Tempo brutto e tempi belli

di mimmo

camping ingresso«Buonasera, sono Massimo».
La voce dall’altro capo del telefono è cordiale e induce a immediata empatia. Chiedo alcune informazioni sul Villaggio turistico e sulla disponibilità ricettiva per il periodo che mi interessa. Risposta dopo risposta, il camping mi diventa sempre più familiare, ancorché non ci fossi mai stato e nemmeno conoscessi la zona. Il sito internet ne dava una rappresentazione piuttosto esaustiva e Massimo con quel suo dire semplice e confidenziale ispirava fiducia. Il suo “tu” non era sfacciato, ma cortese. Era il modo di porsi di chi vuole metterti a tuo agio, senza per questo andare al di là del garbo e della buona educazione.
Perché, si sa, il “tu” può essere rispettoso così come un “lei” può essere dispregiativo. Al di là del pronome conta il tono di voce, lo sguardo, anche i gesti. Ma qui è bastato il tono della voce. Allora, vada per Sarnano.

SarnanoSarnano è un piccolo centro dei monti Sibillini, uno dei pochi paesi delle Marche che conserva intatto il suo centro storico, il “castrum”. L’impianto urbanistico si snoda a spirale e raggiunge la parte bassa attraverso viuzze segnate da case costruite con mattoni dalle tonalità calde. Vi è una pinacoteca e un museo e sulla Piazza Alta, ancorché piccola, si affacciano il Palazzo del Podestà, la Torre civica, il palazzo dei Priori, il palazzo del Popolo e la chiesa di Santa Maria di Piazza con all’interno notevoli opere d’arte. Scusate se è poco. Da non trascurare sono anche le Terme di San Giacomo, rinomato centro termale e di benessere. E, come in quasi tutti i borghi del centro Italia, l’ingresso delle case private, a pianterreno è spesso contornato da piante. Un’usanza gradevole, di buon gusto, che dimostra rispetto per le cose comuni.

All’arrivo, è proprio Massimo che ci accoglie. Poco più che quarantenne, dinamico e sorridente. Ci abbracciamo come se ci fossimo sempre conosciuti. Qualcuno potrebbe obiettare che fa bene il suo mestiere di “venditore”, ma io credo di conoscere abbastanza la gente e sono certo che lui nutre per me la stessa simpatia. In men che non si dica ci sistemiamo e un giro per il Villaggio ci dà subito l’idea della funzionalità delle strutture e degli spazi comuni, ampi e ben tenuti. La piscina è grande, ma ve n’è anche una per i bambini. Il bungalow è confortevole e ben attrezzato. Come valore aggiunto ha due alberi davanti che gli danno la giusta ombra, sui quali, per altro, posso montare un’amaca che sarà il divertimento delle mie nipotine.
Agosto2015 009Adiacente al campeggio c’è un parco sul fiume. Vi si accede attraverso una dolce scarpata in curva e ci si ritrova in un luogo di fiaba. Lo scorrere lento dell’acqua di un ruscello fa da colonna sonora a un paesaggio coperto interamente dall’alberatura e dalla vegetazione circostante. Tra le due sponde, un ponticello in legno piuttosto consunto dall’umidità porta a un sentiero che si apre in un ampio spiazzo erboso, dove si trova un maneggio, che farà la gioia di Alessia e Roberta, che in groppa a un pony hanno trascorso momenti piacevolissimi. Al ritorno, nell’attraversare il ruscello, una luce suggestiva fende il fitto fogliame degli alberi conferendo al luogo una rara bellezza. Se il paradiso esiste, questo ne è un pezzetto, penso.
Un altro posto gradevole che si raggiunge dopo una breve Agosto2015 201passeggiata è una piccola cascata, anche questa mirabile e suggestiva, particolarmente per le bimbe, che non ne avevano mai visto una. Ci si può arrivare quasi sotto e gli schizzi dell’acqua sul viso eccitano Alessia e Roberta. Ma non solo loro. È incredibile quanto poco basti ai bambini per divertirsi: un sassolino lanciato nell’acqua e a quel pluff corrisponde un radioso sorriso di felicità.

