Un mondo nuovo

di Lucio Rinaldini

PanoramaQuando giunsero sulla sommità della collina guardarono la valle che si stendeva davanti ai loro occhi.
Si erano lasciati alle spalle strade ferrate divelte che non portavano più in nessun posto, ponti che non univano più sponde diverse, e fiumi rossi e schiumosi di pesci gonfi e morti.
Avevano seppellito tutto quello che doveva essere sepolto e portato con sé tutto ciò che poteva ancora essere utile.
Il vento muoveva l’alta erba come onde di mare che si susseguivano. Giù in fondo un ruscello scorreva tra sassi che l’ultimo sole rendeva come monete di bronzo gettate nell’acqua. Più avanti il corso d’acqua, dopo un ansa, si allargava in una piscina naturale immobile e tranquilla, si divideva poi in due rami. Scorrevano, uno allegro e ridente scompariva alla vista infilandosi in un boschetto, l’altro ramo, placido e tranquillo tra erbe alte e verdi.
La palla di sole era poggiata sulla collina di fronte, piena di olivi, una vecchia casa diroccata un tempo forse rifugio di pastori, oggi unica memoria umana.
Alle spalle di Olindo, c’era il vecchio contadino dal viso negro e scavato, teneva per mano l’altro vecchio, ormai cieco, che con il naso al vento fiutava gli odori dell’erba e della terra che l’aria rinfrescata della prima sera portava con sé, con le orecchie tese ascoltava ogni piccolo suono, ogni frusciare d’erba.
Olindo avanzò di qualche passo davanti agli altri, si chinò, strappò un ciuffo d’erba, una lepre o forse un coniglio inselvatichito scappò saltellando. Olindo sorrise considerando quella presenza vitale di buon auspicio. Raccolse un pugno di terra, era nera, grassa, terra buona. Si voltò verso i due vecchi che si tenevano per mano. Consegnò al contadino la zolla di terra.
Il vecchio la portò così vicino al viso, sembrava quasi volesse mangiarla, l’annusò alzò gli occhi lattiginosi e si guardò intorno.
Guardò l’erba che si piegava, il fiume giù ai suoi piedi, il sole rosso al tramonto, il cielo con la luna ancora bianca. Si guardò indietro, nei suoi occhi la lunga strada percorsa. Guardò la sua gente, le donne gravide, gli uomini seri, i bimbi stanchi e neri di terra. Strinse più forte la mano al vecchio cieco. Poi con il capo fece un gesto d’assenso lasciando cadere lentamente la terra dal pugno come una clessidra.

Il silenzio, fino a quel momento innaturale, fu rotto dal muggito delle vacche che con le mammelle gonfie chiedevano di essere munte.
E il popolo si mosse verso il fondo della valle.
Davanti a tutti Olindo, la moglie con i bimbi attaccati alla gonna. I due vecchi si tenevano in disparte. Gli uomini guidavano i carri pieni di legna, di sementi, di otri. Su un carro una cucciolata appena nata, i cani correvano saettando da un punto all’altro della fila, tra le ruote dei carri. I ragazzi guidavano gli armenti.
Tutto il popolo vociante – vecchi, donne, uomini, bambini – scendeva verso il fiume. Il sole era tramontato, la luna da pallida s’era fatta più lucente e comparivano le prime stelle.

fuoco 2Più tardi gli uomini munsero le vacche, le donne prepararono il desinare, i ragazzi montarono i giacigli per la notte.
Di sera al buio, intorno al fuoco, i piccoli dormivano tra le braccia delle madri, i vecchi poggiati ai bastoni a tratti sonnecchiavano, a tratti svegliandosi di soprassalto ascoltavano gli uomini che parlavano di come cosa e dove costruire, di leggi e regolamenti.
Giù al fiume i ragazzi più grandi seduti sulle pietre con i piedi nell’acqua lanciavano sassi alle rane, e guardavano oltre la collina, i cui contorni neri si confondevano con il cielo.

Poi fu l’alba. L’alba del nuovo mondo. Il popolo si svegliò che ancora non era chiaro, le mucche, già a loro agio, mangiavano l’erba e si avviavano con calma verso il fiume.
Le ragazze portavano in grossi secchi acqua agli uomini che a torso nudo si lavavano con lo sguardo sorridente.

Fu ordinato di bruciare libri e giornali che ricordassero il passato, i bimbi fecero presto a dimenticare donde erano venuti. Ai vecchi che non potevano scordare fu ordinato di tacere, e i vecchi morirono, tristi e silenziosi, senza poter raccontare.

I giovani dalle sponde del fiume guardavano oltre i monti, pensando al giorno in cui l’avrebbero potuti varcare.

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