Terra dei Fuochi, il contrasto ai roghi passa per la lotta al lavoro nero

di Antonio Marfella* — 

terra dei fuochi 2È questo il drammatico appello che sta spopolando sui social network con selfie disperati di cittadini soffocati ogni giorno di più, in questa drammatica ondata di caldo dell’estate 2015, dall’imperversare continuo e senza alcun freno o controllo di roghi tossici. Tre milioni di cittadini italiani sono allo stremo, dopo anni di battaglie e di promesse evidentemente tutte fallimentari.
Tutti gli impegni assunti sembrano vuote promesse: perché? Perché lo Stato italiano, disperatamente, non vuole ammettere che la Terra dei Fuochi non è un problema di inciviltà dei campani per la cattiva gestione dei rifiuti urbani, non è neanche un problema di criminalità organizzata e di camorra, utili servi di un sistema produttivo “a nero” ormai sempre più esteso, pervasivo e globalizzato, tutto concentrato, senza alcun controllo in quella fascia di territorio campano.
Terra dei Fuochi è, ed è sempre stata, il più fedele termometro tossico della presenza o meno e della efficacia o meno della lotta alla evasione fiscale delle attività produttive manifatturiere in Italia. Null’altro. Mentre Padre Maurizio e i suoi concittadini muoiono soffocati senza capire perché nessuno interviene, oggi compare la notizia della vera causa della recrudescenza attuale dei roghi tossici: l’Italia intera è bloccata sui controlli alla evasione fiscale con grande gioia degli industriali disonesti e grande massacro per i cittadini campani. I 160 miliardi di euro di evasione/anno stimati dal governo italiano provocano direttamente non meno di 30 milioni di tonnellate/anno di rifiuti speciali e tossici smaltiti illegalmente, con grande danno alla salute e senza alcun controllo.

dal film "Gomorra"

dal film “Gomorra”

La misera quota di circa 14 miliardi di euro di recupero della evasione, pari a non più del 5% della quota annua di evasione prodotta, è oggi bloccata e prossima al dimezzamento entro fine anno.
Cosa sono infatti i roghi tossici? Sono l’obbligato smaltimento locale della più grande fabbrica occulta di scarpe, borse, pellami, attività tessili a vantaggio del profitto in evasione di tutte le migliori griffe del made in Italy. Una attività manifatturiera intensissima e con metodi e lavoro “a nero”, “modello cinese”, che oggi in modo sempre più esteso e senza adeguato contrasto si svolge in Campania.
In Campania le attività “a nero”, per antica quanto disdicevole abitudine, sono la colonna portante delle attività produttive manifatturiere e arrivano al 47% stimato di tutte le attività produttive e sino all’82% di tutte le attività commerciali che hanno ricevuto un qualche pur minimo controllo. Sono una eccezionale quota di mercato e non solo in Campania. Siamo fermi alle immagini persino folkloristiche del sarto Pasquale di Casalnuovo che, in uno dei più bei capitoli del libro Gomorra di Saviano, insegna ai cinesi la qualità del made in Italy rigorosamente a nero.