Al mattino successivo, arriva un camper che si sistema in una piazzola, proprio di fronte ai nostri bungalow. L’equipaggio è formato da due adulti, una bambina e tre grossi cani, che l’uomo fa fatica a tenere al guinzaglio. Sì, perché in questo campeggio i cani sono accettati, ma devono essere tenuti legati. Non sarà un bene per i cani, ma il rispetto per tutti, animalisti e non, impone questa regola. Forse, dovrebbe essere il padrone (termine di per sé bruttissimo, ma reale) a scegliere luoghi più rispondenti alle esigenze di libertà del cane.
camperMentre l’uomo e la donna si danno da fare per la prima sistemazione, passa di lì una signora con un terrier scozzese, il quale, alla vista dei cani appena giunti comincia a saltellare e abbaiare. I cagnoni rispondono con vitalità e, se non fosse per il guinzaglio che li tiene assicurati agli alberi, gli andrebbero contro. Non così per uno di loro tenuto dalla bambina, la quale non riesce a frenare l’impeto dell’animale. Prima strattonata, poi trascinata a terra, la piccola abbandona il guinzaglio e il cane fa per avventarsi verso il piccolo terrier, che intanto è in prossimità dell’amaca dove le mie nipotine si stanno dondolando. Le bambine si spaventano, la signora prende la sua bestiola in braccio e scappa via, mentre il camperista, subito accorso, riprende il controllo del cane, che non smette di agitarsi e abbaiare.
«Non si preoccupi, è buono, non fa nulla, vuole solo giocare» fa l’uomo a me che mi ero parato a difesa di Alessia e Roberta. Non sono un eroe, ma per proteggere i miei nipotini valgo quanto Ettore dell’Iliade. E anche di più.
“… è buono, non fa nulla, vuole solo giocare”. La solita battuta stupida pronunciata in circostanze simili! Lo so bene (o almeno lo spero) che il tuo cane voglia solo giocare e non sbranare il primo che gli capita, ma resta il fatto che un cane di quella taglia, che salta e abbaia con fare minaccioso, è più facile che provochi timore che desiderio di partecipazione a un gioco. Intanto, quello che tu chiami “gioco” ha avuto come conseguenza, a parte lo spavento delle mie piccole, diffuse escoriazioni sul viso, sulle gambe e sulle braccia di tua figlia, trascinata per un paio di metri sulla ghiaietta del viale… È ciò che penso e vorrei dirgli a muso duro, ma desisto. Non mi va di litigare, anche se l’espressione del mio viso non è certo cordiale.
«Forse, quel guinzaglio sarebbe meglio assicurarlo nella mano di una persona adulta, non crede?» ribatto con un tono piuttosto grave.
«Lei non ama i cani, vero?»
Mi verrebbe voglia di… sbranarlo.
«Al contrario!» gli faccio. «O meglio, più che amarli, nutro per i cani e tutti gli animali profondo rispetto. E le assicuro che se ne avessi uno, cercherei di creare per lui le migliori condizioni possibili».
Il mio interlocutore capisce al volo a cosa alludo.
«Si riferisce al fatto di tenerli legati?»
Assento con lo sguardo e un cenno del capo.
«Lo so, ma in questo Villaggio vogliono così».
«Ascolti, in un ambiente comune è giusto che sia così. Non tutti hanno il medesimo trasporto per gli animali. Io stesso, pur avendo simpatia per cani, gatti e canarini, ho scelto di non averne. Un canarino, non sarei capace di tenerlo prigioniero in una gabbia e un cane non vorrei mai tenerlo legato. Perciò, mi lasci dire che se ne avessi uno, cercherei un posto dove anche lui potrebbe star bene».
Mi rendo conto che gli sto facendo un predicozzo, ma sono anche convinto che lo meriti. Infatti…
piscina 2«Siamo venuti qui perché abbiamo degli amici, e ci fermeremo solo una settimana. Che sarà mai se i cani resteranno legati per qualche giorno?».
E poi sarei io quello che non vuole bene agli animali! Questo è uno dei momenti che si fa strada in me il forte desiderio di fondare la “Lega per la liberazione del cane contro l’oppressione dell’uomo”.
Intanto il mio interlocutore tri-canizzato è ritornato al suo camper, non prima di aver assicurato il cane “giocherellone” allo stesso albero dove sono gli altri due. La sua bambina, soccorsa dalla madre, ha smesso di piangere, anche se, date le sbucciature, non credo che potrà andare in piscina per qualche giorno. Questo è il minimo, tanto il tempo non promette niente di buono. Il gazebo che hanno montato, però, riparerà gli adulti, impegnati in lunghissime partite a carte con i loro amici, dai frequenti scrosci di pioggia. E quando i tre cani, legati all’albero, abbaiano, il che accade spesso, le bestie sedute distolgono appena lo sguardo dalle carte per rimbrottarli.

