La mia banca è indifferente

di Gianluca Bellentani — 

Etruria 2Sul decreto Salva Banche varato dal Governo e finanziato con capitali di altri Istituti di Credito, secondo la direttiva europea, credo che vadano ricordate alcune cose. Si tratta di ovvietà, ma in tanti, in questo eterno schierarsi contro o a favore di Renzi a prescindere, paiono aver dimenticato. Sulle parole di Salvini, che attribuisce a Renzi la responsabilità del suicidio del pensionato, credo non valga la pena di scrivere alcunché.

Il Fattore rischio
Non occorre certamente essere degli esperti di finanza per sapere che più sono alti gli interessi che un titolo di borsa può dare, tanto maggiore è il rischio di perdere il capitale investito. Se coloro che hanno perso i loro soldi in obbligazioni subordinate li avessero investiti in BOT, CCT oppure in Obbligazioni Ordinarie, il loro capitale investito non sarebbe certamente andato in fumo. È chiaro che chi ha sottoscritto queste obbligazioni non è uno speculatore di alta finanza, ma uno che si è fidato delle parole di un qualche impiegato o funzionario di banca, omettendo di leggere con attenzione le clausole scritte prima di firmare.

La Banca
La banca non è un istituto di beneficenza, ma un’azienda che ha come primo scopo quello di guadagnare e fare innanzitutto i propri interessi e poi, eventualmente, anche quelli del correntista. Basterebbe confrontare il tasso di interesse che viene corrisposto sui depositi con quello che viene applicato sui prestiti per capirlo.

Il salvataggio di istituti privati da parte del Governo è stato un intervento giusto?
Sicuramente sì. Se ciò non fosse avvenuto, ci avrebbero rimesso non solo i lavoratori della banca ma anche migliaia di correntisti senza alcuna colpa.

A chi è imputabile la responsabilità di quanto avvenuto?
A chi non ha vigilato e alla politica, che avrebbe dovuto intervenire già da tempo.

È una cosa impellente fare una riforma del sistema bancario?
Certamente. Anzi, andava già fatta dopo i crac di Cirio e Parmalat. E quanto accaduto è un’ulteriore spinta per farla davvero (e bene) questa riforma.

Ha fatto bene il Governo a stanziare 100 milioni di soldi pubblici per ammortizzare in parte le perdite dei risparmiatori più deboli?
L’alternativa era ridurre sul lastrico le persone più deboli. Molto oculata è stata anche la scelta di affidare a soggetti terzi il giudizio sul chi e sul quanto intervenire.

Rimane comunque un problema, che solo le banche possono e devono risolvere: quello della FIDUCIA. Così come al tuo meccanico di fiducia porti l’auto da aggiustare e sai che interverrà solo per il guasto senza fare altri interventi meno urgenti, allo stesso modo chi chiede di investire i propri risparmi deve essere ben informato di quali siano veramente i rischi. Se il risparmiatore perde la fiducia nella propria banca (e in questo caso ha ragione Berlusconi), il sistema bancario corre il rischio di saltare, con tutte le nefaste conseguenze per l’economia del Paese. È quindi alla fiducia che le banche devono mirare, per molti versi ancor più che al mero guadagno.

Boschi alla leopoldaSul ministro Boschi, figlia di un amministratore di Banca Etruria (una delle banche salvate), ministro a cui, sia da Destra che da Sinistra vengono chieste le dimissioni per conflitto d’interesse, credo vadano espresse alcune considerazioni. Non vi è nulla di male a difendere l’onorabilità del proprio padre, così come è normale che il premier difenda uno dei suoi ministri più importanti. Siamo tutti coscienti che le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli e che queste banche sarebbero state salvate anche se nel CdA di una di queste non vi fosse stato un parente di un qualche esponente del Governo. Quello che invece lascia alquanto perplessi è il comportamento sia di Renzi che della Boschi. Tutti ricordiamo perfettamente quando Renzi attaccò il ministro J. Idem per quella ridicola storia dell’Ici non pagata e ne chiese, ottenendole, le dimissioni. Tutti ricordiamo perfettamente Maria Elena Boschi, quando a Ballarò, parlando a proposito dell’intervento dell’allora ministro Cancellieri che si era spesa per la scarcerazione della figlia di Ligresti, sosteneva che ci si doveva dimettere anche senza avvisi di garanzia, in quanto si ledeva l’immagine e la credibilità del Governo. Spiace constatare che, invece di difendersi in Aula davanti al Parlamento, il ministro Boschi sfidi le opposizioni appellandosi ai numeri della maggioranza, in una sorta di l’Etat c’est moi, degna di un Re Sole. Così come per le banche, questi comportamenti e questi cambi di passo, ledono la fiducia degli elettori verso il Governo. Un brutto colpo per un Esecutivo molto più attento all’immagine che alla sostanza. La speranza è che il premier Renzi, che ha tanti difetti ma stupido non è, risolva questa delicata situazione e intervenga per fare chiarezza su questa dolorosa vicenda.

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