I tre della piazza

di mimmo — 

besame

“E un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta”

Sono versi di Fabrizio De André tratti da’ “La canzone di Marinella”, un canzone bellissima come bellissime sono tutte le canzoni di De André. E noi, senza volere essere irriverenti nei confronti del poeta e canzoniere genovese scomparso, le prendiamo a prestito per fotografare Silvio Berlusconi quando a Bologna è salito sul palco con Salvini: patetico.

‘Patetico’ è l’aggettivo più appropriato. Un vecchio signore ottantenne, fuori da qualsiasi gioco politico, che parla e sparla per mezzora tra le proteste e i fischi della piazza in attesa di vedere Valentino Rossi alle prese con una rimonta impossibile che poteva anche diventare possibile se gli spagnoli non si fossero tacitamente accordati per impedirgliela. Sì, perché alla fine ai convenuti – leghisti e non – interessava più vedere il Gran Premio di Valencia sul mega schermo che sentire il solito sbraito di Salvini, trito e ritrito, il quale, ha condensato tutto in insulti a Renzi e Alfano. “Parassita” l’uno e “cretino” l’altro. E neanche la Meloni, passionaria de’ noantri, è riuscita a destare un qualche interesse, anche perché non si è capito cosa diceva e cosa volesse dire.
Ora, convocare una manifestazione per ascoltare solo insulsaggini gridate e provocare scontri tra forze dell’ordine e manifestanti antagonisti, non è stato proprio il massimo per la politica e per la città di Bologna.
L’unica cosa chiara che si è sentita è quando Salvini, rivolto a nuora (la piazza) perché suocera (Berlusconi) intenda, ha precisato: «Il passato è alle spalle e dobbiamo guardare avanti. Questo non è un nuovo ’94». Piglia, pesa, incarta e porta a casa.

Qualcuno dice che il vecchio leader è duro a morire e non ne vuol proprio sapere di ritirarsi a vita privata. Ma i campioni veri appendono i guantoni al chiodo quando sono in auge e non si trascinano tra un ring e l’altro a prendere solo cazzotti in faccia. E allora diciamolo: in fondo, Berlusconi, un campione della politica non lo è mai stato. Egli si è rivelato solo un bravissimo piazzista, capace di “vendere” il suo prodotto a una buona fetta di italiani. E se è vero che una quota di essi è ancora disposta a seguirlo, è altrettanto pacifico che la sua stella non brilla più di luce propria, ma deve affidarsi a un ciarlatano che cerca di vendere inquietudine e angoscia. Ma buona parte della sua “merce” è scaduta e se il governo dovesse risolvere anche il problema degli esodati, Salvini se lo filerebbero in pochi. E a nulla vale il suo tentativo di accreditarsi leader di un partito di espansione nazionale, perché nella natura della Lega rimane il concetto di superiorità rispetto al Sud, rimane l’apartheid e c’è sempre l’immagine del “terrone” subalterno. E questo lo sanno in molti nel meridione d’Italia e prendere voti lì sarà dura.

Ciò nonostante, i sondaggi, al momento, danno la coalizione di centrodestra unita a una percentuale pari a quella del Pd, mentre i 5Stelle seguono a ruota. Sembrerebbe un ottimo viatico per fare un cartello di Destra e affrontare le prossime elezioni politiche con buone possibilità di successo. Ma il candidato premier chi sarebbe? Salvini anche in giacca e cravatta non è credibile, la Meloni lasciamola perdere, Alfano è ancora in cerca del “quid”, Fitto è un signor Nessuno e Berlusconi farebbe ridere, senza contare che nel 2018 avrà 82 anni.

Game over!

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