Good morning, Vietnam…

di Francesco Briganti — 

soldatiNella giungla del Mekong l’aspettativa di vita per un soldato americano era pari a dieci minuti. Naturalmente c’erano quelli veterani di più di una missione, c’erano quelli che entravano ed uscivano dalle battaglie, dalle imboscate, dalle incursioni, senza un graffio e senza traumi apparenti particolari, ma tra quelli poi ritornati a casa, non ce ne fu uno che avesse ancora la testa a posto o non avesse bisogno di un lunghissimo periodo di riadattamento alla vita civile.
Le guerre non si fanno. Ma quando, dannatamente, si decidesse di iniziarne una o vi si fosse tratti dentro per forza, è bene si sappia, è bene non ci si nasconda nulla, allora esiste un unico obiettivo: vincere! il prima possibile, con il minor danno possibile, con il maggior danno al nemico, risparmiando ciò che tornerà utile alla ricostruzione, ma fiaccando sino alla peggiore condizione ogni resistenza avversa.
Mi fanno ridere tutti quelli che cianciano di crudeltà americane, in questa o quella parte del mondo. Altrettanto mi irritano quelli che additano le barbarie israeliane a Gaza come una questione di razza o religione o di vendetta sulla storia. E così pure ridicoli sono coloro che ignorano, secondo bandiera, le brutture degli uni per stigmatizzare le vicende degli altri: in una guerra non ci sono vittime e non ci sono carnefici, né buoni e né cattivi; tutti hanno un solo ed unico scopo: sopravvivere per i successivi minuti e arrivare illesi alla fine della giornata.
E attenzione, per guerra, in senso lato e come comportamenti, si intenda tutto ciò che veda due o più contendenti l’uno contro gli altri.

guerra-libiaDetto questo consideriamo per un attimo l’apparente preoccupazione dell’alleato Al Sisi, egiziano ai confini della Libia, che esorta gli italiani a non impelagarsi in una vicenda disastrata e disastrosa: qualcuno riesce a credere che l’egiziano con l’inferno alle porte abbia come preoccupazione altruistica quella della nostra incolumità? qualcuno, sul serio, crede che il tipo non abbia già messo in atto provvedimenti in terra libica onde assicurarsi di non averne fastidi interni? qualcuno può anche solo immaginare che il dittatore sia così stupido da attendere gli eventi senza nessuna preoccupazione?
In questo particolare momento storico, Al Sisi ha poche priorità:
a) mantenere il proprio potere;
b) non permettere condizioni interne destabilizzanti;
c) assicurarsi una zona cuscinetto ai confini, tale che non crei eccessivi allarmi;
d) lanciare dei segnali al nemico, chiunque esso sia, meglio se conosciuto o addirittura contattato, affinché resti tranquillo oltre confine e non rompa i coglioni in casa.
Queste stesse priorità, pensateci, le ha il nostro governo. Lo stesso cinismo, la stessa determinazione, la stessa sagacia.
Per tutto ciò e nonostante le richieste di verità e le promesse ricevute in risposta, e quand’anche anche noi dovessimo ufficialmente sbarcare in Libia, l’Italia:
1) non conoscerà mai la vera causa della morte di Giulio Regeni;
2) non subirà attentati se non quando essi serviranno a qualcosa;
3) l’impegno guerrafondaio sarà mostrato come opera di pace e di polizia;
4) saremo tenuti all’oscuro di tutto ciò che non dovremo sapere.

Dunque Al Sisi, Renzi, Trump, Obama, Merkel, il nord coreano, la Destra tedesca, quella francese, quella italiana, la Sinistra, ovunque e comunque collocata, e tutti quei capi, capetti, ras e bulli di quartieri nazioni che sparano pose di indignazione, offerte di protezioni, difese della libertà e quant’altro si voglia aggiungere, tutti, non sono altro che strateghi da quattro soldi, certi di una sola cosa: la loro sopravvivenza. Costasse, anche e fino all’ultimo uomo, l’eccidio dell’umanità intera.

I fessi bevono tutto il resto e ne muoiono contenti e felici!

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