Ok, ma il prezzo è ingiusto!

di Antonella Policastrese — 

Mobilita_Valigia_16È una deportazione quella che si sta facendo sui professori, a dimostrazione del fatto che si vuole smantellare la scuola pubblica. Molta gente dovrà mettere radici altrove; per tanti, poi, si tratta di sacrificare la famiglia al miraggio di un lavoro, mentre i ragazzi subiranno ancora una volta direttive imposte dall’alto, cominciando l’anno scolastico in scuole sgarrupate per nulla agibili e che nonostante le promesse di Renzi sono rimaste aule di fortuna dentro le quali andrà bene se il soffitto non cadrà addosso, e se durante le piogge sarà possibile raccogliere l’acqua in un catino. Fuorviante a questo punto è parlare di riscaldamento che anticamente era un problema che toccava alle province, così come pure l’edilizia scolastica o le strade provinciali. Le province come si sa sono state cassate dall’ordinamento amministrativo per risparmiare, e non importa se ora si porrà il problema sul “che fare!”
In Calabria, poi, sono molti i pendolari, che si spostano dall’entroterra in città dove una scuola esiste. Come succede a Crotone, ad esempio. Qui ci sono strade provinciali chiuse per mancanza di soldi e per ripristinare la viabilità su alcuni tratti è stato imposto il limite dei 10 km orari. Per risparmiare Renzi e i suoi ministri, cosa faranno, aboliranno le scuole impedendo ai ragazzi di acculturarsi e raggiungere le sedi idonee o gli studenti dovranno munirsi di asini per percorrere quelle tratte? Anomalie che riguardano il nostro Paese che cresce soltanto attraverso i numeri taroccati delle statistiche, ma che lasciano immutate le problematiche inerenti il territorio, peggio di un paese del terzo mondo.
Se poi si esaminano i trasferimenti di massa per il personale docente, che dopo anni e anni di precariato, vedrà molti insegnanti in ruolo, ci si chiede se davvero non ci troviamo difronte ad un bluff. Ad analizzare nello specifico quanto remunerativo sia lo stipendio di un docente che dovrà ricoprire un incarico molto lontano dal paese di origine ,ci si chiede quanto convenga. Tra spese di vitto e alloggio, un insegnante sfora di gran lunga il proprio budget e, quindi, più che un lavoro si tratta di una mazzetta pagata per poter dire: «Lavoro, sono un prof e ho finalmente chiuso con il precariato».
Poi, per tutti quelli che hanno famiglia, spostarsi per ottemperare alle direttive ministeriali, quanto conviene? Cosa resta dello stipendio da poter mandare a casa? Sarebbe il caso di dissentire e trasgredire non accettando un piano iniquo, come quello che risponde alla “buona scuola”. Piegare la testa senza far valere le proprie ragioni, non propende bene neanche per i ragazzi, che si troveranno davanti un personale docente pronto ad abbassare la testa, e il messaggio che passerà è che bisogna ubbidire ai potenti, che i diritti sono un optional, e che è inutile lottare per il diritto a un’istruzione ,sempre più privata di diritti fondamentali e inalienabili per ciascun individuo.
In fondo di questi tempi prevale un conformismo di massa bieco, che vede nel pensiero unico la massima espressione e guai a dissentire: si viene privati anche del diritto ad esistere. Altro che cultura! Questa più che cultura e istruzione è negazione della libera espressività di ogni individuo che deve recepire un unico messaggio: essere massa sempre e comunque.

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