La donna venuta dal mare

di Antonella Policastrese

Andrea, aveva vissuto la sua infanzia e parte della sua gioventù a Marzamemi, piccolo villaggio di pescatori che traevano dalla pesca dei tonni il proprio sostentamento. Pescatore suo nonno, pescatore suo padre. Per un soffio pescatore anche lui, se non fosse che la vita spesso va in modo diverso da come la progetti e nel caso di Andrea il mare aveva diretto i suoi passi altrove, lontano da Marzamemi e la vita del pescatore aveva ceduto il passo a quella del guardia coste. Il mare era sempre stato la sua passione.
Da piccolo trascorreva gran parte del suo tempo in una baita dove c’era una specie di roccia a forma di grotta che dava sulla spiaggia. Quella grotta era il suo rifugio, la sua capanna, nella quale Andrea custodiva una cassetta con conchiglie, vetri di bottiglia levigate dal mare da sembrare pietre preziose , libri di storie di pirati, che stimolavano la sua fantasia tramite la quale percorreva terre a lui sconosciute rese reali per le gesta compiute da quegli uomini impavidi che solcavano senza paura il mare seppure tra mille tempeste. Assalti a navi inglesi cariche di merci, e tesori sotterrati per non essere ritrovati da golette reali che navigavano per scovare i pirati. Era questo il mondo di Andrea vissuto da lupo solitario fino all’età nella quale i sogni e la fantasia cedono il posto alla realtà e alla necessità di guadagnarsi da vivere. E quel tempo arrivò quasi senza accorgersene.
Dopo aver frequentato l’accademia navale con brillanti voti, aver vinto un concorso come ufficiale, fu assegnato alla capitaneria di porto di Gioia Tauro. In fondo la Calabria, quella regione a forma di punta dello stivale era separata dalla sua Trinacria solo da un stretto e il profumo di quel mare non lo faceva sentire tanto distante da casa sua, dalla sua Marzamemi, luogo magico dove Hera un tempo aveva bagnato le sue nudità prima di ritornare nell’Olimpo.
D’estate il lavoro si triplicava. Le spiagge dovevano essere tutelate, la costa battuta in continuazione per i frequenti sbarchi dei clandestini e ove non bastasse bisognava stare attenti ai continui incendi e agli ordini da impartire per i Canadair da impiegare nel trasporto di acqua. Il lavoro assorbiva interamente le sue giornate, nelle quali non c’era spazio per nessun pensiero, nessun tipo di nostalgia e poi stare all’erta per soccorrere imbarcazioni al largo, sorprese da qualche avaria nel motore o per portare a riva qualche diportista poco avveduto lo faceva sentire una specie di gigante buono pronto ad aiutare chiunque ne avesse bisogno.

gommoneFu durante una notte di luna piena, con la radio che dava indicazioni di dirigersi al largo della costa che la vita diAndrea subì un altro cambiamento, non repentino ma voluto dal Cielo, da quelle forze misteriose che in esso si scontrano e decidono un’inversione di rotta.
L’ordine era quello di soccorrere un gommone con dei migranti a bordo. Quella sera c’era un forte vento di tramontana che sferzava il mare sollevando onde schiumose e gigantesche per cui c’era necessità di fare in fretta per non regalare al mare un tributo di vite umane.
Mezzo insonnolito mise in moto la lancia e si avviò per portare a termine la sua azione di salvataggio, la luna avrebbe reso meno difficoltosa l’operazione. Quando quel gommone simile a un fuscello sollevato dal vento, fu visibile, Andrea si avvicinò e facendo luce con le torce cominciò a far salire a bordo quelle facce di disperati, assetati con le labbra disidratate per i troppi giorni trascorsi in mare senza mangiare, abbandonati dai mercanti di carne umana a se stessi e al caso. C’erano molte donne e bambini. Provenivano dalla Libia e su quel gommone erano stipati come sardine. Non avevano nulla di umano in quel momento. Negli occhi terrore e anche un filo di speranza per una vita che forse era valsa la pena di rischiare.
A scendere per ultima fu una ragazza dalla pelle ambrata, appena diciottenne, con pochi stracci addosso tutti bagnati e maleodoranti, ma diversa dagli altri naufraghi per la fierezza nello sguardo e un portamento regale. Si chiamava Aisha.
Strinse la mano di Andrea che la stava tirando a bordo della lancia e in quel momento qualcosa avvenne. Due mondi in un istante si accesero di una scintilla che fuse le loro storie, così diverse così dissimili. Un mondo carico d’umanità segnò il passaggio da una terra di provenienza ad una nuova sconosciuta che per un solo istante accomunò due vite grazie alla distesa infinita di un mare, complice di un incontro casuale, non voluto, né richiesto.

