I “ragazzi meravigliosi”

di mimmo— 

grillo 2Ma quando Grillo posta bizzarri videoclip o sale su quel palchetto che una volta usavano i saltimbanchi recita una parte o è sé stesso? Fa propaganda o crede veramente in quello che dice? La storia è vecchia ma si ripete spesso, e allora… repetita juvant.

Il Movimento 5Stelle si era presentato con l’intento di rinnovare la politica e mandare a casa una classe dirigente arruffona, impreparata e largamente coinvolta in vicende giudiziarie. Ma la sua politica integralista non ha sortito alcun effetto significativo. L’apriscatole è stato rimesso nel cassetto e le mani pulite non sono mai state tirate fuori dalle tasche. Eppure, quei milioni di voti acquisiti rappresentano un messaggio a cui bisognerebbe dare risposte. La gente chiedeva di cambiare il vento, rinnovare, invece i giovani di belle speranze sono rimasti inchiodati al fondamentalismo grillesco. Per la verità, qualcuno ha provato a eccepire sulle scelte del priore, ma è stato buttato fuori dalla confraternita.

Oggi il partito 5Stelle vive una fase per così dire disarmonica: i sondaggi lo danno in ascesa e probabilmente in un eventuale ballottaggio sarebbero loro ad opporsi al Pd renziano. Ma, sempre secondo gli analisti, il risultato finale non li premierebbe, perché, alla fin fine, gli elettori non sono del tutto convinti che quegli esuberanti giovani siano in possesso di sufficienti capacità governative e di una cultura politica adeguata. Al momento, essa è basata soprattutto sulla protesta e sull’invettiva nei confronti della famigerata casta. Null’altro. Le proposte che cicaleggiano non sono considerate parte di un progetto complessivo, ma solo sterili sparate. Insomma, il Movimento 5Stelle avanza, ma non “si stacca per vincere nettamente”

Grillo_spot_bancheAnche lo sbraito di Grillo è diventato stantio. Ormai produce solo ragli fastidiosi e patetiche gag. In pochi se lo filano e sempre di più sono quelli convinti che gli indirizzi “politici” suggeriti ai suoi parlamentari sono finalizzati ad aumentare i contatti al suo blog, sempre più infarcito di inserzioni pubblicitarie. In molti sospettano che la vera mission del partito grillino è restare comunque e quantunque forza di opposizione. Intransigente e inviolata. Battagliera e casinista. Perché il Movimento deve restare un falange chiusa su sé stessa, compatta e scevra da qualsiasi contaminazione. Non sia mai che un serio confronto possa indurre dubbi in qualcuno dei “meravigliosi ragazzi”. Nel partito, detto Movimento, le teste pensanti non sono gradite e il postulato “uno vale uno” è una scemenza. Esso ricorda la Cina di Mao Tse-tung, dove tutti vestivano allo stesso modo per dare una parvenza di uguaglianza sociale, che poi non trovava nessun riscontro nella vita quotidiana dei cinesi. Il vero scopo dell’ “uno vale uno” sta nel cercare di allineare gli eletti e inquadrare gli elettori. E le pagine del Sacro Blog sono il “Libretto Rosso”. Il Direttorio? un apparente forma organizzativa che sa di belletto democratico. E se a qualcuno dovesse scappare di bocca che un Di Maio possa vestire i panni di futuro leader, subito ci si affretta a ricordare che i leader sono i cittadini.

blogGià, i cittadini, quelli certificati e sacramentati dalla Rete che votano senza alcuna garanzia di trasparenza. Quelli senza volto e senza nome che si fidano e si affidano alla Casaleggio Associati s.r.l. per conoscere la linea politica “maggioritaria” emersa dalla consultazione del clic, che se poi non dovesse essere quella giusta, bisogna prendersela con la Rete, un’entità astratta che non può assumersi responsabilità concrete. La stessa rete che, guarda caso, è sempre in sintonia con Grillo. Sì, è vero, qualche volta viene fuori che gli internauti non sono d’accordo con lui, ma mai su questioni dirimenti e mai che si apra un dibattito sul dissenso.

