Tout est pardonné?

di Valentina Falcioni — 

No, non è tutto perdonato se al perdono non segue un ripensamento profondo bilaterale e un cambiamento.

goreeAlla televisione senegalese stanno trasmettendo un documentario che racconta la storia fino a oggi dell’ isola di Gorée, tristemente famosa anche come “l’isola degli schiavi”. È quell’ isola davanti a Dakar che mette in evidenza tutt’oggi lo scandalo più feroce della ferita che l’occidente ha inferto all’Africa. Difatti nell’ isola di Gorée venivano raccolti e incatenati gli uomini, le donne e i bambini di etnia prevalentemente mandi (mandingo), cyrer e woloof catturati nell’entroterra senegalese.
Questi uomini, dalla statura particolarmente alta, durante la colonizzazione delle Americhe, erano considerati dagli europei utilissimi per i lavori pesanti, dal momento, per altro, che, essendo già stati sterminati gli indii originali, mancava manodopera da usare a prezzi irrisori.
A tale scopo, dopo la cattura, venivano stipati in stanze in attesa della partenza delle navi dirette verso l’America. L’unica cosa di cui quegli uomini resi schiavi avevano contezza era che, una volta varcata quella soglia che conduceva ai velieri in partenza verso le Americhe, mai più avrebbero fatto ritorno a casa.

Noi italiani siamo abbastanza estranei a questa vicenda e quindi possiamo dare un giudizio meno conflittuale su quanto accaduto, che per molti aspetti, in Europa non è stato ancora del tutto chiarito. Di fondo, noi italiani, possiamo anzi considerarci un Paese colonizzato da secoli, essendo stati terra di conquista e appetiti.
Nondimeno, rispetto a questo crimine dell’umanità, abbiamo dato noi stessi il nostro tributo di vergogna affiancando un simile genere di esperienza dei tempi più recenti, considerato che – storia di pochi anni fa – abbiamo consentito di catturare e deportare la nostra comunità ebraica, solo colpevole di essere ebrea, nei campi di sterminio, dove sono morti di lavoro pesante e poi fisicamente distrutti, allo scopo di non lasciare alcuna traccia.
Ma una volta terminata l’occupazione nazista in Europa, a seguito di una resa che ha imposto condizioni durissime, si è chiesto alla nazione colpevole, e meno a quelle condiscendenti, di fare una riflessione profonda su ogni azione crudele ed empia commessa durante il periodo del nazismo e rendere i relativi documenti consultabili. A tal fine è stata istituita anche la “giornata della memoria”, con la quale si ricordano eventi e vittime del nazismo.

Non è mai abbastanza, ma i campi di sterminio fedelmente ricostruiti, con trascritti i nomi di tutte le vittime e di coloro che ebbero la responsabilità di quello scempio, sono un aiuto prezioso per far sì che questo non accada mai più, ma anche per risarcire i torti a danno della comunità ebraica, che ha perso nel giro di meno di vent’anni sei milioni tra uomini, donne, bambini e anziani.
Una vicenda di cui sappiamo tutto grazie alla pignoleria dei militari nazisti nel trascrivere, catalogare, fotografare, e che ci lascia una eredità pesante e un monito dello sprofondo nel quale può giungere l’umanità.

001-918Non così, purtroppo, della vicenda della schiavitù africana, dove abbiamo tenuto un profilo molto più basso, ancorché i numeri delle persone deportate sia almeno dieci volte superiore. Certo, abbiamo meno documenti, non solo perché la vicenda è teoricamente terminata un paio di secoli or sono, ma anche a causa dello scarso interesse e strumenti di archiviazione e catalogazione degli schiavisti.
Non solo, ma la vicenda della schiavitù del popolo africano, essendo tutta interna al continente stesso, probabilmente aveva in sé anche un conflitto di interessi che creava difficoltà di denuncia nel mentre si insisteva a rubare materie prime in quei territori. Ne deriva che il lavoro di ricostruzione dei fatti è stato in gran parte portato avanti da quella popolazione lesa. Un lavoro meticoloso e pieno di amore.
Gorée, l’ isola degli schiavi, oggi è stata ricostruita e ristrutturata. E oggi chi vi abita si impegna a far sì che si conservi in buone condizioni affinché possa essere visitabile. Ed è una gita doverosa e importante. Non vi è, infatti, senegalese che nella mia permanenza non mi abbia chiesto con orgoglio di andare a farci una visita, considerandola una delle attrazioni della nazione più importante e bella.
In effetti, la “casa rosa” dove erano segregati gli schiavi è, ironia dei fatti, un esempio di architettura colonica di grande pregio. Di colore cipria, raffinata, piacevole, con un magnifico ingresso con doppio scalone di stile settecentesco, richiama, per certi versi, lo stile palladiano. Un tempo, di sotto vi erano le stanze destinate alla reclusione, sopra uffici, e di fianco le abitazioni.

La Casa Rosa

La Casa Rosa

Oggi, al suo interno vi sono in mostra fotografie, ma anche le catene e i ceppi e i grani di vetro serviti per l’acquisto degli schiavi. Quello che non deve essere dimenticato è che questi uomini venivano comperati esattamente come veniva acquistato avorio, olio, ebano, pietre preziose, e pagati con perle di vetro. Prendere coscienza e accettare fino a quale punto di cinismo siamo arrivati noi europei è un dovere.
Dopo quanto accaduto, la cosa più commovente è il tentativo di superare quel periodo ignominioso che gli africani sentono ancora sulla loro pelle allo scopo di avviare una riappacificazione. Senza dimenticare la profondissima presenza di misticismo che trasuda tuttora dalla cultura di questo continente e che a noi risulta misteriosa e imperscrutabile, ci sono percorsi in cui si tentano dialoghi ecumenici: fra i simboli cristiani e quelli islamici, che si confrontano insieme ad opere grafiche e pittoriche a dimostrare che di fronte a questo fatto tragico tutta l’umanità africana si riconosce “sorella”.

renascimento-africano-senegal1Nel constatare quanto lavoro e stato fatto per “rimettere a posto la storia” da parte degli africani, il mio senso di vergogna aumenta al solo pensiero che oggi, dopo tutto quel che è accaduto, siano proprio i francesi ad alzare barriere a fronte dell’arrivo dei profughi africani provenienti da zone di guerra, carestie, flagelli ed epidemie.

«Voi italiani siete gli unici che salvate curate, sfamate e date da dormire alla nostra gente» mi dice mia cognata «se cambiasse il governo di Sinistra attuale e venisse la Destra sarebbe una tragedia, solo al pensiero che si appiattirebbe sulle posizioni del resto dell’Europa che alza muri e mette in atto respingimenti».
E noi in Italia, all’interno della Sinistra, ci facciamo la guerra senza renderci conto di quanto alta sia la posta.
No, non è tutto perdonato.

No, non è tutto perdonato se il perdono non segue un ripensamento profondo bilaterale e un cambiamento.

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