Tav sì, Tav no

di mimmo — 

tav-torino-lione-670La tratta ferroviaria progettata è inserita nel cosiddetto “Corridoio 5” (la Tav in Val di Susa) è un’arteria multimodale che l’Unione Europea si è impegnata a realizzare per collegare Lisbona a Kiev. Un’opera che si trascina dai primi anni Novanta che vede gli abitanti della Valle da sempre protestare contro la sua realizzazione, ritenendola inutile e dannosa per il territorio.
Da molti non è più considerata un’opera strategica, ma i governi che si sono succeduti negli ultimi anni insistono sulla sua utilità.

Intanto le proteste dei valsusini continuano, a volte anche con azioni violente, rispetto alle quali, però, il movimento NoTav ha sempre preso le distanze. Lo scrittore Erri De Luca, dopo aver manifestato la sua contrarietà per l’opera e giustificato con parole forti le reazioni dei residenti, si è beccato una denuncia per istigazione a delinquere. Mai pentito delle sue affermazioni, nell’aula di tribunale dove era in corso il dibattimento a suo carico, ha chiesto la parola e ha ribadito: «Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua». Richiesta del PM: otto mesi di reclusione. Sentenza: assolto. Hip hip, hurra!
de lucaA suo favore e per la libertà di espressione si erano schierati da subito alcune centinaia
di intellettuali francesi. All’appello ha aderito anche il presidente Hollande, mentre solo nelle ultime settimane alcuni attori, registi e scrittori italiani hanno manifestato solidarietà per De Luca. La politica, invece, ha preferito prendere le distanze.

Ma cerchiamo di capire quali sono le motivazioni di chi si oppone alla ferrovia, ma anche le posizioni di chi invece vorrebbe che l’opera si realizzasse.

La realizzazione della Tav è un’opera costosissima, meno della metà a carico dell’Unione Europea, il resto pagata per metà da noi e dai francesi, anche se la linea è per due terzi in Francia.
L’opera effettivamente è costosa, ma il governo italiano vuole rinegoziare i finanziamenti europei.

I lavori di cantiere dureranno ancora molti anni e comportano inquinamento acustico e ambientale ai danni degli abitanti della valle.
Sono state introdotte garanzie e mezzi tecnici affinché alla popolazione interessata sia evitato ogni inconveniente. I tempi di realizzazione saranno contingentati e, nel caso di ritardi, cittadini, commercianti e imprese interessate saranno risarciti con denaro sonante o, quanto meno, con bonus fiscali.

Questa Tav è un’opera inutile per la popolazione italiana ed europea, spinta da varie lobby che intravedono nel progetto la possibilità di ingenti profitti in potenziale collusione con mafia e ‘ndrangheta, che ormai sono presenti anche al Nord. Per altro, un’opera progettata ben oltre venti anni fa e utilizzabile tra circa venti anni presenta molte perplessità sulla sua utilità.
Piuttosto che fermare le opere per timore di speculazioni e infiltrazioni malavitose si può far fronte con interventi e misure efficaci.

Il movimento No Tav sostiene che il traffico merci che dovrebbe transitare sulla nuova direttrice Lione-Torino è sovrastimato, tant’è che oggi sull’attuale Ferrovia del Frejus (Torino-Modane) viaggiano convogli pressoché vuoti. Al treno si preferisce il trasporto su gomma.
L’obiezione è che trasportare merci sulla vecchia linea del Fréjus costa uno sproposito, perché parliamo di un convoglio trainato da due o tre motrici alla volta a causa delle eccessive pendenze si va dai 240 mt. s.l.m. di Torino ai 1.312 di Bardonecchia. La nuova linea, invece, permetterà di aumentare la velocità e ridurre i tempi di percorrenza, oltre a richiedere minore energia, proprio perché non è necessario sollevare merci e passeggeri fino ad alta quota. Senza contare che questo andrebbe a disincentivare il trasporto con mezzi inquinanti come camion, tir e autoarticolati. Insomma, meno emissioni di anidride carbonica e minore inquinamento acustico e naturalmente un minore utilizzo di combustibili derivanti dal petrolio.

Le stime dicono che sulla Tav si trasferirà solo l’1% del trasporto attuale su gomma, perché cambiare modalità di trasporto richiede investimenti, e molte imprese non possono o non vogliono farli.
Tutto vero, ma se ci fermiamo a questa considerazione nessun ammodernamento avrebbe senso. Intanto, si parla di incentivi iniziali per chi sceglie di trasportare merci con la TAV. Naturalmente, chi, a TAV realizzata, aprirà un’azienda nuova sceglierà sicuramente il trasporto su rotaia, dal momento che gli costerà meno. Particolarmente su tratte lunghe il risparmio è enorme e aumenterebbero le possibilità di esportazione. È solo una visione in prospettiva, ma bisogna tenerne conto.

Le montagne valsusine che dovranno essere attraversate da gallerie hanno al loro interno parti di amianto e uranio, che durante gli scavi e il trasporto dei materiali si stanno diffondendo nell’aria con grave nocumento per la salute della popolazione residente.
I dati presentati dall’Agenzia Regionale di Protezione dell’Ambiente della Regione Piemonte, ulteriormente suffragati da ulteriori studi geologici, indicherebbero che il rischio radiologico per la popolazione della Val di Susa sarebbe del tutto trascurabile. Inoltre, la presenza di amianto nel sottosuolo attraversato dal tracciato previsto è stata riscontrata solo in alcuni siti in superficie e soltanto in quantità trascurabili.

La realizzazione del tunnel rischia di causare importanti dissesti idrici nelle zone interessate agli scavi.
Gli esperti sostengono che le rilevazioni effettuate sulle formazioni rocciose attraversate dalle perforazioni, sia dal punto di vista strutturale che da quello idrogeologico, non presentano criticità.

La realizzazione della Tav sta devastando il territorio con gravi ripercussioni sul flusso turistico.
Sono le continue proteste e gli incidenti che ne derivano, insieme al presidio continuo delle forze dell’ordine che, dando alla zona un clima militarizzato, riducono le presenze dei turisti.

NO TAV val di Susa e democrazia vincerannoQueste le posizioni più significative dei NO e dei SI. Quello che però emerge con chiarezza è una situazione locale complicata. L’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri e i valligiani, quando vanno a lavorare nei loro campi, devono attraversare posti di blocco e mostrare i documenti. Pare addirittura che alcuni contadini non possano nemmeno raggiungere i loro terreni. La maggior parte di chi protesta sta lì a difendere la propria terra e la propria casa, quindi la propria esistenza. In tutti è chiaro il concetto che stanno per essere scippati della loro identità e perciò, in certi casi, alcuni, spinti dall’esasperazione, reagiscono sopra le righe. E da qui l’esortazione di Erri De Luca a intralciare, impedire e sabotare la linea ad Alta Velocità.

Oggi, la sensazione diffusa è che difficilmente la Torino-Lione sarà realizzata. In molti si stanno convincendo che è un progetto insensato e molte perplessità sulla funzione dell’opera sono emerse anche in sede europea. Quello che più colpisce però è che in Francia, ma anche in Spagna e Germania, la discussione verte sui costi rapportati ai benefici, sull’impatto ambientale e sul disagio sociale, mentre in Italia si parla della Tav soltanto in relazione all’ordine pubblico, mettendo l’accento sulle proteste e sulle molotov lanciate da alcuni sbandati.

Viva l’Italia presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura.

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