aisha 1Arrivati sul molo cominciarono gli smistamenti, tramite le forze di polizia e i soccorsi dei volontari. Rifocillati bambini, donne e uomini, quella carovana silenziosa di formiche nere fu portata nel centro di accoglienza, nel quale i profughi con un mezzo sorriso sulle labbra alimentavano nel petto la fiammella di una speranza per una vita diversa.
Solo Aisha rimaneva silenziosa, raccolta nei suoi stracci chiusa nei suoi pensieri. Aisha era una tunisina. Dal colore ambrato della pelle sembrava un’indigena del luogo, se non fosse stato per il suo abbigliamento con una tunica colorata ed un velo sul capo che le coprivano una cuffia di capelli neri che spuntavano da sotto. Aveva partecipato alle rivolte di piazza durante i giorni della protesta. Frequentava l’università amava la sua gente e si batteva strenuamente per i diritti degli ultimi, di chi chiedeva lavoro, al pari di una dignità negata se non si possiede nulla se non la forza delle proprie braccia.
Aisha era stata tradita dal suo essere donna in una società gretta e meschina, della sua ribellione del suo gridare in piazza insieme a tanti giovani come lei le ingiustizie del regime. Furono quelli i giorni del terrore. Alcuni suoi coetanei caddero uccisi durante gli scontri con la polizia altri arrestati, Aisha cercò salvezza in quel mare che mai prima d’ora aveva solcato. La sua prova del fuoco, il suo incontro con un destino che la stava attendendo a riva.
Ad Andrea capitava spesso durante le giornate in mare che si aprisse un piccolo spiraglio nella sua mente e dal buio vedeva il profilo di quella giovane donna della quale non conosceva nulla. Un volto che appariva e scompariva all’improvviso come se una luce s’accendesse e spegnesse ad intermittenza.
Quel giorno il lavoro era stato abbastanza faticoso. Aveva salvato un natante con quattro uomini . Lo skipper aveva avuto un malore e si era reso necessario il ricovero in ospedale. Era anche di turno e sarebbe rimasto a bordo della lancia senza ritornare agli alloggi. Si stese un po’ sul lettino sottocoperta per rilassare le sue membra intorpidite quando sentì uno scricchiolio. Si affrettò a capire cosa fosse e rannicchiata sotto il lettino scorse due occhi neri che lo fissavano. Tirò fuori per un braccio il clandestino a bordo e si accorse che quel volto che balenava a tratti come una luce nella sua mente era Aisha. In un italiano stentato Aisha di fronte a lui lo supplicava in ginocchio di riportarla indietro.
centroNel centro accoglienza la vita le aveva riservato un’amara e triste realtà. Niente era come aveva immaginato e inoltre aveva dovuto fare i conti con alcuni energumeni profughi che volevano farla prostituire in quelle poche ore di libertà delle quali godeva, per spostarsi nel centro del paese. Picchiata guardata a vista, aveva un giorno deciso di scappare andando verso quel mare dal quale non era arrivata la salvezza, ma una nuova schiavitù ancora più dolorosa delle patrie galere… Andrea rimase di stucco. Non riusciva a immaginare come quella piccola donna esile, ma con un coraggio da pantera fosse arrivata sino a lui. Interdetto sul da farsi si chiedeva cosa avesse potuto fare realmente per lei. La rassicurò, la calmò, le offrì la sua branda, mentre nel buio della notte cercava la risposta in quelle strade d’acqua, per metterla al sicuro. Aisha non le era mai stata indifferente. Avrebbe rischiato Andrea, e quando il suo pensiero fu chiaro, accompagnato da una stella cadente che terminava la sua corsa in mare decise che Marzamemi, pur non essendo il centro del mondo ma il suo universo dove fino allora aveva conservato i suoi sogni, insieme alla storia segreta della sua giovane vita, poteva adesso accogliere quella forse più importante, quella più emozionante, più vera che nulla aveva a che vedere con la fredda logica della realtà. Scese in coperta, aspettò che si svegliasse, le prese la mano e cominciò a parlarle…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...