveva Alexander Vinet nel 1826: “La libertà di coscienza non è soltanto la facoltà di decidere tra una religione ed un’altra, è anche essenzialmente il diritto di non adottarne alcuna, e di restare straniero a tutte le forme e a tutti gli edifici che il sentimento religioso ha potuto creare nella società. […] La libertà cristiana […] è senza dubbio altro rispetto alla libertà di coscienza, di cui difendiamo la causa in questa memoria; ma se non è permesso confondere l’una con l’altra queste due libertà, non è neppure lecito disconoscere il loro rapporto intimo. L’una è la conseguenza dell’altra. Dopo che Gesù Cristo ha chiamato i suoi discepoli alla libertà, non sarebbe possibile, senza fargli torto e smentirlo, ridurli alla schiavitù. Dopo che li ha dichiarati unicamente responsabili, verso Dio e la loro coscienza, dei loro sentimenti religiosi e del loro culto, nessun potere umano ha diritto di avocare a sé questa responsabilità. Questo potere si metterebbe in tal modo al di fuori dei termini del cristianesimo, di cui negherebbe il tratto distintivo maggiore, il più essenziale ed il più evidente. Così dalla libertà cristiana si deduce, per tutti i poteri e per tutti gli individui che si dicono cristiani, l’obbligo di rispettare la libertà di coscienza, non soltanto presso i cristiani, ma anche presso coloro che non lo sono ancora” (Alexandre Vinet, Libere Chiese in Libero Stato, Chieti-Roma, Edizioni GBU 2008, pag. 83-84-85).

Per concludere con un terribile anticlericale:
“Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2 “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4 Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 amano posti d`onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10 E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11Il più grande tra voi sia vostro servo.” (Vangelo di Matteo cap. 23).

Francesco Pirrone

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