Agosto2015 296

Il castello Pallotta

Il giorno successivo ci svegliamo con un temporale. I tuoni si sentivano già dall’alba e di acqua ne viene giù a catinelle. Noto che qui il terreno è molto drenante, tanto che quella rara e piccola pozzanghera che si è formata si assorbe appena i rubinetti di Casa Celeste si chiudono. Il che accade a metà mattinata e nell’aria si alza quel gradevole odore di erba bagnata che dà una piacevolezza unica. Però il cielo rimane grigio e le nubi sono sempre minacciose. In piscina non si può andare e neanche a fare una passeggiata per sentieri. Meglio cercarsi un posto al coperto. Caldarola e il castello Pallotta può andare benissimo.
La cittadina marchigiana, ai piedi dei monti Sibillini, è un borgo ameno. Ebbe la sua massima fioritura nel Cinquecento a opera della famiglia Pallotta, in particolar modo di uno dei suoi rampolli, Evangelista, cardinale e prefetto della Fabbrica di San Pietro sotto il pontificato di Sisto V. Evangelista Pallotta sconvolse l’antica borgata medievale con innovative concezioni urbanistiche tardo rinascimentali, tuttora ben conservate. Il castello, dimora della famiglia, si erge nella parte sovrastante la bella piazza di Caldarola e fu eretto nella seconda metà del IX secolo. In seguito fu adibito a residenza estiva dallo stesso cardinale, che per altro fu solo uno dei quattro porporati che si annoverano nella famiglia. Fu però nel 1885 che il conte Desiderio mise mano a una serie d’interventi che hanno conferito al maniero la qualifica di luogo di importante interesse storico ed artistico. Le mura con la merlatura guelfa, i camminamenti di ronda e il ponte levatoio sono ancora intatti. Gli ambienti interni, dalle cucine alle sale di rappresentanza, dalla biblioteca alla camera da letto, che ha ospitato papa Clemente VIII, alla stanza da bagno con l’originale vasca neoclassica scavata in un blocco di marmo di Carrara, sono pregevoli e ben conservati. Poi, le carrozze, i calessi, armi e armature, abiti e arredi d’epoca conferiscono al luogo un fascino d’altri tempi. Interessante è anche la neviera. La visita ci è stata illustrata da Alessandra, una giovane guida preparata e molto bendisposta a rispondere alle nostre innumerevoli domande. Fa piacere vedere giovani che fanno questo lavoro con passione.
ristorante_bardolino_pizzeria_la_formicaNe usciamo poco dopo le 13.00 e un certo languore si affaccia allo stomaco. Come di consueto, quando siamo in giro, Elena ed io, preferiamo rimandare il pasto alla sera e limitarci a uno spuntino, anche frugale ma seduti a un tavolo. In piazza avevamo notato una pizzeria, ma, ahinoi, c’è il pieno. Peccato, l’aspetto delle focacce servite ai tavoli è invitante e il proprietario che ci accoglie è gentile. Però… non c’è posto. Di fronte c’è una norcineria: propongo a mia moglie un panino con ciauscolo accompagnato da pecorino dei Sibillini, da consumare sotto le mura del castello, dove avevo notato dei tavoli da picnic. Elena mi guarda perplessa. Forse sta calcolando calorie e livello di colesterolo. Ma poi mi sorride complice e accetta l’idea. Oggi si vive, domani si muore. E poi, non è forse vero che il cibo è il sesso dei vecchi?
Purtroppo, però, abbiamo fatto i conti senza l’oste. O meglio, senza il salumaio. Questa è l’ora della pausa pranzo (per lui) e la porta (per noi) è serrata. Non ci resta che rimetterci in auto e prendere la via del ritorno nella speranza di trovare qualcosa da mangiare lungo la strada. Lasciato il centro abitato di Caldarola, notiamo un’insegna interessante. Su una tavola di legno consunta dal sole e dalla pioggia c’è scritto a mano “Frutta e uova fresche – Salumi e formaggi”. Un luogo semplice e senza pretese può fare al nostro caso. Imbocchiamo la stradina che conduce verso l’interno e, con sorpresa, ci troviamo di fronte a un edificio un po’ barocco, che contraddice lo stile della tabella posta sulla strada. Ci guardiamo interdetti, ma quel languorino, frattanto, si è trasformato in fame e ha già deciso che dobbiamo entrare. La sala è vuota, fa una certa malinconia. Si avanza una donna che ci invita a sedere. Con un certo impaccio chiediamo se possiamo mangiare qualcosa al volo.
«Potrei servirvi degli affettati e del formaggio?»
Ci aspettavamo che ci porgesse il menu e la carta dei vini, invece…
«Benissimo!» rispondiamo all’unisono.
Questo luogo mi dà una strana antinomia: la tabella sulla strada fa pensare a un’osteria semplice, magari con tavoli di legno coperti da tovaglie di carta monouso e spartani sgabelli per sedersi. Invece ci ritroviamo in una sala dall’arredo enfatico, tavoli apparecchiati con piatti in porcellana, bicchieri a calice e posate a goccia. La fame, però, ci fa superare ogni incertezza. E anche se il prosciutto, il salame e il formaggio non hanno nulla di eccezionale, lo mangiamo con appetito. Il nostro pasto è accompagnato da una bottiglia di acqua minerale e si conclude con due caffè. Ma il conto presenta un’ulteriore contraddizione: 42 euro. Manco avessimo mangiato culatello e provolone del monaco! Vorrei eccepire qualcosa, ma desisto. La signora mi porge il resto di 8 euro e un biglietto da visita del locale, quasi un invito a ritornare. Prendo il resto e lascio il cartoncino pubblicitario sul tavolo. Accenno un saluto e andiamo via. Caldarola e il suo castello meritano una visita, ma quel ristorante va scansato, anche a costo di digiunare.

