Le nostalgie di Poletti

di Gianluca Bellentani — 

PolettiIl ministro Giuliano Poletti, intervenuto al JOB&oriented di Verona, ha dichiarato che è meglio laurearsi a 21 anni con 97 che a 28 con 110 e lode.

Un pensiero fuori tempo, che mi ricorda i discorsi di mia nonna quando, verso la fine degli anni ’60, si lamentava del fatto che non si trovasse mai un idraulico o un elettricista per un intervento urgente, visto che i giovani erano in maggioranza ragionieri o geometri. Erano i discorsi che a quei tempi si sentivano al bar, quando si diceva che “tutti studiano ma nessuno vuole lavorare”. Sostenere ancora certe teorie, in un mondo del lavoro che richiede sempre maggiore personale qualificato, equivale a una bestemmia. Certo il percorso del ministro Poletti sarà stato diverso. Magari sarà entrato nella Coop quando le cooperative non erano la potenza economica che sono oggi. Sicuramente la sua scalata ai vertici non è solo frutto di agganci politici. Anzitutto è merito delle personali capacità, ma la sua storia non può essere rapportata ai tempi attuali.

Certo negli anni ’70 anche un semplice perito agrario (gli studi di Poletti sono tali) poteva ambire a occupare certi posti di comando, ma al giorno d’oggi che viene richiesta la conoscenza anche di tre lingue per fare il centralinista, la cosa è pressoché impossibile. Allora si potrebbe pensare a una errata interpretazione della dichiarazione del ministro oppure a una sua uscita infelice: sono cose che possono capitare a tutti. Invece non passa nemmeno una settimana e Poletti se ne esce con un’altra dichiarazione molto più inopportuna, che suona pressappoco così: il salario erogato in funzione dell’orario di lavoro è un parametro vecchio e fuori tempo.
Domanda: ma a casa vostra come lo chiamate un lavoro pagato non a ore, ma a quantità di lavoro svolto? Non è forse un cottimo? E il lavoro a cottimo non è vietato dalla legge (Dispositivo dell’art. 2127 Codice Civile)? Allora, se proprio bisogna farlo (cambiando la legge), al lavoratore dovrebbe essere riconosciuto un compenso ben maggiore della normale retribuzione oraria.
In un momento tanto drammatico che coinvolge il mondo del lavoro e le sue implicazioni negative, inserire il metodo del cottimo come unica base di lavoro vorrebbe dire perdere diritti conquistati in anni di lotte sindacali. Questa è una cosa che il ministro sa benissimo. Allora, viene da pensare che certe affermazioni non sono solo dichiarazioni inopportune buttate lì per caso, ma rispecchiano un piano dell’attuale governo per rilanciare l’occupazione: togliere sempre più diritti ai lavoratori e dar sempre maggior potere agli imprenditori. Una ricetta non nuova, ma già adottata nel secolo scorso durante la grande depressione americana che portò gli Stati Uniti al collasso economico.

Forse se qualcuno leggesse certi libri, come ad esempio “Furore” di J. Steinbeck, capirebbe meglio quali danni potrebbero determinare certi provvedimenti.

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One thought on “Le nostalgie di Poletti

  1. Ciao Mimmo, seguo sempre il tuo blog con attenzione. Su questo tema sto lavorando con continuità nelle aziende dove faccio consulenza strategica. Penso che lo studio oggi debba essere molto profondo ma non specialistico. Debba dare i metodi non i contenuti di dettaglio dal momento che in 5 anni il mondo cambia completamente . La visione di Poletti e’ demenziale e superficiale. Se ti interessa dare un occhio al mio umile blog visita “Il libro delle idee” su http://www.studiodiellea.it
    Saluti

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