La morale in questione

di mimmo — 

Pe’ nu fesso ‘e surdate nun ce po’ ghi pe’ sotto tutte ‘o reggimente.

G.De Robbio, R.Fico, R.Capuozzo, L.Di Maio

Diciamo così in Campania, “per una stupidaggine commessa da un singolo soldato non si può colpevolizzare un intero reggimento”. E tanto vale anche in politica, perché quello che è accaduto nella cittadina campana di Quarto, che ha coinvolto il comune guidato dal Movimento 5Stelle, può esserne un esempio.
Non mi piace che si metta sotto accusa, come ha fatto il Pd in un impeto reazionario, tutto il pianeta grillino per un caso di presunta infiltrazione camorristica, anche se alcuni suoi esponenti di spicco – Di Maio e Fico – dopo essersi spesi in prima persona per sostenere la sindaca Rosa Capuozzo, dovrebbero sentire sulle loro spalle la responsabilità di non essersi resi conto che quelle liste non presentavano i requisiti di trasparenza morale, che poi sono la principale caratteristica vantata dal Movimento.
Si dirà che certi incidenti possono capitare, perché controllare tutto e tutti non è sempre agevole. È vero, ma quando si mette la faccia a sostegno di candidati in una zona ad alta infiltrazione camorristica, bisognerebbe essere più accorti. A problema aperto, però, ci si sarebbe aspettato dai protagonisti un atteggiamento più lineare, l’assunzione di responsabilità oggettive e un discorso chiaro e corretto nei confronti dei propri iscritti e dell’opinione pubblica. Invece, tra imbarazzo e balbettii, il M5Stelle si è fatto trascinare dal Pd sul ballatoio del rinfaccio reciproco a chi l’ha fatta più grossa.

piciernoCasi come quello di Quarto andrebbero trattati con equilibrio evitando di farne il core business di una campagna denigratoria contro l’avversario, perché nessuno è indenne da tentativi di condizionamento da parte della criminalità organizzata. D’altronde, se proprio si vuole parlar male dei grillini gli argomenti non mancano. Si può richiamare il loro status di partito negato per distinguersi lessicalmente dagli altri; si può mettere in evidenza che non hanno un progetto politico per il Paese se non il “tutti a casa” (e poi, cosa ci aspetta, l’Ordine di Gaia?); si può sottolineare il loro rifiuto al confronto democratico in una miscellanea di supponenza, arroganza e disprezzo altrui; si può discutere della mancanza di democrazia interna al Movimento; si può polemizzare sulle scomuniche a divinis attraverso i clic della corte marziale del web; si può parlare del sistema ridicolo e pericoloso, per loro e per le Istituzioni, di reclutare portavoce e non classe dirigente; si può mettere in evidenza la totale sudditanza a un volgare guitto e a una specie di santone in eterno deliquio; si può criticare l’azione parlamentare fatta di goliardate, quando non di insolenze; si può dire dell’atteggiamento vittimistico stucchevolmente ostentato in luogo di una politica praticabile… e si potrebbe continuare.

Ciò detto, Quarto, Rosa Capuozzo e il consigliere De Robbio sono certamente un caso grave, ma non sufficiente a qualificare negativamente l’intero Movimento. Ai pentastellati però si dovrebbe chiedere di smetterla di fare i grillini. Non basta togliere il nome di Grillo dal simbolo per affrancarsi da lui. E non ci si può sempre affidare al suo blog per commentare certi accadimenti e replicarne pappagallescamente le argomentazioni. La prima tesi difensiva è stata incentrata sul fatto che le preferenze attribuite al consigliere De Robbio non sono state determinanti per la vittoria del Movimento. Egli – faceva sapere Grillo – ha ricevuto solo 840 voti su 9744 assegnati ai 5Stelle, che per questo hanno totalizzato circa il 71% dei consensi complessivi. Insomma, la questione morale da etica a numerica. Subito dopo, sempre dal suo blog, dopo essersela marzullianamente suonata e cantata in domande e risposte, della sindaca ha detto: “Non ci siamo piegati, non si è piegata Rosa Capuozzo e lo dimostrano gli atti della Procura, che nella vicenda è considerata parte lesa. Questo per noi è un vanto”.
E allora perché ne ha chiesto prima le dimissioni e poi l’ha espulsa? Caro (si fa per dire) Beppe, i tuoi attacchi di giacobinismo sono sempre stati sgradevoli, questa volta però il tuo fare è ripugnante.
treE a questo squallido gioco si sono sottoposti anche Di Maio e Fico, che assistiti dall’azzecca-garbugli Di Battista, in un apposito video hanno sostenuto che loro non erano a conoscenza di qualsivoglia malaffare. C’è chi ha qualche dubbio, ma sarà la Magistratura a fare chiarezza. Invero, sembravano tre spauriti pesciolini scaraventati da una bolla di vetro nell’oceano… Ma chi sono gli esperti in comunicazione che li consigliano?

Tra i pentastellati presenti in Parlamento e nelle Amministrazioni locali c’è molta zavorra, non neghiamolo. Ma alcuni sono in gamba e sinceramente sostenuti dal desiderio di cambiare in meglio la politica e le regole democratiche. Chi ha creduto e ancora crede in loro, però, merita rispetto. I cittadini – sostenitori e scettici – hanno il diritto di sapere cosa vogliono fare da grandi e conoscere, oltre le intenzioni, anche il reale livello di capacità governativa. In caso contrario sono un ingombro.
Nei comuni dove amministrano hanno mostrato più ombre che luci, senza contare che gestire città piccole è un conto, misurarsi con le problematiche di una metropoli è ben altro. Nell’immediato vanno al voto città come Roma, Napoli, Milano, Bologna, Torino e Trieste. In alcune di esse il Movimento ha buone possibilità di portare il proprio candidato sulla poltrona di sindaco… sempre che questo sia il reale obiettivo di Grillo e non quello di galleggiare nella darsena dell’opposizione. Indichino, quindi, due o tre punti qualificanti e praticabili del loro programma amministrativo e presentino candidati a sindaco di prim’ordine e non mezze calzette da sacrificare.

Altresì, detto a futura memoria, se eletti ci risparmino la lagna di aver trovato buchi finanziari e dissesto organizzativo nei rispettivi municipi per giustificare eventuali ritardi e inadempienze. Se i cittadini sceglieranno loro anziché confermare il sindaco uscente è proprio perché sono scontenti del modo di amministrare di quest’ultimo. Per altro, un onesto candidato, prima di promettere miglioramenti dovrebbe accertarsi della fattibilità degli impegni elettorali cha va assumendo, dando per scontato che abbia acquisito una sufficiente conoscenza della situazione patrimoniale e organica del comune che pretende di amministrare. Altrimenti è un disonesto in pectore. Non ruberà denaro, ma è pur sempre un ladro di speranze.

dibba1Perciò e soprattutto la smettano di considerarsi onesti in assoluto. Tra loro ci saranno pure tante persone perbene, ma fino a prova contraria. Come in tutti i partiti. Come in qualsiasi consesso civile. L’onestà di per sé non è l’unico requisito per governare, ma soltanto la precondizione per una corretta gestione della cosa pubblica. E così come un ammalato chiede che venga operato da un chirurgo esperto e dotato di preparazione scientifica, il cittadino pretende dal proprio sindaco capacità di governo e competenza amministrativa. Chi ha queste caratteristiche, in genere è difficile che sia disonesto.

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