L’architetto è “anche” un artista

di Eduardo Russo* — 

Renzo Piano

Renzo Piano

“L’architetto è anche un’artista e la sua opera è legata al mondo delle emozioni, usa lo spazio, la luce, la materia, così come Il poeta usa le parole o il musicista i suoni. La sua opera è un’arte un po’ speciale, felicemente contaminata dall’influsso di molteplici Scienze e Arti”, con queste parole l’architetto Renzo Piano nell’ormai non più vicino 1998 vinceva il Premio Prizker (il Premio Nobel per l’architettura), e in effetti il nostro archi-star aveva proprio ragione.
L’architettura sin da tempi più antichi è sempre stata considerata una disciplina varia, e integrata con altre, prima dell’italiano Piano, anche il greco Marco Vitruvio Pollione, nel suo trattato il “De architettura libri decem”, scriveva che un qualsiasi manufatto per potersi definire una vera architettura doveva rispondere ad almeno tre caratteristiche principali: firmitas (solidità), utilitas (funzione, destinazione d’uso), venustas (bellezza), l’ha cosi definita Claude Perrault nel XVII secolo: “triade vitruviana”.

Fu proprio da subito quindi, nel 1998, anno in cui intrapresi questa stupenda avventura di vita, iscrivendomi alla facoltà di architettura di Napoli, che capii di avere a che fare per amore genetico, mio padre Pippo è architetto e mio nonno Eduardo fu geometra, con una materia bellissima e dalle mille sfumature colorate, “amore” che oggi condivido con mia moglie Alessia, anche lei architetto.

Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamps (Francia)

Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamps (Francia)

Allora la domanda banale è: perché rivolgersi a un architetto? è non ad un Ingegnere o un Geometra? Ad esempio: un dentista è un medico, perché nessuno va da un dentista per un trapianto? Dovrebbe essere cosi, di facile intuizione, ma la differenza tra architetto, ingegnere e geometra, ancora oggi crea molte discussioni e attriti anche tra gli stessi professionisti, discussioni che oserei definire superflue; mi viene in mente una lezione di storia dell’architettura II, ero al secondo anno e precisamente al primo piano del bellissimo Palazzo Gravina di Via Monteoliveto, nel cuore di Napoli antica, il professore spiegava Le Corbusier, un architetto svizzero naturalizzato francese, tra le figure più influenti della storia dell’architettura, e progettista della chiesa moderna più bella al mondo: la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamps in Francia, costruita nel 1955.
Le Corbusier faceva un esempio molto forte e chiaro, di facile comprensione, l’architetto e l’ingegnere devono “completarsi”, “collaborare”, proprio come due mani che si intrecciano tra di loro, due facce della stessa medaglia!
È naturale, aggiungerei, che in alcuni casi specifici della progettazione l’interior design per appartamenti e unità commerciali, questa collaborazione potrà essere meno intensa, e nello specifico l’architetto risulta più formato per armonizzare e geometrizzare gli ambienti in relazione alle funzioni dei suoi fruitori finali, ma, ad esempio: come potrebbe da solo un architetto o un ingegnere progettare autonomamente e in dettaglio edifici complessi come un aeroporto, una stazione ferroviaria, un ospedale, uno stadio, un grattacielo? dove le funzioni, le geometrie sono calibrate insieme alle strutture portanti, agli impianti tecnologici, oggi sempre più articolari, sofisticati e connessi tra di loro? questo è spiacevole, altrimenti impossibile!
Quindi massima collaborazione professionale, nessuna confusione tra i ruoli, nessuna stupida competizione o complesso di inferiorità, ma solo tanta cooperazione e umiltà nel lavorare insieme, oggi, nel 2016, in partnership.

* http://www.facebook.com/architettoeduardorusso

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