No, non siamo in guerra!

di mimmo — 

Giornale 2Dicono che siamo in guerra. Ma contro chi? per che cosa?
Una guerra si combatte per conquistare un territorio, per allargare i confini del proprio Stato, per avere uno sbocco a mare, per poter sfruttare giacimenti di materiali preziosi.
Una guerra si combatte tra due fazioni, l’una contrapposta all’altra.
Una guerra si combatte tra soldati, dove i civili sono coinvolti solo accidentalmente.
Una guerra dovrebbe avere regole etiche, per altro anche stabilite in quella che si chiama la Convenzione di Ginevra.
Una guerra ha una dichiarazione, uno svolgimento, un armistizio, una pace.
Una guerra si serve della Diplomazia.

Ma qui non ci sono eserciti sul campo, non si vedono uniformi amiche e nemiche, non vi sono generali che decidono strategie e soldati che si muovono sul terreno, nel cielo e sul mare. Almeno non nel modo tradizionale che una guerra presuppone.
Qui vi sono uomini e donne, quasi sempre giovani, pronti a immolarsi con un gesto eclatante al solo scopo di mettere al centro dell’attenzione mondiale l’esistenza di una Giornale 1causa che ancora sfugge ai più. Qualcuno sostiene che si tratta di odio verso la civiltà Occidentale. Può bastare come spiegazione?
Qui vi sono individui che si accaniscono contro il primo che capita. Qui vi sono forze dell’ordine che assistono ignare, spesso inermi, le quali, nella migliore delle ipotesi, intervengono quando già ci sono morti e feriti. E non si tratta di commilitoni, ma di gente di passaggio, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi casualmente nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Vittime innocenti, spesso donne, vecchi e anche bambini uccisi da un kalashnikov che spara all’impazzata o da esplosivo contenuto nella cintura di un kamikaze.

Allora che senso ha impiegare forze dell’intelligence e militati per programmare il lancio di un missile per uccidere quello che viene definito il boia dell’Isis, Jihadi John, e poi vantarsene come se si fosse trattato della vittoria di una importante battaglia? Il suo posto sarà preso da altri pronti a decapitare quelli che loro identificano come nemici.

Giornale 3L’Isis è un nemico che si serve di soldati “invisibili” e a poco vale contrapporre intelligence e militari se non si cerca di capire cosa spinge tanti giovani a vestirsi di esplosivo e distruggere la propria vita prima di quella altrui. Giovani suicidi che si sono materializzati, in passato, nella città egiziana di Luxor, poi sugli aerei schiantatisi sulle Torri Gemelle, in seguito nel museo del Bardo e sulla spiaggia di Hammamet in Tunisia, nella sede parigina di Charlie Hebdo e oggi, sempre a Parigi, nello Stadio de France, al Bataclan, in due ristoranti e per alcune strade della città. E forse anche sull’aereo esploso sul Sinai. E non sappiamo cosa potrebbe accadere a Roma durante il Giubileo.

Allora, se di guerra si tratta bisognerebbe usare armi più appropriate, che sono, prima di ogni cosa, quelle di togliere ai kamikaze le motivazioni alla base dei loro gesti estremisti. Altrimenti questa “guerra” non avrà mai fine, soprattutto perché il nemico non vuole portarla a conclusione. E nessuna città europea sarà al riparo, perché nel mirino dei terroristi islamici non vi è solo Parigi, ma la civiltà europea nella sua interezza, dove Parigi ne rappresenta il cuore. E a nulla varrà chiudere le frontiere, una decisione che potrebbe persino costituire una vittoria del nemico, in quanto sospende la conquista della più elementare libertà dell’uomo, quella di muoversi liberamente nel mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...