Agosto2015 278In compenso, al ristorante del campeggio si mangia divinamente e i prezzi sono giusti. Pertanto, a sera ci offriamo alle locali attenzioni gastronomiche anima e corpo… pardon, palato e stomaco. Pasta all’amatriciana, agnello scottadito con verdurine grigliate. Non possono mancare le olive ascolane. Il tutto con un buon bicchiere di Rosso Piceno. Una cena “elegante”, avrebbe detto il mio vecchio amico don Vincenzo, che soleva definire un buon pasto con questo aggettivo. A quello sgradito invece assegnava l’attributo di “malinconico”.
Un altro momento “elegante” c’è stato il 18 agosto, onomastico di Elena e compleanno di Giuliana. Questa volta, però, ci siamo regalati una grigliata di carne spettacolare: salcicce, arrosticini e puntine di maiale. Contorni delle festeggiate e… olive ascolane. Rosso Piceno, ma questa volta Superiore. Noblesse oblige!

olive ascolane 4Le olive ascolane sono una specialità del territorio e pur essendo una ricetta ricca ed elaborata conservano quel carattere amichevole di cibo da strada. La sua preparazione ha del barocco per la snocciolatura a spirale destinata a ospitare la ricca farcia fatta di carne di manzo, maiale e pollo, rosolata in tegame con carota, sedano e cipolla. A cottura ultimata, il tutto, viene amalgamato con uova, formaggio parmigiano e noce moscata. L’oliva, così composta, viene prima passata nella farina, nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, per poi finire fritta in abbondante olio extravergine. La ricetta originale è questa, ma ogni famiglia conserva il segreto delle proporzioni degli ingredienti, che alla fine ne conferiscono gradienti di sapore leggermente diverso. Fondamento di questa prelibatezza è l’oliva della cultivar tenera ascolana dal retrogusto appena amarognolo, ma delicato. Pensiamo che questo possa essere un ottimo souvenir e chiediamo dove poterle acquistare. Sulla strada del ritorno a casa dobbiamo attraversare il paese di Roccafluvione, e lì c’è un negozio di pasta fresca che fa delle olive di ottima qualità. Non mancheremo.

