L’ineluttabile

di Antonella Policastrese — 

V.-Baldacci-I-funerali-di-Ettore2

Io lì fermo restai, finché mia madre sopraggiunse che bevve il nero sangue e mi conobbe, e tra il pianto disse a me parole alate: «Come scendesti, figlio mio, da vivo nell’ombra tenebrosa? Arduo è vedere questi luoghi, ai viventi».
Tre volte mi slanciai, mi urgeva in cuore di abbracciarla, e tre volte dalle braccia mi volò via, simile ad ombra o a sogno.

Sono i versi dell’XI canto dell’Odissea, che narrano la discesa di Ulisse nell’Ade. Versi di ineluttabile drammaticità, in questo periodo attuali, che acquistano ancor più senso durante la ricorrenza del 2 Novembre. La morte è un ineluttabile dramma che coglie la vita di ognuno di noi, avviene all’improvviso e se ne afferra il senso solo quando entri in un cimitero luogo di culto, dove le mortali spoglie dei propri cari giacciono e i vivi sulle loro tombe si soffermano per stabilire un legame che va oltre il disfacimento di un corpo. È una forma di civiltà seppellire i morti e di sacralità poterli piangere su una tomba. D’altronde come dimenticare l’episodio di Priamo che davanti al cospetto di Achille invoca che gli sia restituito il corpo di Ettore per dargli onorata sepoltura?
Nell’età antica era un dovere di pietà religiosa tributare onore ai morti, per far sì che l’anima trovasse pace. L’inumazione del proprio caro avveniva mettendo nella bara il corredo funebre costituito da oggetti che gli erano appartenuti durante la vita quotidiana, oltre a offerte di cibo. Nel corso dei secoli attraverso simili reperti si è costruita la storia di civiltà arrivate fino a noi, proprio attraverso il reperimento di tombe che hanno reso possibile ricostruire la vita di intere comunità. Rispetto per la morte che fa apprezzare ancora di più il senso della vita, attraverso cerimonie rituali che nel 2 novembre trovano la più alta commemorazione. Culto della memoria, che si applica con il pellegrinaggio alle tombe, che ancora sembra resistere al tempo.

Certo è che all’interno della società che registra cambiamenti epocali la morte diventa un parente scomodo da evitare come una devianza, una minaccia da tenere il più lontano possibile. Presi come siamo da un senso di immortalità, non riusciamo a distinguere la realtà reale da quella virtuale, e la morte viene spogliata da ogni significato umano. La morte non è certo un problema che si può risolvere e nonostante si stia facendo di tutto per superare ogni baluardo attraverso la tecnica e la Scienza , pur tuttavia essa è un fenomeno inesorabile contro il quale si infrangono sogni di grandezza ed il potere dell’uomo diventa nullo, come è nulla l’avidità, accumulare soldi e coltivare il senso di potenza di pochi che soggiogano i molti.

Se ci soffermassimo a riflettere per dar vita ad una società umana non distruggeremmo i nostri valori tradizionali e non avvertiremmo questo senso di insoddisfazione che pesa come un macigno sulle nostre vite. Una cosa appare certa. La morte è un mistero che va ben oltre le nostre capacità di comprensione.

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