L’ingresso sul mercato mondiale di grandi portali di acquisto online consente oggi direttamente e senza intermediari a non meno di un miliardo e mezzo di persone nel mondo di fare ordini e rifornirsi direttamente on line di quantità eccezionali di prodotti tessili, scarpe e borse griffati “made in Italy”, potenziando in modo eccezionale il nostro mercato ed il fatturato internazionale ma in un territorio che vanta il 47% di aziende che lavorano in regime di evasione fiscale.
In Campania oggi vivono e producono “alla cinese” centinaia di migliaia di cittadini italiani e stranieri. Il mercato mondiale di acquisti online consente oggi direttamente e senza intermediari a non meno di un miliardo e mezzo di persone nel mondo di fare ordini e rifornirsi direttamente in rete di quantità eccezionali di prodotti tessili, scarpe e borse griffati “made in Italy”, ma prodotti in Italia in regime di evasione fiscale per ottenere il più basso costo del lavoro e la più alta qualità produttiva. Questa enorme “fabbrica a nero” esporta in tutto il mondo attraverso il porto di Napoli con il massimo profitto ed il minimo “costo del lavoro”.
Questa è l’invincibile e recrudescente “Terra dei fuochi”, dove ormai un terzo della popolazione residente di Terzigno è di etnia cinese, e dove gli imprenditori nel tessile “a nero” nella sola San Giuseppe Vesuviano, con la protezione e la mancanza di controlli garantiti dai soci camorristi, contano su non meno di diecimila addetti stimati, laddove la vicina Pomigliano-Fca ne conta ventimila. A conti fatti, sono non meno di seimila tonnellate al giorno di rifiuti speciali prodotti a nero che vengono smaltiti a nero ogni giorno alimentando i roghi tossici. Rifiuti industriali che non si vogliono né riconoscere, né controllare, né tracciare in Campania come d’altra parte in tutta Italia. I rifiuti urbani oggi prodotti al giorno in Campania sono poco più di seimila tonnellate al giorno. Lo smaltimento incivile di una loro quota è la necessaria copertura scenografica a tutela del “lavoro nero”.

Don Maurizio Patriciello

Don Maurizio Patriciello

Renzi, questa è la verità sulla Terra dei Fuochi, per cui non servono a nulla i militari e non servono a nulla gli inceneritori per rifiuti urbani, se non per coprire ulteriormente, e facendo ricadere sulle tasche e sulla salute dei cittadini, i costi dello smaltimento “a nero” di industrie ormai di dimensioni globali che lavorano senza controlli in Italia e soprattutto in Campania.
Renzi e Stato italiano, svegliatevi o fate almeno finta di farlo, visto che se queste cose sono chiare a noi miseri cittadini, non possono non essere a vostra conoscenza che siete il governo! Io rinfaccio a voi quanto Matilde Serao rinfacciava al governo italiano nel descrivere Il ventre di Napoli a fine Ottocento: “Non potete non sapere!”.
Non serve l’esercito, non serve potenziare il contrasto criminale, serve cominciare a perseguire con onestà e concreta efficacia quelle politiche rivolte alla emersione fiscale, magari con incentivi alle imprese oneste e coraggiose e tutele alla dignità dei lavoratori accompagnandole a un contrasto efficace alla evasione fiscale.

Oggi nulla esiste di questo in Italia e in Campania. Da tempo siamo la nazione con la maggiore quota di lavoro “in schiavitù” in Europa. Non è un caso che papa Francesco abbia chiesto di incontrare nella sua visita in Campania i bengalesi che si erano autodenunciati come schiavi.
I cittadini campani e cinesi non si autodenunciano per non perdere anche il misero lavoro a nero. I cittadini della Terra dei fuochi ogni giorno al mattino lavorano a nero per portare qualche soldo a casa, e sversano spesso a copertura delle loro attività manifatturiere a nero anche i propri rifiuti urbani per salvare il proprio posto di lavoro da schiavi. La notte poi soffocano insieme ai loro bambini colpiti dal massimo del cancro infantile.
Una eccezionale quanto invincibile catena produttiva che vede i delinquenti incendiari, a pochi euro, soltanto ultimi anelli di questa crudele catena produttiva che smaltisce bruciando di notte il prodotto delle attività quotidiane e mattutine a nero.

Renzi, intervenite finalmente, ma affrontando il problema dal lato giusto: quello del lavoro nero in Campania! Chi evade, avvelena tutti e anche te. Renzi, imponigli di smettere!

(Già pubblicato su Il Fatto Quotidiano e qui riproposto per gentile concessione dell’autore)
*Tossicologo oncologo, componente Osservatorio Ambientale indipendente di Acerra e Dirigente Responsabile SSD Farmacoeconomia c/o Direzione Sanitaria Aziendale dell’IRCCS Fondazione Sen. G. Pascale.

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