La nostra vacanza si è caratterizzata per la variabilità meteorologica, dove il sole si è fatto desiderare. Di positivo c’è che, dopo il caldo africano di Napoli, qui si dorme con una copertina. Oggi, comunque, è una bella giornata: piove. È una bella giornata perché il canile di fronte a noi va via. Non che i cani avessero dato ulteriori fastidi, salvo l’abbaiare ogni volta che passava di lì un loro simile, ma avere come vicini tre grossi animali tenuti in cattività metteva un certo disagio. E anche rincrescimento per loro. Prima di montare in camper, il signore con il quale avevo scambiato idee sugli animali da compagnia mi viene a salutare.
«Noi andiamo via. Ha visto? si è trattato solo di pochi giorni, da stasera i cani saranno liberi di girare come vogliono».
«Immagino che lei abbia una casa con un giardino».
«Oh no! Viviamo in condominio, in un appartamento, non grandissimo, ma che riesce a soddisfare le nostre esigenze».
E le esigenze dei cani? Sono sempre più convinto che dovrò fondare quella Lega di liberazione.
tendeQualche ora dopo, la piazzola è occupata da una sorta di comunità. Tre adulti, due adolescenti, cinque bambini, una ragazza madre con un bimbo di pochi mesi e un’altra ragazza incinta. Quando li vedo arrivare e montare le loro tende, dato il numero di persone, confesso che qualche dubbio sulla tenuta della nostra tranquillità mi viene. E invece no! Sono di un garbo e un riguardo per gli altri non comune. Vivaci ma non molesti. I bambini giocano tra loro manifestando quell’esuberanza tipica della loro età, mentre gli adulti organizzano la logistica con la collaborazione degli adolescenti. La loro vicinanza mette allegria e quando, dopo qualche giorno, vanno via, sebbene il cielo sia sereno, non sembra una bella giornata. La loro partenza ci intristisce un po’. Era piacevole averli come vicini e vedere tanta collaborazione tra loro dava gioia.

teatro macerata

La città di Macerata non è distante, per cui decidiamo di andare a visitarla. La sensazione che ne ricaviamo girando per le sue strade è strana: non è una città brutta, ma sembra ferma, immobile, priva di vitalità. Eppure, Palazzo Buanaccorsi, il Museo della Carrozza, l’Arena Sferisterio sono luoghi di notevole pregio, importanti per storia e architettura. Ma la lentezza della città sembra privarli di attrattiva.
C’è un posto, però, che si distingue da tutti: il teatro Lauro Rossi. Vi entriamo quando comincia piovere, più per ripararci che per visitarlo. Allora scopriamo un luogo incantevole e suggestivo. L’ambiente è a campana con tre ordini di palchi e un loggione, espressione del tipico teatro “all’italiana”. Le decorazioni sono curate e dalle tonalità calde, mentre le note di un pianoforte, posto in fondo al palcoscenico completamente aperto, dove sono visibili strumenti di scena, alcuni bastoni, abiti e
suppellettili messi lì alla rinfusa, concorrono a rendere ancor più affascinante il luogo. Il
pianista è un signore attempato, vestito con abiti da lavoro, sembra quasi un operaio
o un inserviente, al quale sarà venuta voglia di suonare come se si trovasse daAgosto2015 350 solo. Dà l’impressione di non accorgersi dei presenti e sembra egli stesso rapito dal suono prodotto dalle proprie dita. Le poche persone in sala si guardano intorno ammirate da tanto splendore e, forse, come me, immaginano la presenza nei palchi di quei quarantasei nobili maceratesi, che nel 1765 si resero promotori della realizzazione di questo meraviglioso teatro.

La vacanza volge al termine. Alessia e Roberta sono lì che sfogliano un bel libro che papà Fabrizio e mamma Giuliana le hanno acquistato quando sono andati in visita al Giardino delle Farfalle di Cessapalombo. Di rientrare a casa non vogliono saperne. In questi giorni, anche se il tempo non è stato dei migliori, si sono divertite. Così come si saranno divertite molto anche al mare, a Lerici, dove sono state prima di venire a Sarnano, ma qui hanno visto cose diverse, molte delle quali per loro nuove.

Il mare è bello, ma anche la montagna ha il suo fascino. Molti la vedono come un ammasso di pietre o blocchi di roccia senza valore. Invece è un mare verticale. Nell’azzurro dell’acqua vi sono fondali sabbiosi, scogli e varietà di pesci, nel verde delle piante vi sono torrenti, cascate e svariati animali. Come il mare, la montagna ha il suo incanto, la sua vitalità, i suoi misteri.

Il tempo brutto ci ha dato tempi belli, anche se adesso è tempo di andare. Salutiamo tutti, Giorgio, Antonella, Maria Rosaria, Valentina, Giorgia, Gloria e la signora Rosina per la cortesia e la disponibilità. E naturalmente, il mio nuovo amico Massimo.
La prossima fermata sarà Roccafluvione: non possiamo tornare a casa senza olive ascolane.

Leggi anche Salir, sempre salir!, Pizza e Tosèla e Trasimenando

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