Di che vive l’uomo?

di Bertolt Brecht — 

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Voi che alla retta via ci esortate
e ad evitare il fango del peccato
prima di tutto fateci mangiare
e poi parlate pure a perdifiato.
Voi che alla vostra ciccia tenete e al nostro onore,
date ascolto, sappiatelo, è così:
solo saziato l’uomo può farsi migliore!
Pochi discorsi, il punto è tutto qui.
Della gran forma di pane, una fetta
anche ai reietti e ai poverelli spetta.
Ahimè, di cosa vive l’uomo? Solo assaltando
gli uomini, torturando, depredando, sbranando.
Nel mondo l’uomo è vivo solo ad un patto:
se può scordar che a guisa d’uomo è fatto.
Signori, fate a meno d’imposture:
l’uomo vive di infamie e di brutture!

Voi che dite alle donne quando possono
alzare le gonne e stralunare gli occhi,
prima di tutto fateci mangiare,
poi se volete, potrete parlare.
Voi che godete a spese del nostro disonore,
date ascolto, sappiatelo, è così:
solo saziato l’uomo può farsi migliore.
Pochi discorsi, il punto è tutto qui.
Della gran forma di pane, una fetta
anche ai reietti e ai poverelli spetta.
Ahimè, di cosa vive l’uomo? Solo assaltando
gli uomini, torturando, depredando, sbranando.
Nel mondo l’uomo è vivo solo ad un patto:
se si può scordar che a guisa d’uomo è fatto.
Signori fate a meno d’imposture:
l’uomo vive d’infamie e di brutture!

(da “L’opera da tre soldi” – 1928)

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