In alto mare

di Cantastorie

migranti 2Ancora sbarchi sulle nostre coste, ancora problemi di accoglienza e sistemazione. Diciamolo con chiarezza, la faccenda dei migranti e dei nomadi non si può risolvere con una dicotomia fatta tutta di regole o di disinvolta benevolenza. Il problema è di dimensioni gigantesche ed è destinato ancora a crescere, perciò servono norme certe e senso di umanità, in armonia piuttosto che in antitesi.

Ormai, è abbastanza chiaro che i paesi europei non ne vogliono sapere di ulteriore accoglienza e discutere di quote è diventato pleonastico. E mentre Juncker invita i vari capi di Stato alla collaborazione, i barconi approdano giorno dopo giorno sui nostri litorali. E mentre donne, uomini, vecchi e bambini, insomma persone, sbarcano sul nostro suolo, c’è chi sbraita per raccattare qualche consenso in più, piuttosto che indignarsi per come vengono allogati. Intanto, in Italia risiedono 160.000 tra rom e sinti, molti dei quali in baraccopoli che farebbero vergognare anche l’Italia dell’Ottocento.

Della questione ormai si parla meno perché la Grecia con i suoi problemi ha quasi monopolizzato l’informazione, ma il problema è tutto lì, accantonato ma irrisolto. Da una parte c’è sempre chi vorrebbe radere al suolo i campi rom e ributtare in mare i migranti e dall’altra chi continua a mostrare buon cuore accettando tutto e tutti, comunque e quantunque. Il premier Renzi, dopo aver parlato con Angela, David, François, Mariano, si è sentito rispondere: «La porta è chiusa e chiusa resterà!»
«Allora facciamo da soli» ha detto. Sì, ma come? rispedendoli da dove sono venuti? In assenza di trattati bilaterali con i paesi di provenienza non è facile rimpatriarli. Inoltre, le procedure di identificazione spesso presentano difficoltà insormontabili. Che si risponde a uno che dichiara che i suoi documenti sono caduti in mare? in questo bailamme, come si fa a stabilire con certezza chi è rifugiato col bollino doc e chi non lo è? Qualcuno gli ha riferito che Iraq, Siria e Libia sono nelle mani di estremisti? in Eritrea c’è oppressione? Somalia e Yemen sono allo sbando e la Turchia è inaffidabile? Questa è gente che lascia il proprio paese per sfuggire a un’esistenza invivibile per diversi e gravi motivi, e impedir loro di sperare in qualcosa di meglio è da egoisti, oltre che rasentare la crudeltà mentale.
E c’è poco da sperare anche dalla missione EUNavfor Med, che prevede l’impiego di navi, droni e militari. Il progetto è alquanto demagogico, visto che non si capisce bene come diventerebbe operativo. Come si fa a bloccare le imbarcazioni in acque territoriali straniere senza il consenso delle autorità locali? Figuriamoci poi, affondare i barconi nei porti di partenza! Le sparate lepeniste lasciamole a Salvini e Grillo. Rincorrerli su questa via non può essere la politica di uno Stato che si vanta di appartenere alla civiltà mediterranea e nemmeno di un partito che si richiama alle migliori tradizioni cattoliche e socialiste.

summit bisAl punto in cui siamo giunti, a quella porta bisognerà bussare non più con le nocche, ma coi pugni. E forse anche alzare la voce. Non sarà elegante, ma se uno non ti vuole ascoltare, in qualche modo devi pur farti sentire. Germania, Regno Unito, Francia e Spagna sostengono che ospitano più migranti di noi. È vero, ma il problema non è quanti ne hanno già, ma quanti ne possono ancora ospitare.
Per la verità Renzi, nell’ultimo incontro a Bruxelles, non se ne è stato zitto. Ai suoi colleghi ha fatto presente che, se per ripartire 40.000 migranti (oggi scesi a 32.000) in 28 paesi occorre litigare una notte intera e partorire una strategia lacunosa sul da farsi, l’Europa dei popoli non esiste. Anche il presidente Juncker ha definito l’accordo raggiunto modesto e, sconsolato, ha detto che da quel summit è uscita un’Europa non all’altezza delle sue ambizioni. E ancor meno è servito il richiamo della Mogherini quando ha chiosato che così non siamo la grande Europa che può andare a negoziare in giro per il mondo. Ma, si sa, i peggiori sordi sono quelli che non vogliono sentire.