La vecchia classe politica italiana è criticabile e, in percentuale altissima, condannabile. Essa si è dimostrata incapace e imbrogliona. Demagogica e arrogante. Egoista e sempre più distante dalla gente. Ma la ventata di gioventù e di entusiasmo entrata nel Palazzo non è stata in grado di spostare nulla o quasi. Dopo aver detto no a Bersani e Letta, la Rete aveva inviato Grillo in persona a peritare le intenzioni di Renzi premier, ma Beppe a quel tavolo oppose solo una sequela di maleparole. E così, quei temi cari al Movimento sono finiti nell’agenda del fiorentin veloce che, autoincoronatosi premier, ha fatto finta di abolire le Province, ha svenduto alcune auto blu e tagliato qualche euro dagli stipendi dei manager pubblici. Poi ha partorito una pessima legge elettorale e riformato a suo modo il Senato. Tutti interventi cari ai grillini, che sarebbero stati migliori se i loro parlamentari avessero partecipato alle operazioni anziché opporsi tanto per opporsi.
E, come se non bastasse, Renzi ha fatto sua anche quella forma di disintermediazione che rappresenta la bandiera del partito 5Stelle. Invero, egli evita di confrontarsi con i corpi sociali intermedi, a partire dal sindacato e dalle associazioni di categoria, ritenendoli spesso un elemento di freno e generatori di compromessi insani. Con i suoi tweet si rivolge direttamente alla gente, parla un linguaggio popolare e interpreta i sentimenti più comuni. Poco importa se poi questi sentimenti hanno scarsa nobiltà.

onestàA tutt’oggi, il bilancio dei 5Stelle è di basso livello. Vantano una requisito di onestà, che è solo la precondizione del far politica. Chi entra nelle Istituzioni non può limitarsi ad alzare la bandiera dell’immacolatezza, che poi è bianca come quella della resa. Di per sé è vanagloria. E ammantarsi di una forma di diversità fino a mettere sullo stesso piano Destra e Sinistra significa non avere le coordinate necessarie per interpretare la storia politica del nostro Paese: si cade nel qualunquismo, che si sa, alla lunga non paga. Proporsi, poi, come i controllori di tutto e di tutti è un’attività importante, ma lamentarsi che gli altri ignorano le loro proposte è superbia. Esse non si possono imporre, ma vanno spiegate con pazienza e umiltà, senza disdegnare confronto e concertazione. E se una parte dell’arco parlamentare ha dimostrato di essere indegno di sedere su quelli scranni, c’è comunque qualcuno con il quale poter tentare di fare un pezzo di strada insieme. Se invece c’è la convinzione che sono tutti banditi e masnadieri, allora vien da chiedersi per quale motivo sono entrati nelle vituperate Istituzioni e, soprattutto, perché ci restano? Meglio sarebbe fare le proprie battaglie da fuori come autentico Movimento di opinione!

casaleggio e grilloLa Politica, quella al servizio del cittadino, quella intesa a migliorare la società, non si fa attraverso l’oratoria di un ex comico o le ridicole teorie di un suo sodale che sostiene la sparizione futura di religioni, partiti e governi nazionali per far posto a un consorzio di cervelli delegato a risolvere ogni problema sociale. E nemmeno con chi va sostenendo che negli Stati Uniti hanno introdotto microchip all’interno del corpo umano, con chi vuole combattere le scie chimiche, con chi chiama Pino (Giuseppe?) Chet il dittatore cileno, con chi crede nell’esistenza delle sirene o con chi vede complotti americani dappertutto, fino a sostenere che l’attentato alle Torri Gemelle fu it was an inside job (un lavoro interno). E passi avanti è difficile farne con chi sostiene che questo modello d’Europa gli fa schifo perché a Barcellona in un ristorante gli è stata servita la paella da camerieri asiatici. Figuriamoci poi con chi ritiene che la sconfitta grillina alle Amministrative del 2013 sia stata una involuzione dell’umanità. Per non dire di chi dichiarava da capogruppo alla Camera che il fascismo ha fatto cose apprezzabili.
È questa la nuova classe dirigente che si dovrebbe sostituire a quella attuale, le cui punte di diamante sono Luigi Di Maio che, imbeccato da Grillo, dice sempre le stesse cose o Alessandro Di Battista che sembra un bulletto di periferia oppure l’evanescente Roberto Fico che apre bocca solo per dare aria ai denti? E non oso immaginare la coatta Paola Taverna o il (pom)pimpante Massimo De Rosa in ruoli di responsabilità istituzionale. A me viene il dubbio che molti di questi ragazzi, poi tanto meravigliosi non siano.

Ma diciamola tutta: il Movimento 5Stelle nasce per dare sfogo all’insoddisfazione popolare e rimane a livelli di percentuale alti per il persistente malcontento. Berlusconi ha deluso, Il Partito democratico non attrae più di tanto, la Sinistra radicale ha perso la bussola e Salvini è un fuoco di paglia. Della Destra radicale non vale nemmeno la pena sprecare aggettivi. All’elettorato disaffezionato restano due opzioni: astensione o protesta. Della prima fanno parte gli sfiduciati, della seconda i dispettosi.

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