Purtroppo, però, dobbiamo registrare che neanche l’Italia è il grande paese che può andare a negoziare in giro per l’Europa se al suo interno vi sono comunità che non vogliono proprio saperne di accogliere altri migranti e governatori pronti a salire su una ruspa per buttare all’aria le baracche di sinti e rom. Maroni, Zaia, Toti, così come i romani di Casale San Nicola, potrebbero anche avere qualche brandello di ragione, ma la questione non si risolve con ramazza e creolina. Così facendo, il problema si sposta sulle scogliere e nelle stazioni ferroviarie. E a nulla vale glorificarsi per un’impresa spaziale di una nostra connazionale, se poi mostriamo al mondo una sorta di bivacco indecente sul nostro territorio. Ciò che ancora accade a Ventimiglia e quello che è accaduto nelle stazioni di Milano e Roma, nonché la situazione di fatto in cui versano i Centri di Accoglienza, è sotto gli occhi di tutti. E se non si fa qualcosa di meno effimero, al degrado si sommerà altro degrado. E se oggi registriamo solo alcuni casi di fastidiosa scabbia, domani la situazione sanitaria potrebbe assumere una dimensione più seria. Per non dire delle speculazioni truffaldine che sono state messe in atto da autentici delinquenti, che, con la connivenza di alcuni politici, avrebbero tratto dal sistema di accoglienza profitti enormi. Tu hai idea quanto ci guadagno sugli immigrati? il traffico di droga rende meno, ha detto al telefono uno dei maggiori indagati al suo interlocutore.

registrazioneIntanto il premier britannico Cameron ci ha rimproverati pubblicamente di non saper fare bene il lavoro di registrazione, la qual cosa non è stata proprio un’amichevole carineria. Ma è difficile dargli torto. E forse, più che manifestare sicumera e supponenza di autogestione, sarebbe il caso di fargli notare a muso duro che un problema di tale portata non si può caricare sulle spalle di un solo Paese.
È vero, il premier Renzi, a Bruxelles, questi concetti li ha ribaditi, ma a volte i toni contano più delle parole, e se le stesse cose, con accento incazzato, le avesse dette a Cameron e Hollande, anziché alla presidente della Lituania o al polacco Tusk, forse l’interlocuzione sarebbe stata più efficace. Magari accompagnate anche da qualche velata minaccia di ordine economico e finanziario, dal momento che non sono pochi, nell’UE, quelli che misurano atti e provvedimenti in funzione di questi parametri. Basta guardare cosa sta accadendo nei rapporti con la Grecia, dove le trattative con Tsipras vertono essenzialmente su tematiche contabili, mentre le condizioni di vita del popolo ellenico vengono messe sullo sfondo.
Ecco, forse sarebbe il caso di parlare il linguaggio che meglio intendono. Il lessico del denaro, degli interessi materiali, del profitto, delle entrate e delle uscite. È volgare? può darsi, ma se oltre all’assenza di una politica estera e di difesa dell’Europa, manca anche una politica di solidarietà, il fine potrebbe giustificare i mezzi.

porta europa

Lampedusa – La Porta dell’Europa

Prima, però, ricordiamo loro che nel preambolo della Costituzione Europea è scritto che l’Europa intende avanzare sulla via della civiltà, del progresso e della prosperità per il bene di tutti i suoi abitanti, compresi i più deboli e bisognosi; che vuole restare un continente aperto alla cultura, al sapere e al progresso sociale; che desidera approfondire il carattere democratico e trasparente della vita pubblica e operare a favore della solidarietà nel mondo.
Capito? operare a favore della solidarietà nel mondo, c’è scritto. E da tutti sottoscritto. Ed essendo Lampedusa, e le spiagge italiane, la porta dell’Europa, la questione va risolta da tutto il “condominio”. Anche perché noi sappiamo bene che l’Europa, nel suo insieme, potrebbe accogliere tutti, riconoscendo a chi arriva diritti e pretendendo doveri. Invece sembra che l’Unione abbia smarrito ragione e giustizia in favore di tesi xenofobe e opportunistiche.
E in alto mare ci è finita la civiltà.

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